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Detto tra blog

In via Cellini una tragedia umana: demoliti un edificio e… una famiglia

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Blog Alessio Leotta

Le scene di demolizione dell’immobile di via Cellini sono state scene tragiche: hanno mostrato la fragilità dell’essere umano contro la spietatezza e la freddezza delle istituzioni. Ma le istituzioni, magari quelle locali, non dovrebbero conoscere personalmente i cittadini?

Questa “conoscenza” -mi sono reso conto- è ciclica di 4/5 anni e soprattutto non ha nessun calore umano. Proprio quello di cui aveva di bisogno la proprietaria dell’edificio quel mattino. Chiedeva la vicinanza, il conforto, una spalla su cui piangere magari nel ricordo del marito deceduto, lo stesso che aveva fatto tanti sacrifici per costruire quell’immobile. Certo, in modo abusivo. Non va dimenticato. E lo Stato non ammette errori e vive di macchine fredde e spietate come le ruspe.

Scrivo queste riflessioni volutamente dopo parecchi giorni dall’accaduto perché il pianto e le scene di disperazione viste quel giorno attraverso i video pubblicati da Biancavilla Oggi mi hanno profondamente commosso.

Appena ho sentito le urla di quel ragazzo che minacciava di buttarsi giù dal balcone ho pensato che in quel momento non esprimeva soltanto l’intenzione provocatoria di compiere un gesto estremo. Era piuttosto un sentirsi sconfitto, era come rivivere il lutto, era realizzare di essere abbandonato da tutte le istituzioni.

Così, la solitudine, la paura di perdere, la fatica e il ricordo del padre lo hanno spinto a quel comportamento.

Ma le ruspe sono fredde e le istituzioni spietate. Sicuramente la colpa non è unidirezionale: un cittadino deve adempiere ai propri doveri e reclamare i propri diritti, così come le istituzioni devono poter predisporre questo sano adempimento dei doveri.

E una domanda mi pongo: proprio da una vedova con due figli dovevano iniziare le operazioni di demolizione? Domanda banale che sicuramente è stata pensata da molti biancavillesi che non capiscono ancora i criteri della scelta.

Insomma, penso che in via Cellini, consapevolmente o inconsapevolmente, quella mattina vi è stata una tragedia umana. Non si è andati solo a demolire dei pilastri, ma si sono destabilizzate delle persone, si sono abbattute le personalità di una famiglia che senza il capo famiglia vive in una situazione di fatica e sforzi quotidiani per garantirsi un minimo giornaliero. Si sono abbattuti dei confini di rispetto sociale tra cittadini e Stato.

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Detto tra blog

Un maschilismo arcaico duro a morire: basta sfogliare l’albo degli scrutatori

Accade ancora nel 2022: i nominativi delle donne sposate, accostati al cognome dei mariti

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In attesa della consultazione referendaria del 12 giugno, scorrendo l’albo degli scrutatori del Comune di Biancavilla, mi sono accorta che le donne sono identificate mediante nome, cognome e… il cognome del marito. Anzi, peggio, sono esattamente identificate nella forma: Anna Rossi IN Verdi.

Ebbene sì, nell’epoca in cui in Italia finalmente è intervenuta la Corte costituzionale sul doppio cognome, a Biancavilla (certamente come altrove) si sente ancora la necessità di identificare l’appartenenza della donna a un uomo. Ciò, in barba a quanto già da oltre 60 anni ha statuito la Corte di Cassazione. La norma del Codice Civile prevede che il cognome del marito vada aggiunto a quello della moglie quale un diritto della donna, non per obbligo.

Pertanto, non essendo previsto alcun automatismo e volendo, per logica, escludere che tutte le donne di Biancavilla abbiano chiesto l’aggiunta del cognome del marito al proprio, devo concludere che siamo tristemente alle solite.

Infatti, a prescindere dal dato normativo e/o dall’eventuale impostazione tecnica del software utilizzato dal Comune di Biancavilla (e da altri Comuni, come presumo che sia), trovo tutto ciò arcaico, gretto, maschilista e sessista. E non posso che leggerlo come un rimando ad una subcultura sociale degli anni che furono, che fatica a cambiare.

Ipocrisie e subcultura patriarcale

L’importante, però, è che il 25 novembre e l’8 marzo si parli a sproposito di parità di genere, di uguaglianza di diritti. E si urli a gran voce “No alla violenza sulle donne”. Ed ancora più importante è che se ne parli durante le campagne elettorali. L’argomento “donne” è noiosamente utilizzato per acchiappare voti da parte di uomini e di donne che, di fatto, parliamoci chiaro, non sanno neanche quello che dicono.

La nostra ipocrita società non si rende conto che la mentalità e la subcultura maschilista e patriarcale imperanti nel nostro Paese abbiano origine in primis negli stereotipi di genere e familiari che noi stessi alimentiamo. Ne è un esempio l’identificazione della donna con l’aggiunta del cognome del marito. Oppure con l’utilizzo dell’odiosissima espressione “capo famiglia”. O ancora, con l’utilizzo in numerosi moduli di Istituzioni pubbliche (anche scuole!) dell’arcaica definizione di “patria potestà” in luogo della definizione corretta “responsabilità genitoriale”.

C’è da piangere. E c’è ancor più da piangere a pensare che, puntualmente, si debbano sollevare questi argomenti tramite Biancavilla Oggi, unica testata che abbia questa sensibilità. Possibile che nessuno dei politici (donne e uomini) di Biancavilla ed esponenti della cosiddetta società civile se ne siano accorti? Possibile che l’utilizzo di Anna Rossi IN Verdi non abbia disturbato nessuno? È mai possibile? A Biancavilla, sì. Possibilissimo.

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