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Cronaca

Il centro Calipso: «Violenza sulle donne, qui è un fenomeno diffuso»

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Prima il rinvio a giudizio per maltrattamenti e stalking nei confronti dell’ex convivente a carico di un biancavillese di 35 anni. Poi, l’arresto di un altro 35enne di Biancavilla per atti persecutori nei confronti dell’ex fidanzata. Due notizie in pochi giorni, segno che il fenomeno della violenza sulle done è molto diffuso, più di quanto si possa pensare.

Lo sa bene l’avv. Pilar Castiglia, presidente del centro antiviolenza “Calipso”, che su questo fronte si trova in prima linea.

«Riceviamo -spiega l’avv. Castiglia a Biancavilla Oggi– continue richieste di aiuto da parte di donne biancavillesi e dei paesi limitrofi. È triste che nella maggior parte dei casi queste povere donne sono vittime della violenza degli uomini che hanno amato e con i quali hanno avuto anche dei figli».

Una violenza che in genere è vissuta silenziosamente per anni. «Purtroppo -sottolinea ancora il presidente dei Calipso- spesso le mura domestiche anziché rappresentare protezione per le donne e i loro bambini rappresentano un incubo nel quale si consumano delitti atroci. Calipso è nato per aiutare le donne che vivono questo inferno. Con un lavoro sinergico tra noi dei centri antiviolenza e le istituzioni ce la si può fare a combattere questo fenomeno».

Le donne che subiscono maltrattamenti e hanno bisogno di assistenza ed aiuto si possono rivolgere al centro Calipso, contattando il numero di cellulare: 393-5680986.

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Cronaca

Liti di vicinato all’ombra dell’Etna: querelle nel cuore delle Vigne

Denunce tra la struttura di accoglienza “Casa di Maria” e i proprietari dei terreni circostanti

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È una lite di vicinato che dura ormai da anni a colpi di denunce e carte bollate. Un pessimo rapporto tra confinanti, nel cuore delle Vigne di Biancavilla, ai piedi dell’Etna. Da una parte Casa di Maria, la struttura che accoglie bambini e donne in difficoltà e che, sotto la guida dei coniugi Sergio Pennisi e Carmela Comes, svolge un’importante attività sociale. Dall’altra, la famiglia Borzì, che è proprietaria dei terreni circostanti.

C’è adesso un verdetto del Tribunale di Catania. La prima sezione penale, a firma del giudice Cristina Giovanna Cilla, ha emesso sentenza di assoluzione nei confronti di Giuseppe Borzì e del figlio Placido, assistiti dall’avv. Vincenzo Nicolosi.

Erano accusati di diffamazione (ma «il fatto non sussiste») e ingiuria (ma «il fatto non è più previsto dalla legge», essendo stato depenalizzato). Una terza accusa, relativa alla detenzione di munizioni, è andata in prescrizione. La sentenza dispone pure «la confisca delle munizioni in sequestro e la loro trasmissione alla competente Direzione di artiglieria».

È soltanto uno dei capitoli di un’articolata querelle tra le due parti, che ha strascichi anche in sede civile. Resta pendente ancora, a carico dei Borzì, una denuncia per lesioni personali, il cui procedimento entrerà nel vivo l’anno prossimo.

Altre querele sono state prodotte negli anni. Lungo l’elenco delle accuse nei confronti dei Borzì: violenza privata, stalking, estorsione, violazione di domicilio, danneggiamenti, incendio e persino atti osceni in luogo pubblico. Ipotesi di reato per le quali non si è avuto seguito o, come nel caso della violenza privata, è stata disposta l’archiviazione.

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