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Detto tra blog

Movida, fenomeno vitale che diventa giungla per disinteresse del Comune

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Con l’inizio dell’estate, Biancavilla si riscopre centro di attrazione per i giovani del comprensorio, richiamati dalla nostra movida. Fortunatamente i ragazzi non sono più costretti a recarsi lontano dalle proprie residenze e a percorrere con i dovuti rischi della strada decine di chilometri per trovare un po’ di svago.

Tutto ciò pare non interessare alla nostra amministrazione. Molte amministrazioni ci invidierebbero questo fenomeno sociale e sicuramente ci avrebbero costruito una economia locale.

A Biancavilla la movida è diventata una palude senza regole e, quindi, i dipendenti delle varie attività commerciali, per potere servire ai tavoli, devono dribblare i veicoli in transito, si vedono ragazzi che mentre mangiano un panino devono respirare i fumi dei mezzi o passeggiare in fila indiana.

Grazie ai nostri imprenditori del settore siamo diventati uno dei pochi centri della movida catanese. Grazie alle loro iniziative (tributi a band, cervellone ecc.) Biancavilla in estate è viva.

Spiace constatare al contempo la non attenzione da parte degli amministratori, che se avessero anche un po’ di amore per la propria città agevolerebbero tali attività (senza danneggiare troppo i residenti), magari con delle iniziative nelle zone dei pub.

La scusa già pronta che al Comune mancano i soldi per poter fare quello che già i pub fanno a spese proprie nel loro piccolo è ridicola.

Basterebbe davvero poco: isole pedonali (con controlli che mirano alla tutela della sicurezza), postazioni stabili di vigili urbani anziché farli girare a vuoto (non capisco l’utilità di quattro agenti che girano in macchina), orari equi da rispettare (entro cui è possibile mettere musica), controlli mirati alla tutela del quieto vivere dei residenti troppe volte vittime degli incivili di turno che scambiano le traverse di via Umberto o di piazza collegiata per bagni all’aperto. Detto ciò, continuando così rischiamo davvero di non dover parlare più di movida ma di giungla.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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I lamentosi del lamento perpetuo: antropologia dei biancavillesi al bar

In questi ultimi giorni, nelle discussioni intuili paesane ha fatto irruzione un tema “esasperante”

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Seduto in un bar della ridente cittadina di Biancavilla, sorseggiando un caffè senza zucchero, mi è capitato di sentire involontariamente (non così tanto) i discorsi dei tavoli vicini. Discorsi sempre più incentrati su lamentele legate al nulla.

Una volta, le lamentele riguardavano i capo chiurma, i massara o il politico di turno. Oggi questi discorsi si sono tramutati in esternazioni cariche di nulla, che si traducono in niente! Quindi, ecco una sfilza di lamentele legate a: condizioni climatiche (troppo caldo, troppo freddo, troppo sole, troppo nuvoloso) o costi legati alle spese paesane (posteggi che si pagano, spazzatura cara, Imu, multe…).

Insomma, il biancavillese medio è fatto così! Si lamenta del lamento quasi standard e ripetuto. Ma ecco che improvvisamente, negli ultimi giorni, hanno fatto irruzione loro. Coloro su cui si stanno concentrando tantissimi nostri cittadini. Coloro che stanno distogliendo gli abitanti di Biancavilla dal pranzo o dal fare sogni tranquilli. Sì, sono loro: le mosche.

Le mosche sono veramente fastidiose. Il loro ronzare suscita esasperazione. Sono ngutti. Ma il biancavillese medio non capisce che se vuole affrontarle deve prendere l’ammazza mosche o cacciarle con destrezza. Il più delle volte, invece, risulta essere più facile sempre e solo lamentarsi. Perché il lamento è parte essenziale dell’antropologia biancavillese. Per qualsiasi cosa, anche inutile. Come lo è questo articolo. Lamentatevi pure.

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