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Cronaca

Pattuglie di carabinieri al mercato: azzerate denunce di scippi e furti

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Apprezzamenti positivi per la presenza dei militari in giro di controllo tra le bancarelle per trasmettere maggiore senso di sicurezza. Effetti concreti si sono avuti anche sul fronte dei reati: nessun borseggio nelle ultime settimane.

di VITTORIO FIORENZA

Carabinieri di pattuglia al mercato settimanale di Biancavilla, scippi e furti azzerati in un paio di settimane. È bastata la presenza dei militari, a piedi, tra le bancarelle che montano ogni mercoledì per registrare un calo repentino di reati ai danni di donne ed anziani.

La notizia dell’avvio dell’iniziativa era stata data da Biancavilla Oggi già la scorsa settimana. In occasione dell’ultimo mercato è stata disposta la presenza di carabinieri della stazione di via Benedetto Croce, assieme ai colleghi del battaglione Sicilia della Compagnia di Intervento Operativo. Una decina di militari dislocati tra via Filippo Turati, viale Europa e le strade limitrofe.

Il senso di sicurezza trasmesso alle centinaia di persone che affollano il mercato è stato percepito, al punto che tanti biancavillesi hanno apprezzato il servizio e manifestato gratitudine ai militari. L’effetto si è visto anche sul fronte delle denunce. A quanto pare nessuno si sarebbe presentato in caserma per comunicare borseggi o ruberie tra le bancarelle.

Nel recente passato, invece, non è passato un mercoledì senza che si sia verificato un episodio di microcriminalità, sempre ai danni delle persone più vulnerabili ed indifese.

Da qui, la risposta dell’Arma dei carabinieri, che ha attuato servizi di vigilanza con militari che circolano a piedi, posti di controllo e un’attenzione nei confronti di soggetti ritenuti di “interesse operativo”, registrando concretamente i primi effetti.

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Cronaca

Luca Arena, sei anno dopo: «Felice delle mie scelte, sono un’anima libera»

Sul mensile S il racconto della nuova vita del giovane che si ribellò al pizzo e ai “barellieri della morte”

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«Sono felice di quella scelta non tanto per gli anni di carcere che i processi scaturiti dalle mie dichiarazioni hanno determinato. Ma soprattutto per essermi liberato da persone che mi venivano dietro per chiedermi di giungere ad accordi che io non volevo prendere».

Il suo nome è legato al blitz antiracket “Onda d’urto”, quello che il capitano dei carabinieri, Angelo Accardo, definì «uno spartiacque investigativo». Un’operazione che portò a 12 arresti, svelò tre gruppi criminali eredi del vecchio clan Toscano-Mazzaglia-Tomasello e determinò condanne – in primo grado – a 60 anni di carcere.

Il suo volto – prima travisato, poi svelato – è quello apparso davanti alle telecamere Mediset de Le Iene e che ha scoperchiato l’orrore della “Ambulanza della morte” con i malati terminali uccisi con un’iniezione d’aria in vena. Un caso con due verdetti: Davide Garofalo condannato all’ergastolo in primo e secondo grado e Agatino Scalisi condannato a 30 anni con rito abbreviato.

È Luca Arena l’artefice di quello svelamento di segreti criminali, quando aveva appena 25 anni. Biancavilla Oggi lo aveva intervistato in alcune occasioni: “No al pizzo grazie al rap antimafia” (dicembre 2016), “Biancavilla non del tutto ripulita” (marzo 2017), “No alla mafia, vivere con dignità” (marzo 2019).

Luca, sei anni dopo le sue denunce. Si racconta a cuore aperto a Vittorio Fiorenza per S, il mensile siciliano d’inchiesta diretto da Roberto Benigno e disponibile anche nelle edicole di Biancavilla.

«Cosa rimane di tutta questa storia? Mi sento come se avessi purificato la mia anima. Se riguardo indietro quel ragazzo che ero, noto la sua tenerezza per avere avuto la capacità di cambiare radicalmente direzione ed essersi salvato».

Quattro pagine di racconto intimo, in cui l’ex titolare dell’agenzia funebre gestita con il padre Orazio e il fratello Giuseppe, parla della sua nuova vita. Uscito dal programma di protezione per i testimoni di giustizia, lavora lontano dalla Sicilia per un ente pubblico.

«Io oggi vivo anche di arte, mi occupo di pittura, un’altra passione che ho sempre avuto. Senza la mia denuncia – sottolinea Luca a S – sarei rimasto in quella condizione sospesa, mi sarei privato del bello che c’è nel mondo e che invece ho scoperto, grazie ai tanti viaggi che ho fatto. Le mie opere le firmo come Luca10, stesso numero che era stampato sulla mia maglia di calciatore».

Non sono mancati i momenti di forte sconforto. Ma non ha alcun rimpianto, Luca. E nemmeno timori e paure.

«Il mafioso che, eventualmente, un domani, volesse spararmi, togliendosi lo sfizio della vendetta per essere andato in carcere a causa delle mie denunce, lo faccia pure. Io ho già vinto. Ho vinto perché sono un’anima libera. Libera di pensare e agire, cosa che prima non potevo fare».

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