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Il caso dello psicolabile violento: i vigili urbani siano più reattivi

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Blog Alessio Leotta

Inesperienza? Scarsa attività fisica? Poca reattività? Non so quale sia stato il motivo, ma i vigili urbani di Biancavilla sembra che abbiano dimostrato tutto questo.

Tutti abbiamo letto di quell’episodio di cronaca sullo psicolabile che ha aggredito i passanti e poi si è barricato nell’edicola-tabaccheria di via Vittorio Emanuele.

Ebbene, prima dell’accaduto, i vigili urbani sono stati informati da alcuni cittadini circa lo stato di agitazione e di malessere in cui si trovava il soggetto in questione. La “sottovalutazione” di questa informazione, tuttavia, ha determinato che quattro malcapitati hanno subito l’escalation violenza della persona “fuori di senno”.

Non bisogna mai abbassare la guardia in queste situazioni. Il trattamento sanitario obbligatorio è disposto da psichiatri con provvedimento del sindaco, nella sua qualità di autorità sanitaria, del Comune di residenza o del Comune dove la persona si trova momentaneamente. Il compito dei vigili è quello di coadiuvare il personale medico qualora si rendesse necessario l’uso della forza o la capacità di convinzione verbale per terminare il trattamento.

Ma se si considerano sciocchezze o si prendono sotto braccio le segnalazioni dei cittadini, si possono anche creare dei forti disagi!

Vi è stata un’altra occasione in cui, avvisati ad intervenire verso chi aveva dei deficit psichici, i vigili urbani con aria di indifferenza e fermi nel punto in cui si trovavano, rispondevano:  “Non vi preoccupate, stiamo cercando il soggetto”. Riscuotendo ilarità e sconforto verso chi dovrebbe essere tutelato da loro.

Insomma, fino a quando ci saranno pugni e vetri rotti, tutto “sotto controllo”.  Ma se ci scappa altro?

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Detto tra blog

Premio Scanderbeg (e alla memoria), buona idea riconoscere i meriti però…

Note a margine dell’evento promosso dalla Presidenza del Consiglio Comunale a Villa delle Favare

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Ho letto con piacere dell’esistenza del premio Scanderbeg, istituito dal Comune di Biancavilla e, nello specifico, dalla Presidenza del Consiglio Comunale. L’idea che le nostre istituzioni vogliano dare merito e riconoscimento a personalità che si siano distinte in ambiti professionali o di impegno civico, culturale, sociale o volontaristico mi sembra valida e da sostenere.

Ci sono, tuttavia, due osservazioni che spontaneamente nascono dalla lettura delle cronache dell’evento di premiazione, avvenuto a Villa delle Favare.

Scegliere di stilare un ampio ventaglio di premiati rischia, nel giro di qualche anno, di esaurire il numero di meritevoli a cui conferire il riconoscimento. O quantomeno si rischia di individuare personalità via via “minori” rispetto a quelli già chiamati sul palco. In altre parole: meglio scegliere, per ogni edizione, pochi ma farlo con criterio, evitando motivazioni troppo generiche.

Altro aspetto che è saltato alla mia attenzione è la categoria del “premio alla memoria”. Non è inusuale che certi riconoscimenti vengano dati post mortem. Di solito accade per scomparse premature o improvvise.

Nel caso della manifestazione del Comune di Biancavilla sembra, invece, che si tratti di una categoria fissa, da riproporre ogni anno. L’idea, in questo caso, non fa altro che certificare la disattenzione che in passato l’istituzione comunale ha avuto nei confronti dei biancavillesi meritevoli.

I premi si danno in vita, non dopo la morte! Sembra si voglia colmare l’indifferenza che sindaci e consiglieri hanno mostrato nel passato. Cosa vera, ma ormai è troppo tardi. Vogliamo dare un premio, dunque, alla memoria per Antonio Bruno e farci perdonare le malignità riservate prima e dopo la sua morte o l’oblio che ne è seguito per decenni? Guardiamo avanti.

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