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Cronaca

C’è alta tensione dopo l’agguato, altri rinforzi e pattuglie in paese

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Carabinieri e polizia più presenti, a seguito del tentato omicidio di viale Europa. Le indagini privilegerebbero la pista che la fallita uccisione di Giuseppe Mancari, tornato da Siena a Biancavilla da alcuni mesi, sia maturata non per rancori del passato ma per fatti e movimenti più recenti.

 

di Vittorio Fiorenza

Se è vero che ad ogni azione (criminale) ne corrisponde una uguale e contraria, bisogna stare con gli occhi aperti. Il tentato omicidio di viale Europa potrebbe avere ripercussioni, in una Biancavilla criminale vivacissima, che cerca da anni, senza riuscirci, di trovare nuovi assetti ed equilibri condivisi.

È anche per questo che si registra in queste ore una maggiore presenza di carabinieri e polizia. Diverse le pattuglie che hanno effettuato posti di blocco nelle vie principali del pese e giri di controllo.

Già da alcuni mesi, le forze dell’ordine erano state più visibili nel centro etneo, riuscendo a sanzionare decine di violazioni relative al codice della strada. Un’ulteriore intensificazione dei controlli si sta avendo, a seguito dell’agguato mafioso del 2 novembre.

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Solo fortuna se Giuseppe Mancari, 67 anni, sia scampato alla serie di colpi di pistola che è stata esplosa contro di lui. A sparare un giovane inesperto, poi fuggito con un complice in sella ad uno scooter risultato rubato a Catania.

Le indagini dei carabinieri proseguono e sembrano privilegiare l’ipotesi che l’episodio criminale sia legato agli ultimi movimenti dell’uomo, tornato da Siena a Biancavilla da alcuni mesi. Non, dunque, una vendetta per fatti di un lontano passato, visto che Mancari sarebbe stato pure reggente del clan biancavillese a metà degli anni ’80. Ma un un’esecuzione (poi casualmente fallita) maturata e decisa nell’ultimo periodo. Investigatori ed inquirenti sono al lavoro per capire da parte di chi e per quali ragioni.

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Cronaca

Fuochi d’artificio e rombi di motori per l’ultimo saluto ad Antonio Andolfi

Funerali nella chiesa del “Santissimo Salvatore” per il giovane ucciso nelle campagne di Centuripe

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Fuochi d’artificio fuori dall’abitazione di Spartiviale, all’ingresso della chiesa del “Santissimo Salvatore” e al cimitero. Un corteo con moto e scooter lungo le strade del centro storico. Clacson e rombo di motori. Striscioni e palloncini. Applausi e lacrime.

Così è avvenuto l’ultimo saluto ad Antonio Andolfi, il giovane biancavillese di 20 anni ucciso con un colpo di pistola, durante un inseguimento, nelle campagne di Centuripe.

I funerali li ha celebrati il parroco don Salvatore Verzì. All’interno della chiesa di viale Europa, silenzio e raccoglimento, attorno alla bara bianca.

«Bisogna alzare lo sguardo a Cristo – ha detto padre Verzì – perché guardando Cristo l’uomo, chiunque esso sia, può ritrovare la vera immagine di sé e così non fare del suo cuore un luogo di barbarie». Il sacerdote si è rivolto in modo particolare ai giovani presenti: «La vita è sacra, altrimenti è davvero la barbarie. Solo Cristo ha il potere di liberarci della morte qualsiasi forma essa assuma».

Per ragioni di prevenzione di ordine pubblico, a seguire e monitorare lo svolgimento, come accade in casi del genere, c’erano carabinieri in divisa e in borghese.

Indagini ancora in corso

Sul fronte delle indagini, nonostante sia stato sottoposto a fermo il 46enne Salvatore Santangelo per gravi indizi di colpevolezza, il lavoro dei militari non è ancora concluso. Proseguono approfondimenti e acquisizioni di informazioni. Il fascicolo dell’inchiesta è ora sul tavolo della Procura di Enna, competente per territorio.

Il movente è stato indicato in una serie di dissidi tra il presunto omicida e la vittima per questioni legate a terreni e pascoli di ovini. Al vaglio degli inquirenti, episodi che si riferiscono agli ultimi due anni. L’ultima discussione è degenerata in lite. Ne è nato un inseguimento nelle strade di campagna. Santangelo, con la sua jeep, si è ritrovato affiancato al furgoncino in cui viaggiava Andolfi, e ha cominciato a sparare. Almeno tre colpi di pistola. Uno ha centrato il giovane al torace, come accertato pure dall’esame autoptico.

Il conducente del furgone – anche lui allevatore – ha proseguito la corsa fino all’ospedale di Biancavilla, ma il 20enne era già spirato durante il tragitto. Ai carabinieri della compagnia di Paternò e della stazione di Biancavilla è bastato poco per rintracciare Santangelo, che non era ancora rientrato a casa e che subito ha assunto un atteggiamento collaborativo.

Assistito dall’avv. Giuseppe Milazzo, si attende per lui una nuova convalida del fermo da parte del gip del Tribunale di Enna, dopo quello disposto in un primo momento a Catania. Resta chiuso in una cella del carcere catanese di piazza Lanza. Gli vengono contestati l’omicidio di Andolfi, il tentato omicidio del conducente del furgoncino e il porto illegale d’arma da fuoco.

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