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Chiesa

Al Santissimo Salvatore le “girandole solidali” contro la tratta di esseri umani

La parrocchia di Biancavilla celebra Santa Giuseppina Bakhita, venduta come schiava e vittima di torture

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© Foto di Francesca Strano

A prima vista potrebbe sembrare una festa come tante. In vendita, nella parrocchia Santisismo Salvatore di Biancavilla, delle girandole colorate: oggetti leggeri, quasi infantili. Eppure, dietro quel movimento circolare e apparentemente spensierato, si nasconde una domanda che riguarda tutti: quanto siamo davvero liberi?

L’iniziativa è legata alla “Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta delle persone” e alla festa di Santa Giuseppina Bakhita, figura simbolo di una delle contraddizioni più profonde del nostro tempo: viviamo in società che si proclamano libere, ma continuano a produrre nuove forme di schiavitù.

Il ricavato delle “girandole solidali”, grazie alla collaborazione con le suore canossiane, sarà devoluto interamente in beneficenza. Ma il valore dell’iniziativa non sta solo nella raccolta fondi. Sta soprattutto nel tentativo di rompere l’indifferenza.

«La manifestazione di oggi vuole essere un modo per ricordare la figura di Santa Giuseppina Bakhita e riflettere sul significato della libertà e sulle moderne schiavitù che ancora attanagliano gli esseri umani», spiega il parroco, don Salvatore Verzì. «La girandola che verrà data al termine della messa rappresenta proprio questa libertà».

Ed è qui che il gesto diventa interessante anche dal punto di vista psicologico. La girandola gira solo se c’è vento. Da sola, resta ferma. Un po’ come la coscienza collettiva: finché non viene smossa, non produce movimento.

La tratta delle persone non è un fenomeno lontano né astratto. È un crimine globale che riguarda lo sfruttamento sessuale, il lavoro forzato, l’accattonaggio, perfino il traffico di organi. Secondo gli studiosi di scienze sociali, una delle sue forze principali è proprio l’invisibilità: ciò che non vediamo – o fingiamo di non vedere – smette di interrogarci.

Santa Giuseppina Bakhita

Santa Giuseppina Bakhita questa invisibilità l’ha vissuta sulla propria pelle. Nata in Sudan nel 1869, fu rapita da bambina e venduta più volte come schiava. Subì torture brutali, tra cui il tatuaggio forzato tramite incisioni profonde riempite di sale. Il nome “Bakhita”, che significa “fortunata”, le fu imposto con crudele ironia dai suoi rapitori.

Portata in Italia, ottenne la libertà grazie a una sentenza che non riconosceva la validità della schiavitù. Divenne poi suora canossiana. La sua storia è un passaggio netto dal dominio alla dignità, dalla violenza alla scelta. Non a caso papa Francesco ha scelto l’8 febbraio, giorno della sua morte, come data simbolica per la Giornata mondiale contro la tratta.

Dal punto di vista sociologico, Bakhita rappresenta una verità scomoda: la libertà non è solo una condizione giuridica, ma un processo interiore e collettivo. Le catene, non sempre visibili, volte sono fatte di paura, dipendenza, povertà, isolamento. E spesso prosperano nel silenzio delle comunità.

Ecco perché una parrocchia di quartiere sceglie di parlare di schiavitù con una girandola in mano. Non per semplificare il problema, ma per renderlo avvicinabile. Perché le grandi ingiustizie, se restano lontane, smettono di farci reagire.

Forse è proprio questo il messaggio più provocatorio dell’iniziativa: la libertà è qualcosa che va messa in movimento, ogni giorno.  Alla fine della messa, qualcuno tornerà a casa con una girandola tra le mani. La vera domanda, però, è un’altra: quando il vento smetterà di soffiare, chi si assumerà la responsabilità di non farla fermare?

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Chiesa

Passeggiata in bicicletta nel ricordo di Don Bosco: «Evento che fa comunità»

Tradizionale iniziativa organizzata dalla parrocchia dell’Annunziata e dalle suore salesiane

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È ormai diventata una tradizione attesa e riconoscibile nel calendario cittadino: anche quest’anno, giunta alla sua tredicesima edizione, la Stradonbosco ha colorato il centro storico di Biancavilla con biciclette, sorrisi e voci di bambini. La passeggiata sulle due ruote ha dato ufficialmente il via alle celebrazioni in onore di San Giovanni Bosco, patrono della gioventù.

