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Quelle saracinesche che chiudono anche nel viale dei Fiori: prologo o epilogo?

Il commercio in crisi ed il rischio di un declino definitivo: ecco una serie di “ricette” per invertire la rotta

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Accelera sempre di più il definitivo abbassarsi delle saracinesche delle attività commerciali del Viale dei Fiori. Una storia da tempo annunciata, che potrebbe segnare il definitivo declino del commercio cittadino e dell’intera comunità.

Cieche tutte le nostre amministrazioni: la precedente per non avere avuto visioni e piani di sviluppo concreti, l’attuale perché credo non riesca a mettere le mani per capire come arginare e risolvere il problema.

Non è bastato trasferirvi la festa di San Placido o l’aver piazzato quattro nuovi segnali stradali di cui nessuno si è mai accorto e che nessuno ha mai fatto rispettare.

Complice certamente il caro affitti, viale dei Fiori, che da arteria di collegamento si è trasformata in zona commerciale di inguardabile bruttura architettonica (illudendo chi ha creduto che sarebbe stata la svolta per la nostra città), sembra concludere molto prematuramente il suo ciclo di vita.

L’aspetto di necropoli che sta assumendo Biancavilla sembra essere attribuito ad un dilagante virus che, iniziato dalla zona Casina, si è via via inarrestabilmente diffuso verso il resto del paese, lasciando dietro di sè negozi chiusi, case abbandonate, palazzetti un tempo fastosi ed oggi decadenti, cittadini disorientati e smarriti, dubbio senso di sicurezza.

Mi si dirà (lo sento da anni): è colpa dei centri commerciali, anche altri paesi del nostro comprensorio vivono la stessa sorte. Affermazione banale, indicatrice di rassegnazione. No, la colpa non è (solo) dei centri commerciali, il cui destino è ormai da tempo segnato.

La colpa è di una serie di fattori concatenati che ci ha portati a questo punto del baratro. Proviamo ad elencarne alcuni

  • Proposta commerciale inadeguata
  • Affitti troppo cari
  • Traffico congestionato e mancanza di vigilanza
  • Spegnimento del centro storico
  • Tendenza (innata!) del biancavillese a spendere altrove

Provate ad immaginare la città di Biancavilla come primo centro commerciale all’aperto del nostro comprensorio e non solo.

Una città con un suo centro storico chiuso al traffico, pullulante di negozi e con offerta commerciale variegata e competitiva. Pensate che anche i grandi marchi sono restii a continuare ad investire nei centri commerciali! Cosa fare dunque? Sedersi intorno a un tavolo e, con tanta buona volontà, mettere sul tavolo i seguenti punti:

  • Individuazione di un’area destinata interamente al commercio (via Vittorio Emanuele da villa delle favare a piazza Sgriccio) con un suo centro (triangolazione piazza Cavour, piazza Annunziata, via Vittorio Emanuele -tutta) chiuso al traffico, con relativo studio, totalmente innovativo ed alternativo di viabilità cittadina
  • Istituzione di due grandi parcheggi ai due lati del paese (uscita per Licodia e uscita per Adrano) con servizio navetta a servizio di viale Cristoforo Colombo, Viale Europa, Via Vittorio Emanuele)
  • Incentivi e sgravi fiscali ai cittadini proprietari del centro storico per riadeguamento strutturale dei piani commerciali
  • Tabelle calmieratrici di prezzo di affitto al metro quadro
  • Disegno dell’offerta commerciale da proporre
  • Attrazione da parte dei grossi marchi in franchising per investire su Biancavilla con incentivi legati alla detassazione sugli investimenti e sui costi di gestione
  • Fidelity card comunale per i soli residenti attraverso cui è possibile fruire di uno sconto perenne del 20% presso tutte le attività commerciali
  • Recupero delle somme scontate ai commercianti attraverso la detassazione comunale (rifiuti, servizi idrici, etc…)
  • Maggiori introiti comunali derivanti dall’utilizzo dei parcheggi, da eventuali strisce blu, dalla gestione del servizio navetta

È chiaro che così, su due piedi, tutto ciò sembra pura utopia. Ma in realtà è molto più semplice di quanto si possa immaginare. Sufficiente sarebbe crederci ed affidarsi a mani competenti che credono che tutto ciò sia possibile. A maggior ragione che continuamente continuano ad uscire bandi europei cui anche i Comuni possono accedere e non solo per fare le casette in legno di piazza don Bosco, già pubbliche latrine.

