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Cronaca

Provoca un incidente e scappa: individuato “pirata” biancavillese

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Provoca un incidente a Nicolosi, ma fugge via. Il pirata della strada è stato però individuato dai carabinieri. Si tratta di un giovane biancavillese, che ora deve rispondere di lesione colpose e omissioni di controllo.

L’incidente è avvenuto ieri notte, intorno alle 3:45, in Via Aldo Moro a Nicolosi. Il pirata, un 23enne, alla guida di una Suzuki Swift, ha tamponato, presumibilmente a causa della velocità sostenuta, una Lotus Elise condotta da un coetaneo di Aci Catena.

Anziché fermarsi e prestare soccorso alla vittima, il biancavillese è fuggito via. Per fortuna, alcune persone presenti all’impatto, hanno chiamato immediatamente il 112. Sul posto, l’equipaggio di una “gazzella” del Nucleo Radiomobile della Compagnia di Paternò.

Gli operatori del 118 hanno soccorso il malcapitato, applicandogli dei punti di sutura al cuoio capelluto, rimasto lacerato dopo l’incidente, e constatando un lieve trauma cranico non commotivo (7 giorni la prognosi).

I militari, grazie alla preziosa collaborazione dei testimoni, sono riusciti in breve tempo a risalire alla targa dell’auto (intestata ad uno zio del giovane investitore) con conseguente identificazione del 23enne biancavillese, che, raggiunto nella propria abitazione, non ha potuto negare le proprie responsabilità, anche perché i rilievi tecnici svolti dai carabinieri hanno evidenziato sull’auto-pirata le ammaccature corrispondenti a quelle causate al mezzo investito.

Al giovane, oltre al ritiro della patente, sono stati contestati i reati di lesioni colpose e omissione di soccorso.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Cronaca

Liti di vicinato all’ombra dell’Etna: querelle nel cuore delle Vigne

Denunce tra la struttura di accoglienza “Casa di Maria” e i proprietari dei terreni circostanti

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È una lite di vicinato che dura ormai da anni a colpi di denunce e carte bollate. Un pessimo rapporto tra confinanti, nel cuore delle Vigne di Biancavilla, ai piedi dell’Etna. Da una parte Casa di Maria, la struttura che accoglie bambini e donne in difficoltà e che, sotto la guida dei coniugi Sergio Pennisi e Carmela Comes, svolge un’importante attività sociale. Dall’altra, la famiglia Borzì, che è proprietaria dei terreni circostanti.

C’è adesso un verdetto del Tribunale di Catania. La prima sezione penale, a firma del giudice Cristina Giovanna Cilla, ha emesso sentenza di assoluzione nei confronti di Giuseppe Borzì e del figlio Placido, assistiti dall’avv. Vincenzo Nicolosi.

Erano accusati di diffamazione (ma «il fatto non sussiste») e ingiuria (ma «il fatto non è più previsto dalla legge», essendo stato depenalizzato). Una terza accusa, relativa alla detenzione di munizioni, è andata in prescrizione. La sentenza dispone pure «la confisca delle munizioni in sequestro e la loro trasmissione alla competente Direzione di artiglieria».

È soltanto uno dei capitoli di un’articolata querelle tra le due parti, che ha strascichi anche in sede civile. Resta pendente ancora, a carico dei Borzì, una denuncia per lesioni personali, il cui procedimento entrerà nel vivo l’anno prossimo.

Altre querele sono state prodotte negli anni. Lungo l’elenco delle accuse nei confronti dei Borzì: violenza privata, stalking, estorsione, violazione di domicilio, danneggiamenti, incendio e persino atti osceni in luogo pubblico. Ipotesi di reato per le quali non si è avuto seguito o, come nel caso della violenza privata, è stata disposta l’archiviazione.

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