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Chiesa

Il vescovo Renna s’infuria con il sindaco Bonanno e nega la benedizione papale

Duro intervento del presule, che interrompe il primo cittadino nell’atto di affidamento alla Madonna

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Il volto tesissimo, l’espressione infastidita. Di più: visibilmente irritata. L’arcivescovo di Catania, Luigi Renna, infuriato contro il sindaco di Biancavilla, Antonio Bonanno, mentre era davanti alla Sacra Icona e ad una piazza affollata per il consueto “atto di affidamento” alla Madonna dell’Elemosina. Non ha fatto nemmeno in tempo a pronunciare la formula di rito ché il vescovo lo ha interrotto, facendogli una lavata di capo per poi chiudere bruscamente la celebrazione e ritirarsi velocemente in basilica, negando persino di impartire la benedizione papale. Una scena che ha sbalordito e che neppure la prontezza del coro, intonando i canti finali, è riuscita ad offuscare.

Piazza Collegiata era gremita di fedeli per la festa estiva in onore di Maria Santissima dell’Elemosina alla presenza dell’eparca di Piana degli Albanesi, mons. Raffaele De Angelis. Una funzione lunga, carica, non senza distrazioni, celebrata all’esterno, sul sagrato della chiesa, dall’arcivescovo etneo. È lo stesso Renna a chiamare il primo cittadino sul sagrato per la consueta preghiera dedicata alla Madonna e l’omaggio floreale. Antonio Bonanno, in fascia tricolore, si posiziona a fianco all’Icona, rivolto verso la piazza. Ecco il primo richiamo di Renna: «Si rivolga alla Madonna, perché è una preghiera». E aggiunge: «Solo la preghiera».

Ma il sindaco legge un intervento articolato: le radici di Biancavilla, il pensiero alle persone fragili e in difficoltà, il ruolo delle istituzioni, della Chiesa e della comunità, l’impegno ad essere «pionieri coraggiosi», auspicato al cospetto della «dolcissima Madre». Toni e parole marcatamente retorici, come suscita (o richiede) il contesto. Un accenno alla donna 74enne morta per un malore in strada, proprio mentre stava recandosi alla solenne celebrazione. Poi, i ringraziamenti al vescovo e al vicario foraneo e parroco, padre Pino Salerno…

Immediata, a questo punto, l’interruzione di Renna: «Bene, bene, solo la preghiera. È finito il discorso. “Il Signore sia con voi”». E rivolgendosi al sindaco: «Dobbiamo imparare che la preghiera è atto di affidamento. I saluti, nella liturgia, li fa solo l’arcivescovo, come ripeto tante volte ma poi mi costringete a fare queste brutte figure. Chi presiede l’eucaristia è l’arcivescovo. Non c’è neppure la benedizione papale!». Padre, Figlio e Spirito santo. E via, in tutta fretta, all’interno della basilica. La musica, il canto. Bonanno che scende, mesto, i gradini. La messa è finita. Ci si prepara – senza il vescovo – alla processione, in un vespaio di discussioni e facce sbigottite.

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Chiesa

“Bella fra’!”, comincia adesso il “grest inclusivo” della parrocchia Annunziata

Ognuno partecipa pienamente alle attività, a prescindere dalle proprie abilità o da eventuali difficoltà

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GOODNEWS.
Questa è la Biancavilla che ci piace

La chiesa Annunziata di Biancavilla, realtà storica e punto di riferimento per la vita religiosa e comunitaria di migliaia di cittadini, propone la settima edizione del Grest parrocchiale. Cominciata il 26 agosto, si completerà ad inizio di anno scolastico. Una scelta insolita rispetto agli altri Grest cittadini, generalmente concentrati all’inizio dell’estate, ma pensata per rispondere a un’esigenza concreta delle famiglie e dei più giovani.

«La scelta nasce dal desiderio di offrire ai ragazzi e alle loro famiglie un servizio in un periodo che solitamente risulta poco strutturato dal punto di vista pastorale», spiega l’educatrice Marilù Leanza. «Il Grest si configura come un ponte tra le attività estive e la ripresa del cammino ordinario dell’oratorio, favorendo un graduale riavvio delle attività pastorali e accompagnando ragazzi e famiglie verso il nuovo anno educativo».

L’iniziativa non rappresenta, dunque, una semplice parentesi di fine estate. Durante il mese di giugno, infatti, l’oratorio ha proposto percorsi di catechesi, attività laboratoriali e modalità educative differenti, mentre i campeggi estivi hanno coinvolto numerosi bambini e ragazzi. Il Grest si inserisce in questo percorso come un momento di passaggio e di rilancio, in vista della ripresa delle attività ordinarie prevista in autunno.

“Bella fra’!”, un omaggio a san Francesco

Il tema scelto per questa edizione è “Bella fra’!”, un’espressione diventata il filo conduttore di un progetto ispirato alla figura di san Francesco d’Assisi, patrono d’Italia, nell’anno in cui ricorre l’ottavo centenario della sua morte.

Francesco viene presentato ai partecipanti come un uomo libero, capace di scegliere con coraggio la propria strada e di vivere il Vangelo non soltanto come insegnamento, ma come testimonianza concreta in mezzo agli altri. Un messaggio particolarmente significativo per un’esperienza educativa che punta sulla semplicità, sulla fraternità e sulla capacità di stare insieme.

Il programma prevede numerosi laboratori e attività rivolti ai bambini della scuola primaria e ai ragazzi della scuola secondaria di primo e secondo grado. Tra le proposte figurano i laboratori di cucito, ballo, cucina, murales, arte, pattinaggio, “Orto in vetro”, “Iene” e “Pupi siciliani”.

