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Il caso dello psicolabile violento: i vigili urbani siano più reattivi

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Blog Alessio Leotta

Inesperienza? Scarsa attività fisica? Poca reattività? Non so quale sia stato il motivo, ma i vigili urbani di Biancavilla sembra che abbiano dimostrato tutto questo.

Tutti abbiamo letto di quell’episodio di cronaca sullo psicolabile che ha aggredito i passanti e poi si è barricato nell’edicola-tabaccheria di via Vittorio Emanuele.

Ebbene, prima dell’accaduto, i vigili urbani sono stati informati da alcuni cittadini circa lo stato di agitazione e di malessere in cui si trovava il soggetto in questione. La “sottovalutazione” di questa informazione, tuttavia, ha determinato che quattro malcapitati hanno subito l’escalation violenza della persona “fuori di senno”.

Non bisogna mai abbassare la guardia in queste situazioni. Il trattamento sanitario obbligatorio è disposto da psichiatri con provvedimento del sindaco, nella sua qualità di autorità sanitaria, del Comune di residenza o del Comune dove la persona si trova momentaneamente. Il compito dei vigili è quello di coadiuvare il personale medico qualora si rendesse necessario l’uso della forza o la capacità di convinzione verbale per terminare il trattamento.

Ma se si considerano sciocchezze o si prendono sotto braccio le segnalazioni dei cittadini, si possono anche creare dei forti disagi!

Vi è stata un’altra occasione in cui, avvisati ad intervenire verso chi aveva dei deficit psichici, i vigili urbani con aria di indifferenza e fermi nel punto in cui si trovavano, rispondevano:  “Non vi preoccupate, stiamo cercando il soggetto”. Riscuotendo ilarità e sconforto verso chi dovrebbe essere tutelato da loro.

Insomma, fino a quando ci saranno pugni e vetri rotti, tutto “sotto controllo”.  Ma se ci scappa altro?

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Chiesa

Il prete che alzò la voce contro i mafiosi e lasciò il “palcoscenico” della basilica

Padre Nino Tomasello diceva che il cristiano deve saper tenere in una mano il Vangelo e nell’altra il giornale

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di ENRICO INDELICATO

Il Covid ha portato via padre Nino Tomasello e adesso mi piace pensare che Dio, o chi per lui, avrà certamente saputo accoglierlo in modo degno e con i meritati onori in quella patria celeste a cui tutti noi in fondo aneliamo, sperando, a volte contro ogni speranza, che esista veramente, da qualche parte lassù.

È stato un prete perbene, umile, discreto, gentile, con un sorriso timido e un sentire solido. Un pastore di quelli che, come dice Papa Francesco, non hanno mai paura dell’odore delle proprie pecore, che non disprezzano di sporcarsi le mani, che sanno scendere dagli altari. Non è una prerogativa che appartiene indistintamente e quasi per ruolo a tutti i pastori della Chiesa, anzi. Ecco, lui questo dono ce l’aveva.

Forse proprio per questo, tanti anni fa, aveva deciso, inopinatamente e spiazzando tutti, di lasciare il ruolo di prevosto della Chiesa Madre di Biancavilla, e non certo per fare un passo in avanti nel percorso degli onori e della gloria, ma per tornare a fare il parroco qualsiasi in una chiesa qualsiasi, lontano perfino dalla sua città.

Quel palcoscenico per prime donne, fatto come tutti i palcoscenici anche di apparenza e vanità, non faceva per lui. Un uomo mite e semplice come lui si trovava di gran lunga a suo agio dietro le quinte.

Eppure, mi ricordo, sapeva anche alzare la voce con autorevolezza, quando voleva e quando soprattutto era opportuno e doveroso farlo. Come quando, per esempio, tuonò contro la mafia durante un’affollata omelia estiva, proprio qualche giorno dopo un grave ed increscioso fatto di cronaca avvenuto in una Biancavilla come sempre attonita e superficiale. Quella volta invitò i biancavillesi presenti e sonnecchianti in Basilica a ribellarsi e a non accettare che una sparuta minoranza di delinquenti tenesse sotto scacco con il terrore e la sopraffazione un’intera città.  

Non mi è mai più capitato di sentire da alcun pulpito nostrano nulla di simile, con la stessa vibrante forza, con lo stesso evangelico coraggio.

Delle nostre tante chiacchierate me ne rammento una in particolare: in quella circostanza, si parlava del ruolo dei cristiani nella società, mi disse che il cristiano deve sempre saper tenere in una mano il Vangelo e nell’altra il giornale. Quella chiacchierata non l’ho più dimenticata. Riposa in pace, caro padre Tomasello…

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