Cronaca
“Chiuso per mafia” in pieno centro Chiarito il giallo di quelle scritte

Un accaduto che non poteva non essere osservato dai tanti che sono passati per via Vittorio Emanuele, vicino Villa delle Favare. E anche i carabinieri sono intervenuti per scoprire che… la mafia non c’entra.
di Vittorio Fiorenza
Non c’entra nulla la mafia. Non c’entra nulla il racket delle estorsioni. I carabinieri avrebbero voluto sperare che dietro a quelle scritte ci fosse un gesto di ribellione di un commerciante contro il pizzo. Niente di tutto questo: a Biancavilla, l’esempio di Libero Grassi non è mai diventato esercizio della cultura della legalità cittadina. Inutile illudersi.
Eppure, i messaggi scritti (seppure in un italiano abbastanza approssimativo) con vernice bianca su due saracinesche e sul marciapiedi di via Vittorio Emanuele, a due passi da Villa delle Favare, potevano fare pensare a retroscena inquietanti: «Chiuso per mafia» e «Mafia merda»
La cosa è stata notata da tanti passanti ed ovviamente non poteva non destare l’interessamento dei carabinieri. Ai militari della locale stazione è bastata fare una perquisizione ed ascoltare i diretti interessati per chiarire il “mistero”.
La scritta è stata prodotta dal proprietario dell’immobile, in segno di protesta e provocazione rivolte all’affittuario, che al piano terra gestisce un’attività commerciale.
Secondo quanto appreso dai militari, tra i due vi sarebbero dei dissidi ed il proprietario lamenta arretrati del canone d’affitto non ancora corrisposti.
Incomprensioni a parte, il proprietario dell’immobile è stato denunciato per danneggiamento, mentre l’affittuario, a seguito dei controlli dei carabinieri, dovrà pagare delle sanzioni per alcune irregolarità amministrative riscontrate nella sua attività.
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Cronaca
Allaccio abusivo, elettricità gratis in appartamento: denunciata una donna
Controllo dei carabinieri assieme ai tecnici di Enel Distribuzione: accertato furto aggravato di energia
I carabinieri della stazione di Biancavilla hanno affiancato i tecnici di Enel-Distribuzione in un controllo presso un’abitazione, nella quale risiede un 52enne sottoposto a misura di sicurezza. L’attività ispettiva è stata avviata per accertare eventuali manomissioni della rete elettrica.
Durante la verifica, in effetti, è stato rilevato un allaccio diretto e abusivo, collegato all’appartamento situato al primo piano dell’edificio. Il collegamento illecito consentiva di utilizzare elettricità senza alcun costo, configurando il reato di furto aggravato di energia.
Nel corso degli accertamenti, la convivente dell’uomo, residente nella stessa abitazione, si è assunta la responsabilità dell’allaccio abusivo. Per questo motivo è stata denunciata.
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Cronaca
Omicidio Andolfi, per il giudice fu legittima difesa: 6 anni a Santangelo
Sentenza con rito abbreviato per il delitto avvenuto nel luglio 2024 nelle campagne di Centuripe
Salvatore Santangelo, imputato per l’uccisione di Antonio Andolfi, è stato condannato a 6 anni di reclusione e al pagamento di una multa di 2mila euro e delle spese processuali. Assolto, invece, per il tentato omicidio di Placido Minissale perché «il fatto non sussiste». È la sentenza di primo grado, per il procedimento con rito abbreviato, a firma del Giudice dell’Udienza preliminare del Tribunale di Enna, Chiara Blandino. La Procura (con i sostituti Stefania Leonte e Massimiliano Muscio) aveva chiesto 16 anni di carcere.
Il verdetto, in sostanza, riqualifica il fatto da omicidio volontario a colposo, riconoscendo all’imputato di avere agito per legittima difesa ma con eccesso colposo. Santangelo è stato ritenuto colpevole, poi, per la detenzione e il porto illegale dell’arma con cui ha sparato. Tenendo conto della riduzione di un terzo della pena prevista dal rito abbreviato, si è quindi arrivati a 6 anni di carcere. Ai genitori e alla sorella della vittima riconosciuto il risarcimento dei danni, da quantificare e definire in sede civile.
Una sentenza destinata a fare discutere, soprattutto perché riscrive la ricostruzione dei fatti, avvenuti nel luglio 2024 lungo una strada di campagna di Centuripe. Come raccontato già da Biancavilla Oggi, Santangelo aveva esploso, in un inseguimento, almeno quattro colpi di pistola verso il furgoncino guidato da Placido Minissale con Antonio Andolfi sul lato passeggero. Quest’ultimo, raggiunto da una pallottola, era stato accompagnato da Minissale fino al pronto soccorso dell’ospedale di Biancavilla, dove però i medici avevano constatato del giovane. Immediato era avvenuto l’arresto di Santangelo da parte dei carabinieri della compagnia di Paternò.
La svolta con gli esami balistici
La difesa dell’imputato, con gli avv. Fabrizio Siracusano e Giuseppe Milazzo, ha sollecitato verifiche tecniche e balistiche, alcune delle quali svolte dal Ris di Messina. I segni di una pallottola conficcata nella jeep di Santangelo hanno ribaltato l’ottica degli eventi, al punto che per Santangelo si erano aperte le porte del “Pagliarelli” di Palermo per essere posto ai domiciliari. I suoi avvocati, quindi, hanno invocato l’esimente della legittima difesa, sostenendo che l’uomo ha sparato perché fatto bersaglio di colpi di arma da fuoco. Il contesto – come emerge dalle carte delle indagini – è quello di dissidi e liti tra vicini di terreno, a causa dello sconfinamento di pecore al pascolo.
Alla luce della sentenza del Gup Blandino (le cui motivazioni si attendono entro 90 giorni), la posizione e il ruolo di Minissale, che in questo procedimento figurava come parte lesa, potrebbero essere rivalutate. Il giudice ha disposto, infatti, la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica «per le determinazioni di competenza in ordine alle false dichiarazioni rese da Minissale in occasione delle indagini e ogni altro reato che si dovesse ravvisare in capo allo stesso».

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