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Dopo 37 anni finisce l’«era Nicoletti», padre Zappalà insediatosi all’Idria

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di Giuseppe Gugliuzzo

Chiesa del monastero “Santa Chiara” di Biancavilla gremita per l’ingresso del nuovo parroco, don Giovambattista Zappalà, della parrocchia dell’Idria.

Come luogo della celebrazione si è scelto il monastero perché –come è noto– la chiesa dell’Idria chiusa a causa del terremoto dello scorso 6 ottobre e perché il monastero ricade nel territorio parrocchiale dell’Idria.

Il nuovo parroco è giunto accompagnato dal vicario generale dell’arcidiocesi di Catania, mons. Salvatore Genchi, che, all’inizio della celebrazione, ha letto il decreto di nomina, firmato dall’arcivescovo Gristina, con mandato fino al giugno 2028.

Nell’omelia, padre Giovanni ha sottolineato che il suo programma pastorale «sarà il Vangelo, quello si deve seguire», auspicando l’unità in parrocchia. Non sono mancati i ringraziamenti al predecessore, don Salvatore Nicoletti, per aver lavorato 37 anni in parrocchia, senza prendere mai giorni di riposo. Ringraziamenti seguiti da un lungo applauso.

Nel corso della celebrazione, si sono alternati i cori del Cammino neocatecumenale (realtà presente e radicata all’Idria) e quello dell’Annunziata, che padre Giovanni ha guidato per 18 anni. All’inizio, anche le clarisse, da dietro le grate, hanno voluto intonare un canto.

A prendere la parola è stato pure il sindaco di Biancavilla, Antonio Bonanno, che ha ringraziato don Nicoletti e ha espresso parole di stima e amicizia per il nuovo parroco.

Infine, è intervenuto il segretario del consiglio pastorale parrocchiale, Pietro Scalisi, esprimendo parole di benvenuto, di vera collaborazione e disponibilità nel lavorare insieme al parroco per il bene della parrocchia.

Dopo la celebrazione ci si è spostati dietro la chiesa dell’Idria per un momento di festa e di fraternità.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Chiesa

Le “ferite” del terremoto al “Sacro cuore”: avviati i lavori strutturali

Cantiere aperto nella parrocchia di padre Ambrogio Monforte per riparare i danni del sisma del 2018

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© Foto Biancavilla Oggi

di VITTORIO FIORENZA

Il cantiere è stato avviato già da giorni e gli operai sono entrati a pieno regime ad eseguire gli interventi. Ma la cerimonia di formale consegna dei lavori è avvenuta adesso con la presenza di tutti i rappresentanti istituzionali.

La chiesa “Sacro cuore” di Biancavilla è chiusa per “lavori in corso”. Dureranno 12 mesi per riparare tutte le “ferite” provocate dal terremoto dell’ottobre 2018. Crepe nelle strutture portanti hanno determinato la necessità di interventi di messa in sicurezza non soltanto nell’edificio sacro, ma anche negli immobili attigui adibiti per le attività di oratorio.

Una volta che mezzi ed operai proseguiranno con gli interventi, verranno anche assicurate una serie di opere che attengono ad aspetti estetici, relativi per esempio alla tinteggiatura interna ed esterna.

Si tratta di opere possibili, grazie ad un cospicuo contributo della Conferenza Episcopale Italiana, prelevati dal fondo dell’8×1000 riservato al restauro dei beni culturali ecclesiastici. Risorse a cui si aggiungeranno un finanziamento dell’Arcidiocesi di Catania e un’altra parte derivante da un mutuo che accenderà la parrocchia per un totale di circa 400mila euro. I lavori sono eseguiti dall’impresa Cospin, su progettazione dell’ing. Pietro Antonio Furnari e dell’arch. Francesco Anfuso.

Il rito della benedizione è toccato a padre Ambrogio Monforte, parroco del “Sacro cuore”, affiancato dal vicario foraneo Giovanbattista Zappalà. Tra i presenti alla formale cerimonia, anche il sindaco Antonio Bonanno e don Carmelo Signorello, direttore dell’Ufficio diocesano per i Beni culturali. Quest’ultimo è lo stesso che ha seguito l’iter per i lavori (ormai in via di ultimazione) nella Chiesa dell’Idria, altro edificio di culto danneggiato dal sisma del 2018 e destinatario di un finanziamento della Cei.

Era dal 1990 che la chiesa “Sacro cuore” non era interessata da interventi di una certa entità: all’epoca, grazie ad un finanziamento regionale, fu possibile restaurare e abbellire l’intera struttura, fino al campanile.

La sua chiusura, adesso, non interrompe – va specificato – le funzioni religiose e le attività parrocchiali. Queste, su disposizione di padre Ambrogio, verranno garantite nel salone attiguo, peraltro recentemente sistemato. Un minimo di disagio, inevitabile per potere eseguire i lavori nella parrocchia fondata da padre Salvatore Greco.

Completate le opere, peraltro, la sua salma sarà traslata dal cimitero all’interno della chiesa da lui costruita su terreni che erano di proprietà, trasformandola in un centro di riferimento per il vasto quartiere.

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