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«Quattro bombe vicine a noi»: l’incubo di una famiglia di Biancavilla a Dubai

«Noi, finiti dentro la guerra»: a “Biancavilla Oggi” il drammatico racconto di Vincenzo Tomasello

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«Mentre camminavamo in una di quelle strade famose di Dubai che si vedono sempre in televisione, siamo stati improvvisamente storditi da quattro boati. Quattro bombe. Proprio vicino a noi. Dopo qualche secondo abbiamo visto il fumo bianco alzarsi dietro i palazzi».

La guerra vista da vicino. Anzi, intrappolati dentro il conflitto scoppiato in Medio oriente. Una coppia di Biancavilla è lì quando cominciano gli attacchi dell’Iran, in risposta all’aggressione degli Stati Uniti e di Israele. Vincenzo Tomasello e la moglie erano in visita alla figlia, al genero (sul posto, per ragioni di lavoro) e alla nipotina di sei anni.  

Il momento più difficile è proprio quello vissuto dalla bambina. «La piccola – racconta Vincenzo a Biancavilla Oggi – ha cominciato a piangere terrorizzata. Le abbiamo detto che erano fuochi d’artificio per una festa. Ma dentro di noi la preoccupazione era già fortissima».

Doveva essere un viaggio di gioia, una semplice visita in famiglia per festeggiare un compleanno. Si è trasformato, invece, in una settimana di paura, con il rumore delle esplosioni nelle orecchie e l’ansia di non sapere quando e come tornare a Biancavilla.

«Eravamo a Dubai per fare visita a nostra figlia e alla sua famiglia – racconta –. Mio genero compiva gli anni a febbraio e volevamo festeggiare insieme. Alloggiavamo in un hotel al 34° piano di un grattacielo con pareti di vetro: uno spettacolo meraviglioso».

«Dubai, da città scintillante a svuotata»

I primi giorni scorrono tranquilli. Dubai appare come sempre: scintillante, elegante, quasi irreale: «Quei paesi sono davvero dei paradisi di bellezza, lusso ed eleganza. I giorni trascorrevano sereni».

Poi, le prime avvisaglie. Alla vigilia della partenza, il genero inizia a leggere sul telefono notizie di tensioni e possibili scenari di guerra. «All’inizio non ci abbiamo fatto troppo caso. Ci sembravano notizie lontane da noi, quasi impossibili».

Ma bastano pochi minuti per capire che la realtà è diversa. Dopo quella terribile esplosione, rientrati in hotel, i telefoni iniziano a squillare più volte al giorno con messaggi di allerta e avvisi di sicurezza. E poi, la comunicazione più temuta: il volo per il rientro viene annullato. «Ci siamo sentiti smarriti», dice Vincenzo.

«Le strade – prosegue il suo racconto a Biancavilla Oggi – erano quasi vuote, poche macchine in giro, la gente camminava in fretta. Molte attività erano chiuse. Sui telefoni arrivavano messaggi che consigliavano di non uscire di casa e di stare lontani dalle pareti di vetro».

«Volevamo solo tornare a Biancavilla»

Passano i giorni, l’ansia cresce. «Telegiornali e social davano notizie poco incoraggianti. Noi volevamo solo tornare in Italia».

Dopo vari tentativi riescono a contattare la Farnesina, che suggerisce di registrarsi sui siti di sicurezza per i viaggiatori e di attendere indicazioni. Nel frattempo viene proposta un’altra soluzione: raggiungere l’Oman via terra e partire da lì. «Ma né io né mio genero abbiamo ritenuto che fosse una buona idea. Avremmo dovuto affrontare diverse ore di viaggio nel deserto».

Alla fine la svolta arriva grazie all’iniziativa privata del genero, che attraverso l’azienda per cui lavora riesce a prenotare un volo per tutta la famiglia. Ma la tensione non è ancora finita. Convinti che la situazione sia più tranquilla, decidono di uscire a cena.

«Mentre eravamo seduti in un ristorante all’aperto, abbiamo sentito un’altra terribile esplosione. In quel momento abbiamo capito che dovevamo andare via il prima possibile».

Così corrono in aeroporto. «Il consolato italiano ci chiamava per sapere dove fossimo, ma per noi ormai contava solo una cosa: tornare a casa». Finalmente il viaggio di ritorno.

«Lunedì sera, 9 marzo, eravamo a Roma. Da lì nostra figlia e suo marito sono partiti per Parigi, dove vivono i parenti di mio genero. Io e mia moglie siamo tornati a Catania. Siamo arrivati sani e salvi dopo giorni che per noi sono stati un vero incubo».

