20072019GOODNEWS:

Tocchi di campana per Notre Dame, padre Pino: «Uniti ai fratelli parigini»

di Giuseppe Gugliuzzo

«Con questo piccolo momento di preghiera, ci sentiamo uniti ai fratelli della Francia, in particolare di Parigi, privati della loro identità, della loro Cattedrale».

Lo ha detto padre Pino Salerno, prevosto di Biancavilla, davanti al portone centrale della basilica, alla presenza dei fedeli che poco prima hanno partecipato alla messa nella vicina chiesa del Rosario.

Da qui, dopo la celebrazione eucaristica, si è mossa una processione verso la chiesa madre. Sul sagrato, un momento di preghiera, scandito da 33 colpi di campana, in segno di vicinanza alla comunità ecclesiale parigina, dopo l’incendio che ha devastato Notre Dame. La basilica biancavillese, chiusa a seguito del forte sisma del 6 ottobre, esposta l’icona della Madonna dell’Elemosina.

«Ricorriamo alla Madonna –ha ricordato padre Pino a Biancavilla Oggi– nei momenti difficili della storia, come il terremoto del 6 ottobre scorso. Anche a noi, come ai parigini, manca la nostra chiesa. Ogni volta che entro qui mi piange il cuore, ma quanto prima speriamo anche noi di poterci appropriare della nostra dignità. Questa è la nostra casa, la casa di Dio. Tornerà più bella, per adesso però dobbiamo essere belli noi».

«La preghiera di questa sera –ha continuato il prevosto– è stata di ringraziamento, perché non ci sono state perdite umane a Notre Dame».

Sui social, non sono mancate le critiche, soprattutto di chi ha sostenuto che per altri eventi e tragedie non vi sarebbero stati momenti di preghiera.

«Vorrei sottolineare –ha invece sottolineato padre Pino– che, come Chiesa di Biancavilla, abbiamo pregato il 28 agosto 2016 per le popolazioni del centro Italia, colpite dal terremoto e il 17 agosto 2018 per la disgrazia del ponte di Genova. Oggi ci sembrava doveroso sentirci uniti nella fede con il popolo parigino, privato del simbolo della propria identità».

«Abbiamo visto tutti le immagini dei fedeli in preghiera davanti alla Cattedrale, questo è segno che la prova è diventata speranza. Perché –ha proseguito il parroco della chiesa madre di Biancavilla– l’albero della fede, piantato nei nostri cuori dall’evento dello Spirito Santo, nonostante la cultura scristianizzata, la perdita dei valori cristiani e l’accanimento dei pensieri forti del mondo odierno, riesce a germogliare. Infatti anche alberi bruciati nel tronco, nei rami e privi di qualsiasi frutto, riescono a dare segni di vita, perché le radici sono profonde nel solco della storia, che diventa storia di salvezza».

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