Cronaca
“Chiuso per mafia” in pieno centro Chiarito il giallo di quelle scritte

Un accaduto che non poteva non essere osservato dai tanti che sono passati per via Vittorio Emanuele, vicino Villa delle Favare. E anche i carabinieri sono intervenuti per scoprire che… la mafia non c’entra.
di Vittorio Fiorenza
Non c’entra nulla la mafia. Non c’entra nulla il racket delle estorsioni. I carabinieri avrebbero voluto sperare che dietro a quelle scritte ci fosse un gesto di ribellione di un commerciante contro il pizzo. Niente di tutto questo: a Biancavilla, l’esempio di Libero Grassi non è mai diventato esercizio della cultura della legalità cittadina. Inutile illudersi.
Eppure, i messaggi scritti (seppure in un italiano abbastanza approssimativo) con vernice bianca su due saracinesche e sul marciapiedi di via Vittorio Emanuele, a due passi da Villa delle Favare, potevano fare pensare a retroscena inquietanti: «Chiuso per mafia» e «Mafia merda»
La cosa è stata notata da tanti passanti ed ovviamente non poteva non destare l’interessamento dei carabinieri. Ai militari della locale stazione è bastata fare una perquisizione ed ascoltare i diretti interessati per chiarire il “mistero”.
La scritta è stata prodotta dal proprietario dell’immobile, in segno di protesta e provocazione rivolte all’affittuario, che al piano terra gestisce un’attività commerciale.
Secondo quanto appreso dai militari, tra i due vi sarebbero dei dissidi ed il proprietario lamenta arretrati del canone d’affitto non ancora corrisposti.
Incomprensioni a parte, il proprietario dell’immobile è stato denunciato per danneggiamento, mentre l’affittuario, a seguito dei controlli dei carabinieri, dovrà pagare delle sanzioni per alcune irregolarità amministrative riscontrate nella sua attività.
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Cronaca
Un 33enne privo di sensi in casa, salvo grazie alla prontezza dei carabinieri
L’uomo era svenuto con difficoltà respiratorie: i militari lo soccorrono in attesa dell’ambulanza
Una richiesta di aiuto, l’intervento immediato dei Carabinieri e quei pochi minuti rivelatisi decisivi per salvare la vita di un uomo. È quanto accaduto a Biancavilla, dove i militari della stazione di Adrano sono intervenuti in un’abitazione dopo la segnalazione di una donna che aveva trovato il marito privo di sensi.
La centrale operativa, allertata dalla chiamata al 112 della signora, ha indirizzato verso l’abitazione la pattuglia più vicina. I carabinieri sono arrivati sul posto in una manciata di minuti, trovandosi di fronte a una situazione di estrema urgenza: l’uomo era privo di sensi e presentava evidenti difficoltà respiratorie.
I militari hanno messo in atto le prime manovre di soccorso. Dopo aver liberato l’uomo da ciò che ne ostacolava la respirazione, con particolare cautela per evitare ulteriori lesioni, i carabinieri lo hanno adagiato sul pavimento e verificato le sue condizioni, controllandone polso e respiro e accertandosi che le vie aeree fossero libere.
Constatato che l’uomo respirava ancora, seppure in maniera superficiale e frequente, i militari hanno continuato a prestargli assistenza, mantenendolo sotto costante controllo e adottando la posizione laterale di sicurezza. Attraverso continui stimoli hanno cercato di mantenerlo vigile, monitorandone le condizioni fino all’arrivo degli operatori sanitari.
Nel frattempo, infatti, la centrale operativa ha coordinato l’intervento del 118 e un’ambulanza medicalizzata ha provveduto al trasporto del 33enne all’ospedale di Biancavilla per gli accertamenti e le cure del caso.
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Cronaca
Il questore: «È ritrovo di pregiudicati», altro bar sospeso per una settimana
I paradossi della normativa: il gestore non ha responsabilità, ma le conseguenze ricadono su di lui
È stata sospesa per sette giorni dalla Polizia di Stato l’attività di un bar di Biancavilla, diventato ritrovo abituale di pregiudicati. Ne dà comunicazione la Questura di Catania, titolare del provvedimento previsto dall’art. 100 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza. L’atto è già stato notificato al titolare dai poliziotti del Commissariato di Adrano.
Il gestore del bar non ha alcuna responsabilità e nei suoi confronti, infatti, non sono state applicate sanzioni. Eppure, l’atto del questore – stando alla normativa – prevede la sospensione dell’attività. Un dettaglio che suscista spesso incomprensione e dissenso per una misura di ordine pubblico – risalente ad un regio decreto del 1931 – percepita come inutile e anacronistica.
Nel corso degli accertamenti eseguiti in un significativo arco temporale, da febbraio e fino a pochi giorni fa, gli agenti hanno verificato come il bar di Biancavilla fosse divenuto luogo di incontro abituale di pregiudicati. Persone con precedenti per associazione per delinquere di tipo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, furto, detenzione di armi clandestine. Altri soggetti vantavano precedenti per ricettazione, minaccia, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, inosservanza di provvedimenti dell’Autorità. Altri ancora maltrattamenti di animali, violazione degli obblighi relativi alla sorveglianza speciale, detenzione illegale di armi da guerra, esplosivi e munizioni.
In un’occasione è stata rilevata la presenza di soggetti già sottoposti alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per reati di mafia, all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e all’avviso orale del Questore.
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