Accanto alla creatività e al divertimento, ogni attività sarà pensata come occasione per imparare, collaborare e scoprire nuove capacità. Il gioco diventa così uno strumento per conoscersi, superare le differenze e costruire relazioni.

Un Grest inclusivo, oltre le parole

Tra gli aspetti che caratterizzano maggiormente questa edizione c’è la scelta di presentare il Grest come “l’unico Grest inclusivo”. «Abbiamo scelto di definirlo “Grest inclusivo” non per dire che gli altri non lo siano, ma perché l’inclusione è il cuore del nostro progetto, un valore concreto presente fin dall’inizio», sottolinea Marilù Leanza.

Inclusione significa, in questo caso, permettere ad ognuno di partecipare pienamente, indipendentemente dalle proprie abilità, dalle eventuali difficoltà o dalle caratteristiche personali. Per raggiungere questo obiettivo, attività, spazi e organizzazione vengono adattati alle esigenze del gruppo, così che ciascuno possa sentirsi accolto, valorizzato e parte integrante della comunità.

A fianco degli educatori e dei volontari è presente un team di adulti dedicato, composto anche da insegnanti di sostegno e genitori con esperienza diretta. Figure chiamate ad accompagnare i partecipanti nel percorso di integrazione e a garantire un’attenzione specifica alle diverse necessità. «L’inclusione non è un’etichetta, ma un modo di agire che mette al centro la persona e considera le differenze una ricchezza per tutti», aggiunge l’educatrice.

La comunità educante in campo

Il valore sociale del Grest emerge soprattutto nella partecipazione dell’intera comunità. Gli adolescenti saranno coinvolti nella cura dei più piccoli, i bambini potranno sperimentarsi in attività diverse e le famiglie saranno chiamate a condividere i momenti più significativi dell’esperienza.

È questa la dimensione che trasforma il Grest da semplice attività ricreativa a spazio di crescita collettiva. Un luogo nel quale non si vive soltanto il tempo libero, ma si impara a collaborare, ad aiutarsi, ad ascoltare e a riconoscere il valore di ciascuno.

L’oratorio, spiegano dalla parrocchia guidata da padre Giosuè Messina, è per sua natura uno spazio aperto, nel quale poter stare ed essere accolti senza giudizio. Ma perché continui a rispondere alle sfide di una società in cambiamento, ha bisogno di cura, competenze e attenzione quotidiana. Il Grest “Bella fra’!” nasce proprio da questa consapevolezza: offrire ai bambini e ai ragazzi un’esperienza di divertimento e formazione, ma anche un luogo nel quale nessuno si senta ai margini.

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Chiesa

Il monastero di Biancavilla si apre al mondo e accoglie due suore del Congo

La piccola comunità di via San Placido ospiterà per tre anni le religiose provenienti da Kabinda

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Alla vigilia della festa di santa Chiara, al monastero di Biancavilla, sono arrivate due monache dalla Repubblica Democratica del Congo. Suor Myriam, 47 anni, e suor Maria Amata, 59, resteranno per tre anni nella comunità biancavillese. Un viaggio lungo, un complesso iter burocratico e poi l’abbraccio di una piccola fraternità che oggi conta sette religiose. Le due clarisse provengono dalla città e dalla diocesi di Kabinda, dove erano inserite in una fraternità composta da 35 sorelle.

Sarebbe riduttivo raccontare questa storia soltanto come una vicenda religiosa. Perché dentro ci sono l’Africa e la Sicilia, la scelta personale e la necessità di una comunità, la burocrazia e la fede, le differenze culturali e la sorprendente capacità degli esseri umani di riconoscersi fratelli anche quando arrivano da mondi apparentemente lontanissimi.

Perché suor Myriam e suor Maria Amata potessero arrivare a Biancavilla è stato necessario affrontare un lungo e complesso iter burocratico, affrontato dalla madre badessa, suor Cristiana Scandurra. La richiesta di aiuto era partita proprio dal monastero biancavillese. Qualche mese fa una religiosa della comunità di Kabinda, che si trovava già in Italia per prestare servizio presso un altro monastero, aveva raggiunto Biancavilla per conoscere personalmente le clarisse.

Una missione per suor Myriam e suor Maria Amata

Quell’incontro aveva lasciato il segno. La fraternità siciliana, pur essendo numericamente ridotta, era apparsa alla religiosa congolese sorprendentemente viva, capace di portare avanti numerose iniziative senza perdere il cuore della loro esistenza: la preghiera. Da lì è maturata la decisione di accogliere la richiesta e di mandare due sorelle.

Per chi guarda questa vicenda con gli occhi della fede è un segno della Provvidenza. Per chi invece la osserva da una prospettiva più laica, resta comunque una coincidenza dal forte valore simbolico: nel giorno dedicato alla fondatrice delle Clarisse, una comunità nata ad Assisi quasi otto secoli fa, si ritrova a essere più “internazionale”.

Suor Myriam e suor Maria Amata hanno accolto la loro permanenza in Sicilia proprio come una missione: lasciare temporaneamente la propria terra, la propria comunità e le proprie consuetudini per entrare in una realtà nuova, con una lingua, una cultura e abitudini differenti.

La comunità biancavillese passa così da cinque a sette religiose. Numeri piccoli, dietro ai quali c’è una storia che parla anche del futuro della vita religiosa in Europa: monasteri che si trovano ad affrontare la diminuzione delle vocazioni e che, contemporaneamente, scoprono di poter ricevere nuova linfa dall’incontro con comunità di altri continenti.

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