In alternativa… non c’è alternativa; bensì il lento, progressivo e inarrestabile declino che ci porterà verso l’estinzione. Spero nella sensibilità di qualche amministratore, semmai gli dovesse capitare di leggere queste righe.


Bonanno: «Falso che vi sia un declino»

Ci stiamo spendendo ogni giorno con risultati che, alla lunga, sono convinto daranno ragione alla nostra azione.
Le questioni che poni sono attuali e condivisibili in buona parte. Ritengo doveroso, però, puntualizzare alcuni passaggi.

1) Non è vero che vi sia un declino legato alle attività commerciali. È anzi il contrario: ve ne è un’alta concentrazione proprio su Viale dei Fiori con nuove aperture negli ultimi anni ed altre aperture previste da qui a breve!

2) Avere esteso l’isola pedonale su Viale dei fiori, nel periodo delle festività patronali, è stato proprio un riconoscimento alla vivacità della zona;

3) Il senso unico alternato nelle traverse è un intervento concreto: non è opportuno affermare che nessuno ha mai fatto rispettare quella segnaletica perché posso fornire i dati dei verbali elevati in questi mesi. Così come giova ricordare la fruizione per gli automobilisti di via del Biscus che consente di decongestionare il traffico sul Viale;

4) Numerosi negozianti e imprenditori hanno preferito trasferirsi dalla Zona casina per aprire sul Viale dei fiori.

5) Non vi è alcun baratro, perché la città di Biancavilla fa anzi registrare un attivismo commerciale e imprenditoriale superiore alla media;

6) Lo spegnimento del Centro storico: stiamo lavorando in ogni modo per ravvivarlo il Centro Storico ed il Carnevale sarà un altro passaggio importante.

7) I tributi di competenza comunale che possono incidere in un bilancio aziendale sono risibili, ad esclusione della Tari: ma i tributi per servizi a domanda individuale se li abbassi per le attività commerciali li devi alzare per il cittadino perchè vanno a copertura costi.

8) Sulla Fidelity card comunale per i soli residenti, ti dico: perché non coinvolgere Confcommercio o gli stessi imprenditori? Proviamoci.

9) Sul recupero delle somme scontate ai commercianti attraverso la detassazione comunale, si tratta di servizi a domanda individuale e, così come specificato al punto 7, lo stesso varrebbe oltre che per la Tari anche per la questione del servizio idrico dove si “paga a consumo”.

10) Se vi fosse un bando, noi non ce lo faremo certamente scappare, nel frattempo in questi giorni verrà aggiudicata la gara per il restyling di piazza don bosco, una villetta al posto del degrado! Ed è già stato assegnato il Bando per le Strisce blu esteso a Viale dei Fiori.

11) Il Prg che a breve verrà approvato prevede un’ampia area commerciale lungo il prolungamento di Viale dei fiori: ulteriore conferma della vocazione della zona.

Su tante altre cose mi trovi d’accordo. Come sosteneva John Kennedy: “Non chiederti cosa può fare il tuo paese per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo paese”. Siamo qui anche per questo: lavoriamo insieme per lo sviluppo della nostra Biancavilla.

