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Cronaca

Paura per il cedimento di pignatte all’ospedale “Maria Ss. Addolorata”

 

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Il crollo si è verificato di pomeriggio nella strada di servizio interna che porta al pronto soccorso. Nessun passante è rimasto ferito. L’Asp: «Area messa in sicurezza».

 

di Vittorio Fiorenza

Crollo di intonaco e pignatte nella parte esterna dell’ospedale “Maria Santissima Addolorata” di Biancavilla, sulla strada di servizio che costeggia l’edificio e che porta al pronto soccorso. Il cedimento si è verificato, nel tardo pomeriggio, in un sottopassaggio, in coincidenza della porta dell’ingresso secondario del plesso.

crollo-soffitto-ingresso-ospedaleÈ stato soltanto un caso se la quantità di materiale venuta giù non abbia provocato feriti o danni a veicoli in transito. Proprio in quel punto c’è sempre un viavai di persone e di mezzi, a cominciare dalle ambulanze, che devono raggiungere il pronto soccorso, distante qualche decina di metri. Una delle ambulanze è passata pochi secondi prima: nel momento in cui c’è stato il crollo, infatti, il personale del 118 stava ancora uscendo dal mezzo il paziente in barella.

Il collasso di una porzione di intonaco e di una parte delle pignatte è tipico della presenza continuata di umidità che, in mancanza di periodiche verifiche e manutenzione, provoca il distacco di pezzi pesanti.

In una nota dell’Asp di Catania si fa presente che «si è trattato del crollo di un po’ di intonaco e pignatte: tipici ammaloramenti dei solai». Allo stesso tempo l’azienda sottolinea che «si è provveduto a mettere in sicurezza l’area ed entro domani sarà ripristinato il transito veicolare e pedonale. Sono state avviate, inoltre, le procedure per la realizzazione dei lavori di ripristino».

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Cronaca

“Ultimo atto”, chiesto il rinvio a giudizio per il clan di Pippo Mancari “u pipi”

Udienza preliminare: l’amministrazione Bonanno è parte civile, assenti le vittime delle estorsioni

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Udienza davanti al Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catania, Luca Lorenzetti, per trattare la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura nei confronti di 18 soggetti coinvolti nell’inchiesta “Ultimo atto”.

Le indagini, nel settembre 2023, aveva portato ad un blitz dei carabinieri per reati di associazione mafiosa, traffico di droga ed estorsioni. Al vertice dell’operazione criminale, Pippo Mancari u pipi, nome della vecchia guardia mafiosa di Biancavilla, che aveva ristrutturato il clan con giovani leve. Nello stesso ambito di inchiesta, anche il sequestro (finalizzato alla confisca) di beni ed attività imprenditoriali per un valore di 3 milioni di euro. In particolare, il clan gestiva il monopolio del trasporto merci su gomma (attraverso la cosiddetta “agenzia”) per le aziende di produzione agrumicola.

Oltre a Pippo Mancari, le richieste di processo riguardano: Salvatore Manuel Amato, Fabrizio Distefano, Placido Galvagno, Giovanni Gioco, Piero Licciardello, Nunzio Margaglio, Carmelo Militello, Nicola Gabriele Minissale, Alfio Muscia, Ferdinando Palermo, Mario Venia e Carmelo Vercoco (tutti erano stati sottoposti a misura cautelare in carcere). Assieme a loro pure Alfredo Cavallaro, Cristian Lo Cicero, Maurizio Mancari, Francesco Restivo e Marco Toscano (indagati a piede libero).

Gli avvocati di diversi imputati hanno chiesto il rito abbreviato. Il giudice deciderà nella prossima udienza, fissata per il 15 luglio.

L’assenza delle vittime di estorsioni

Nell’udienza preliminare si sono costituite le parti. Da rilevare, purtroppo, che tra le dieci persone indicate come parti offese (in quanto sottoposte al pagamento del “pizzo”), nessuna si è presentata per chiedere di costituirsi parte civile. Un segnale grave, che a Biancavilla ancora una volta fa riportare le lancette del tempo della legalità indietro agli anni dell’omertà e della paura. Di contro, invece, sono state ammesse come parti civili il Comune di Biancavilla e un’associazione antiracket.

In particolare, l’amministrazione del sindaco Antonio Bonanno, rappresentata dall’avv. Sergio Emanuele Di Mariano, aveva avanzato la richiesta «sia iure proprio, per ottenere il risarcimento del danno all’immagine della città e allo sviluppo turistico ed economico, sia quale ente preposto alla rappresentanza dei propri cittadini, per il pregiudizio arrecato dal reato all’ordine pubblico e al senso di insicurezza e pace sociale percepito nel territorio». L’ammissione del Comune ha riguardato tutti i reati, da quello di mafia al traffico di droga e all’estorsione.

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