Cronaca
Criminali sfrontati, tentato furto in una tabaccheria del centro storico

I segni lasciati sulla vetrata della tabaccheria
di Vittorio Fiorenza
Vetrata danneggiata, nel tentativo di entrare e mettere a segno un furto. Sembra questo lo scenario che i titolari della rivendita di tabacchi ed edicola di via Vittorio Emanuele, all’angolo con via Francesco Crispi, a Biancavilla, si sono trovati davanti. Rilievi ed indagini in corso da parte dei carabinieri.
Il tabacchino è lo stesso in cui alcune settimane fa si era barricato uno psicolabile, dopo avere preso a schiaffi e pugni i passanti nella vicina piazza Roma, in pieno centro storico.
Nessun danno di rilievo, quindi, se non quello della vetrata dell’ingresso, distrutta con l’ormai classico metodo della “spaccata”. Certo è che episodi criminali di questo tipo sembrano in aumento nell’ultimo periodo a Biancavilla, con una percezione di allarme criminalità.
E i sistemi di videosorveglianza con l’installazione di telecamere a circuito chiuso all’interno e all’esterno degli esercizi commerciali, di cui peraltro questo tratto di via Vittorio Emanuele vanta una particolare concentrazione, non sembrano funzionare da deterrente. Come se i criminali agissero volutamente quasi con ostentata sfrontatezza.
Quest’ultimo fatto si somma, per esempio, ai diversi furti che si sono registrati in questi ultimi giorni in paese. Tra questi, quello ai danni della rivendita di materiali per l’edilizia di via Cristoforo Colombo e quello che si è registrato in un’abitazione di via Marco Botzaris, letteralmente messa a soqquadro, dal garage ai piani alti, in maniera del tutto indisturbata, dai “topi d’appartamento”.
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Cronaca
Sotto indagine 4 rumeni: sfruttavano marocchini per un lavoro da fame
In campagna 70 ore a settimana, 1 euro ogni cassetta d’arance, alloggio senza luce né acqua
Sono quattro uomini di origine rumena, ma residenti a Biancavilla, gli indagati della Procura di Enna per avere reclutato, organizzato ed impiegato presso terzi in condizioni di sfruttamento, lavoratori stranieri irregolari, approfittando del loro stato di bisogno. Una nuova storia di caporalato. I carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Catania, supportati dalla Compagnia di Paternò, hanno eseguito un’ordinanza di applicazione della misura cautelare personale nei confronti di quattro rumeni, emessa dal Gip di Enna.
Secondo l’inchiesta, i lavoratori irregolari (tra gennaio e maggio 2024) sarebbero stati impiegati nella raccolta delle arance, in terreni agricoli di Enna e Regalbuto, pagati a cottimo con 1 euro a cassetta. Una retribuzione palesemente difforme e sproporzionata rispetto ai minimi contrattuali. Un impegno di circa 70 ore settimanali, senza giornate di riposo, in condizioni alloggiative degradanti, in violazione della normativa antinfortunistica. Tutti costretti a lavorare e ad accettare le condizioni imposte dietro violenza e minacce.
L’indagine è scaturita dalla denuncia di quattro cittadini marocchini dipendenti da uno pseudo imprenditore rumeno, sostenuti dall’associazione Penelope, sulle cui dichiarazioni hanno avuto origine gli accertamenti a riscontro da parte dei militari del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Catania.
In particolare, uno dei soggetti indagati, ora ai domiciliari con braccialetto elettronico, ricopriva il ruolo di datore di lavoro “di fatto”. Gli altri tre (destinatari dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria) eseguivano gli ordini e svolgevano funzioni di controllo sul campo, vigilando sull’attività dei lavoratori, imponendo ritmi e carichi sproporzionati con “modalità intimidatorie”. Erano loro a gestire anche l’alloggio fatiscente (privo di luce e acqua) imposto ai lavoratori, trattenendone le somme relative all’affitto dal salario e minacciando gli stessi di allontanarli se non avessero accettato tali condizioni, contribuendo così a mantenere le condizioni di sfruttamento e dipendenza economica e abitativa.
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Cronaca
Dimentica l’auto accesa, anziana morta in casa a causa dei gas di scarico
Tragedia in un’abitazione di via Inessa, a dare l’allarme sono state alcune vicine: inutile l’intervento del 118
Era entrata in garage con la propria auto, ma aveva dimenticato il motore acceso. Una distrazione che è risultata fatale per una donna di 87 anni di Biancavilla, trovata morta in casa, in via Inessa, dove viveva da sola. La morte sarebbe stata a causata dall’inalazione dei gas di scarico dell’auto che si sarebbero propagati fino ai piani superiori dell’abitazione, dove si trovava la donna.
A dare l’allarme sono state alcune vicine. Sul posto, sono intervenuti un’ambulanza del 118 e i vigili del fuoco del distaccamento di Adrano. Una volta avuto accesso nell’edificio, gli operatori sanitari hanno soltanto constatato il decesso dell’anziana.
Inevitabile l’intervento dei carabinieri, che hanno avviato i necessari accertamenti. La ricostruzione dei fatti, al momento, suggerisce l’ipotesi della disgrazia: il motore dell’auto dimenticato acceso, le esalazioni dei fumi dalla marmitta, la diffusione dei gas in tutta la casa e l’intossicazione mortale per la donna. La salma è a disposizione ora dell’autorità giudiziaria, in attesa di eventuali ed ulteriori accertamenti medico-legali.
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