ANTONIO BONANNO, sindaco di Biancavilla

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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L’ex sindaco Manna: «Su insulti e offese al vescovo, nessuna condanna dal clero»

Un intervento lucido e chiaro da parte dell’ex primo cittadino (con qualche nostra nota a margine)

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«A mente fredda e ad acque ormai, spero, quiete, vorrei, a titolo strettamente personale, esprimere alcune mie riflessioni su quanto accaduto domenica scorsa nella nostra città, in occasione della festa di fine agosto dedicata alla Madonna Santissima della Elemosina».

Nella folla di dichiarazioni, reazioni e commenti sulla sfuriata del vescovo Luigi Renna nei confronti del sindaco Antonio Bonanno per il suo intervento, ritenuto uno “sconfinamento liturgico”, si aggiunge ora l’ex sindaco Pietro Manna. Lontanissimo dalle imbarazzanti genuflessioni dei suoi tre successori, Manna ha improntato le sue sindacature (dal 1994 al 2003) sul rispetto delle tradizioni ma senza calpestare il principio di laicità che ogni rappresentante istituzionale deve osservare. Piccolo inciso: in fondo, Manna è l’ultimo sindaco di Sinistra (di cui la laicità dovrebbe essere un pilastro), anche per questo. Ecco, dunque, il Manna-pensiero su quanto accaduto.

«Troppa scenografia, troppo spettacolo»

«Il Vescovo – dice l’ex diessino – ha sicuramente sbagliato a interrompere in malo modo il discorso del sindaco e a chiudere bruscamente l’evento religioso. A suo onore va sottolineato che ha chiesto scusa e perdono per quanto fatto, in un periodo in cui nessuno ammette mai di avere sbagliato. Le ragioni, che il vescovo ha oscurato con il suo atteggiamento e che lo hanno provocato, meritano attenzione da parte di tutti (clero, fedeli, non credenti). In particolare quella delle liturgie che, a parere del vescovo stesso, appaiono sempre più “laiche”».

«Mi sia permesso tradurre: troppa scenografia, troppo spettacolo a scapito dell’evento liturgico. E su questo terreno non farebbe male a tutto il mondo cattolico aprire un sereno confronto e dibattito». Parole, queste di Manna, da recapitare al parroco Pino Salerno e all’associazione Santa Maria dell’Elemosina, silenziosissima – quest’ultima – in tutta la recente vicenda, nonostante abbia la responsabilità di allestimento e organizzazione della festa, in ogni aspetto, dai canti ai merletti. Senza considerare che associazione Sme e parrocchia Sme siano entità ormai sovrapponibili e interscambiabili.

«Il sindaco ha subito un torto»

Prosegue Pietro Manna: «Il sindaco ha subito un torto e non ha nessuna colpa in merito. Io al suo posto avrei accettato la lettera di scuse del vescovo senza darne risalto mediatico, ma chiudendo il tutto magari in un incontro a quattrocchi».

«Silenzio del clero sulle pecore da tastiera»

Un ultimo aspetto riguarda i sacerdoti locali. «Ho letto attentamente il comunicato del Clero biancavillese: giusta la solidarietà al Sindaco espressa  in maniera chiara. Nessun cenno però alle ragioni del Vescovo. E cosa che mi ha più impressionato e preoccupato, nessuna condanna per quella canea di pecore da tastiera che hanno insultato, offeso e oltraggiato il vescovo e quello che per i cattolici autentici dovrebbe rappresentare».

Ci voleva un ex comunista?

Commento a margine non richiesto: ci voleva un ex comunista come Manna per esprimere tre concetti semplici semplici che, lungi da qualsiasi atteggiamento di “bizzocume” sagrestana, “traducono” il disappunto del vescovo (al quale – è lampante – non piace affatto lo show a cui è ridotta quella celebrazione)? E ancora: doveva essere un ex comunista a denunciare l’immaturità formativa del mondo cattolico e l’indifferenza del clero verso la massa (non di atei e mangiapreti, ma di ferventi “credenti”) che ha buttato palate di letame su Renna?