«La pace non ha prezzo»

Rientrati a Biancavilla, a mente più serena, qualche amara riflessione: «A volte quello che sentiamo in televisione o leggiamo sui social non corrisponde del tutto alla realtà. Si diceva che il Governo italiano stesse assistendo tutti gli italiani presenti negli Emirati. In realtà molti di noi sono rimasti lì senza indicazioni concrete. Siamo riusciti a tornare solo grazie all’iniziativa di mio genero. Una cosa l’ho capita più di tutte: la pace è un bene prezioso. Quando senti le esplosioni vicino a te, capisci davvero cosa significhi la guerra. Uno stato di conflitto è qualcosa di intollerabile. La pace non ha prezzo e deve essere difesa in ogni modo».

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Jonathan Spedalieri, il calciatore biancavillese è passato allo Spezia

Formazione nel settore giovanile della Fiorentina, esordito tra i professionisti nel 2020 a Potenza

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Prosegue con successo la carriera calcistica di Jonathan Spedalieri, originario di Biancavilla, classe 2002. È stata “Spezia Calcio” a comunicare di aver acquisito le prestazioni sportive del difensore Jonathan Spedalieri, che ha sottoscritto un contratto fino al 30 giugno 2029.

Nato a Biancavilla, dove vive la famiglia, Spedalieri è cresciuto calcisticamente nel settore giovanile della Fiorentina, per poi esordire tra i professionisti a Potenza nella prima parte del campionato 2020/21. Una stagione che da gennaio lo ha visto protagonista in Primavera con il Napoli, chiudendo con la promozione in Primavera 1.

Nel mercato invernale 2022 è passato alla Fermana, in Serie C, dove in tre stagioni ha totalizzato 66 presenze e 5 reti. Nell’estate 2024 è approdato quindi al Renate, imponendosi al centro della difesa lombarda con 71 presenze, 6 reti e 2 assist in due stagioni.

Difensore centrale dotato di esperienza e di un’importante fisicità, Spedalieri è pronto ora a mettere le proprie qualità al servizio delle Aquile.

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Federico Ambrogi, la storia sconosciuta del partigiano eroe di Biancavilla

Sergio Mattarella gli ha conferito la medaglia d’oro al merito civile, Antonio Bonanno: «Intitoliamogli una via»

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Il suo nome non dice nulla a Biancavilla. Nemmeno la sua storia è nota nel centro etneo. Eppure, Federico Ambrogi, sottobrigadiere della Regia Guardia di Finanza nato nel 1918 a Biancavilla e morto nella seconda guerra mondiale, fu un partigiano eroe con nome di battaglia “Elio”. In occasione dell’80° anniversario della Liberazione dal nazifascismo, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, gli aveva riconosciuto alla memoria la medaglia d’oro al merito civile.

Il militare della Fiamme Gialle aderì alla Resistenza, militando in una formazione partigiana del Friuli Venezia Giulia. Ambrogi, il 13 febbraio 1945, sull’altopiano del Cansiglio, rimase vittima di uno scontro a fuoco conseguente a un’operazione di rastrellamento da parte delle truppe tedesche.

La motivazione dell’onorificenza conferita dal Quirinale: «Mirabile esempio di amor patrio e di attaccamento ai valori della libertà e della democrazia, spinti fino all’estremo sacrificio».

A curare la relazione ministeriale finalizzata al riconoscimento della medaglia è stato il Colonnello Gerardo Severino, ufficiale in congedo della Guardia di Finanza e stimato storico militare. È stato lui a ricostruire con passione e rigore la vicenda umana e professionale del sotto brigadiere Federico Ambrogi. La si può leggere nel libro «Il partigiano “Elio”, ovvero storia di Federico Ambrogi», edito dal Museo storico della Guardia di finanza.

Un volume che ricostruisce meticolosamente sia la storia della famiglia e della terra d’origine di Ambrogi, sia la scelta giovanile di arruolarsi nella Regia Guardia di Finanza e i successivi trascorsi nelle fila del Corpo, ma anche i momenti salienti della sua vita fino alla morte.

Bonanno: «Una via da intitolare ad Ambrogi»

Per il sindaco Antonio Bonanno, la figura del militare di origini biancavillesi va conosciuta e onorata. «Avanzo pubblicamente – ha detto – la proposta di intitolare una via o una piazza di Biancavilla a Federico Ambrogi. Non possiamo permettere che il suo nome resti confinato nelle pagine di un libro, per quanto prezioso. Dobbiamo scolpirlo nella pietra delle nostre strade, perché ogni giorno i nostri giovani possano chiedersi chi fosse quell’uomo e imparare a onorare il valore del sacrificio per la libertà».

«Federico Ambrogi probabilmente non condivideva le mie stesse idee. Ma la memoria di un uomo che ha combattuto per la libertà, che ha speso la propria vita in nome di valori universali come la giustizia e la democrazia, non può e non deve essere ostaggio di logiche di schieramento. Riconoscere il suo esempio – sottolinea Bonanno – significa andare oltre le appartenenze, oltre le bandiere partitiche, oltre ogni calcolo opportunistico. Perché la libertà non è di nessun partito».

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