«Don Bosco ci ricorda quanto sia importante educare. L’educazione trae fuori talenti che ogni persona custodisce, mettendoli a servizio del Vangelo», afferma Giosuè Messina, parroco della Chiesa dell’Annunziata. «Attraverso l’educazione continuiamo a generare. Per questo è fondamentale il ruolo educativo in famiglia, nella scuola, nella Chiesa, nella società».

Non si tratta soltanto di un evento sportivo o ricreativo. La “Stradonbosco” nella sua sua semplicità è, prima di tutto, un gesto profondamente significativo. Scegliere di rallentare, di attraversare le strade della propria città insieme, condividendo tempo e spazio in modo autentico. È sentirsi parte della stessa comunità.

La manifestazione ha coinvolto decine di bambini, ragazzi e giovani, ma anche genitori e familiari, confermando il carattere inclusivo dell’iniziativa. La bicicletta diventa così un pretesto educativo e sociale: non conta la velocità né la performance, ma il cammino condiviso. Un’immagine che richiama in modo naturale il carisma di Don Bosco. Quel santo attento ai giovani e convinto dell’educazione attraverso la presenza, l’esempio e la gioia dello stare insieme.

La passeggiata è partita dalla piazza Annunziata e lì ha fatto ritorno, chiudendo idealmente un cerchio: il cuore della comunità come punto di partenza e di arrivo. L’organizzazione, curata dalla parrocchia dell’Annunziata e dalle Suore Salesiane, col patrocinio del Comune di Biancavilla, ha saputo ancora una volta trasformare un momento semplice in un’esperienza capace di lasciare un segno.

A conclusione della manifestazione, l’esibizione di sbandieratori e il pensiero del parroco che ha richiamato il senso più profondo della giornata, invitando a non disperdere quanto vissuto: perché la Stradonbosco non sia solo un appuntamento annuale, ma uno stile da portare nella vita quotidiana. Pedalare insieme, in fondo, significa imparare a camminare come comunità.

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Chiesa

Padre Pino Salerno lascia il ruolo di cappellano (retribuito) al “Cenacolo”

Già “scaduto”, inoltre, il suo secondo mandato di parroco della chiesa madre: deciderà il vescovo

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Padre Pino Salerno non figura più come cappellano del “Cenacolo srl”, la società a cui fanno capo la comunità terapeuta assistita per pazienti psichiatrici, la comunità per tossicodipendenti “Sentiero speranza” e il poliambulatorio “Clinical Center”. Si tratta della più grande realtà aziendale di Biancavilla con 140 dipendenti, a cui è destinato il 75%-80% delle risorse. Un incarico retribuito, quello di padrre Pino, secondo quanto stabilito dalle normative. Il sacerdote – come apprende Biancavilla Oggi – ha lasciato quel ruolo nella struttura, di cui era stato anche presidente, dopo la morte, nell’agosto 1998, del fondatore mons. Giosuè Calaciura.

La decisione si legherebbe al suo nuovo e prestigioso impegno di presidente della Fondazione Pia Casa-Villa Angela di San Giovanni La Punta, che si occupa di sostegno educativo ai giovani e ai diversamente abili. Nomina avuta a novembre con decreto dell’arcivescovo di Catania, Luigi Renna.

A Biancavilla, padre Pino al momento resta presidente dell’associazione “Croce al vallone”, che gestisce la casa di riposo per anziani, e componente del consiglio di amministrazione della società immobiliare “Don Calaciura”.

Vicario foraneo di Biancavilla-Santa Maria di Licodia, il sacerdote ha già ultimato in chiesa madre i suoi due mandati di parroco. Diciotto anni compiuti a novembre: la prima nomina è del 2007, poi la riconferma nel 2016 a firma di Salvatore Gristina. Un incarico che, su decisione di Renna – notoriamente contrario al terzo mandato – potrebbe concludersi nel corso del 2026. Nessuna intenzione, finora, è trapelata dalla Diocesi. Il vescovo potrebbe pronunciarsi alla fine dell’anno pastorale, a giugno, per poi consentire l’insediamento effettivo all’eventuale nuovo parroco nel mese di settembre.

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