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Biancavilla tra coriandoli e ceneri: se il Carnevale fa irruzione nella Quaresima

Il meteo cambia il calendario: sfilata di carri in due tempi, che per definizione dovrebbero restare distinti

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C’è chi inizia la Quaresima con il digiuno e la cenere sulla fronte e, pochi giorni dopo, si ritrova a vedere sfilare i carri del Carnevale. Succede a Biancavilla, dove il maltempo riscrive il calendario e fa incontrare due tempi che, per tradizione, non si sono mai parlati. Da una parte l’avvio del cammino quaresimale, dall’altra la festa, i colori, la musica, i fischietti. In mezzo, una comunità (quantomeno quelle dei fedeli) che si interroga sul senso di questa inedita sovrapposizione. Stridente. Come l’immagine che pubblichiamo qui sopra.

La pioggia impone rinvii e nessuno mette in discussione la necessità di tutelare l’impegno e il lavoro che c’è dietro all’organizzazione del Carnevale. Ma quando la sfilata di carri allegorici piomba dentro la Quaresima (come quest’anno, con la sfilata sabato 21 febbraio), la questione non resta solo organizzativa. Diventa simbolica. Il Carnevale non è una festa qualsiasi: è un tempo delimitato, collocato prima di un altro tempo, diverso per ritmo e significato. Se quella soglia si attenua, la festa rischia di perdere la sua funzione e di trasformarsi in un evento come tanti, spostabile a piacimento, come una sagra o un concerto.

Una stonatura che pesa in modo particolare a Biancavilla. Qui la Quaresima è un percorso che conduce a uno dei momenti identitari più forti della città: il Venerdì Santo. Un appuntamento che non è soltanto una ricorrenza religiosa: è memoria, rito tramandato, partecipazione popolare. Non è un caso che negli ultimi decenni si sia assistito alla rinascita delle confraternite e all’avvicinamento di molti giovani. L’Addolorata, l’attesa che attraversa la giornata, la sera dei “Misteri”: un tempo che cambia il passo della comunità e ne ridefinisce il volto. Un patrimonio riconosciuto anche per il suo valore storico-culturale, oltre che spirituale.

Su questo sfondo, lo slittamento del Carnevale dentro la Quaresima assume un significato che va oltre il singolo evento. Il rischio è che la festa finisca per non dire più nulla. Se il Carnevale non prepara a niente, se non introduce a un cambio di ritmo, allora diventa semplice intrattenimento, fine a se stesso. E quando tutto può stare ovunque, anche la Quaresima rischia di ridursi a una data sul calendario, senza più un “prima” e un “dopo” riconoscibili.

È vero: situazioni simili si registrano anche in altri centri siciliani, da Sciacca ad Acireale fino a Termini Imerese. In quei contesti, il Carnevale rappresenta uno degli elementi centrali dell’identità cittadina e il suo recupero, anche oltre i tempi tradizionali, viene vissuto come una necessità quasi obbligata. A Biancavilla, però, la prospettiva è diversa. Qui l’identità collettiva non si riconosce nel Carnevale, ma in altri momenti. Nel passato, rinunciare a una sfilata era più facile, oggi prevale la logica “a ogni costo”. Un cambiamento che racconta molto del rapporto attuale fra tradizione e contemporaneità.

La vicenda non vogliamo chiuderla con una polemica e probabilmente non lascerà strascichi immediati. Il Carnevale si svolge, la Quaresima continua. Poniamo però una domanda: se i tempi smettono di essere distinguibili, cosa diventano le feste e quale il loro senso nel calendario? Non è una questione teorica o astratta. È una questione di identità locale: da dove veniamo, cosa siamo, quale direzione abbiamo preso. E meno male che a Biancavilla non si è dato più seguito al “Carnevale più dolce di Sicilia” con tavolate di pasticcini, torte e chiacchiere: fedeli e credenti si sarebbero trovati con la tentazione dell’abbuffata nei giorni del… digiuno. Prendiamola a ridere.

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