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Cronaca

Prima l’incidente, poi la lite: viabilità in tilt in via Colombo

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L’arrivo dei vigili urbani, all’angolo con via San Vincenzo

di Vittorio Fiorenza

Prima l’incidente tra due auto, poi la lite tra le persone coinvolte, quindi il caos della viabilità lungo via Cristoforo Colombo. Una mattinata movimentata, a Biancavilla, all’angolo con via San Vincenzo, a pochi passi dalla scuola media “Luigi Sturzo”. Proprio in questo punto, si è verificato lo scontro frontale-laterale tra una Fiat Multipla e una Fiat Punto. Non ci sono stati, fortunatamente, feriti o conseguenze di rilievo. Da chiarire ancora, però, secondo quanto riferiscono gli agenti del comando della polizia municipale di Biancavilla, l’esatta dinamica.

Certo è che, come hanno visto e riferito diversi testimoni, tra le persone coinvolte nell’incidente si sarebbe innescata una discussione, che in qualche minuto si è fatta accesa, fino al punto che ne è nata una lite. Un parapiglia, mentre le auto incidentate erano ferme in carreggiata, mandando in tilt la viabilità.

Su un lungo tratto di via Cristoforo Colombo, nel giro di pochi minuti, si sono infatti formate lunghe code. Rallentamenti che si sono ripercossi su tutta l’importante e vulnerabile arteria stradale, in gran parte inadeguata, con i suoi restringimenti, le sue strozzature e soste selvagge, a sopportare la mole di traffico veicolare che ogni giorno la attraversa. I vigili urbani, oltre ad effettuare i rilievi per chiarire la dinamica, sono intervenuti per deviare il traffico sulle vie secondarie.

A pochi passi dal punto in cui si è verificato l’impatto di stamattina, negli anni passati si sono registrati due incidenti mortali: a perdere la vita sono stati un anziano, mentre attraversava a piedi la strada, e un ragazzo, che ha perso il controllo della sua moto.

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Cronaca

Luca Arena, sei anno dopo: «Felice delle mie scelte, sono un’anima libera»

Sul mensile S il racconto della nuova vita del giovane che si ribellò al pizzo e ai “barellieri della morte”

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«Sono felice di quella scelta non tanto per gli anni di carcere che i processi scaturiti dalle mie dichiarazioni hanno determinato. Ma soprattutto per essermi liberato da persone che mi venivano dietro per chiedermi di giungere ad accordi che io non volevo prendere».

Il suo nome è legato al blitz antiracket “Onda d’urto”, quello che il capitano dei carabinieri, Angelo Accardo, definì «uno spartiacque investigativo». Un’operazione che portò a 12 arresti, svelò tre gruppi criminali eredi del vecchio clan Toscano-Mazzaglia-Tomasello e determinò condanne – in primo grado – a 60 anni di carcere.

Il suo volto – prima travisato, poi svelato – è quello apparso davanti alle telecamere Mediset de Le Iene e che ha scoperchiato l’orrore della “Ambulanza della morte” con i malati terminali uccisi con un’iniezione d’aria in vena. Un caso con due verdetti: Davide Garofalo condannato all’ergastolo in primo e secondo grado e Agatino Scalisi condannato a 30 anni con rito abbreviato.

È Luca Arena l’artefice di quello svelamento di segreti criminali, quando aveva appena 25 anni. Biancavilla Oggi lo aveva intervistato in alcune occasioni: “No al pizzo grazie al rap antimafia” (dicembre 2016), “Biancavilla non del tutto ripulita” (marzo 2017), “No alla mafia, vivere con dignità” (marzo 2019).

Luca, sei anni dopo le sue denunce. Si racconta a cuore aperto a Vittorio Fiorenza per S, il mensile siciliano d’inchiesta diretto da Roberto Benigno e disponibile anche nelle edicole di Biancavilla.

«Cosa rimane di tutta questa storia? Mi sento come se avessi purificato la mia anima. Se riguardo indietro quel ragazzo che ero, noto la sua tenerezza per avere avuto la capacità di cambiare radicalmente direzione ed essersi salvato».

Quattro pagine di racconto intimo, in cui l’ex titolare dell’agenzia funebre gestita con il padre Orazio e il fratello Giuseppe, parla della sua nuova vita. Uscito dal programma di protezione per i testimoni di giustizia, lavora lontano dalla Sicilia per un ente pubblico.

«Io oggi vivo anche di arte, mi occupo di pittura, un’altra passione che ho sempre avuto. Senza la mia denuncia – sottolinea Luca a S – sarei rimasto in quella condizione sospesa, mi sarei privato del bello che c’è nel mondo e che invece ho scoperto, grazie ai tanti viaggi che ho fatto. Le mie opere le firmo come Luca10, stesso numero che era stampato sulla mia maglia di calciatore».

Non sono mancati i momenti di forte sconforto. Ma non ha alcun rimpianto, Luca. E nemmeno timori e paure.

«Il mafioso che, eventualmente, un domani, volesse spararmi, togliendosi lo sfizio della vendetta per essere andato in carcere a causa delle mie denunce, lo faccia pure. Io ho già vinto. Ho vinto perché sono un’anima libera. Libera di pensare e agire, cosa che prima non potevo fare».

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