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Chiesa

Con la processione dell’Addolorata l’augurio dei Bianchi a padre Pino

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La comunità ecclesiastica biancavillese continua ad essere impegnata in celebrazioni per i 25 anni di sacerdozio del prevosto, padre Pino Salerno.

Dopo la messa solenne in basilica di domenica e in attesa della celebrazione di lunedì 29 con l’arcivescovo di Catania, mons. Salvatore Gristina, un altro momento è stato riservato a padre Pino.

In coincidenza della giornata della Madonna Addolorata, la chiesa del Purgatorio, nella quale viene custodita la statua in cera e nella quale ha sede l’Arciconfraternita dei Bianchi che la venera, ha ospitato un altro momento dedicato al prevosto.

Padre Pino, peraltro, è il rettore della piccola chiesa di via Vittorio Emanuele, nonché assistente ecclesiastico dei Bianchi.

Così, dopo la messa in chiesa madre e una breve processione della statua dell’Addolorata, che dalla basilica, attraversando piazza Collegiata, è arrivata fino al “Purgatorio”, qui è intervenuto il governatore della confraternita, Salvuccio Furnari.

È stato, il suo, un discorso augurale nei confronti di padre Pino tra una rappresentanza di confrati dei Bianchi. Confrati che hanno voluto donare oggetti di arredi sacri al prevosto.

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Chiesa

Al grido di «Viva San Placido» aperto il sacello del patrono di Biancavilla

Il “rito delle tre chiavi” svela il simulacro del martire benedettino: simbolo dell’identità civica

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È un rituale antico che marca la comunanza tra l’autorità ecclesiale e quella civile di Biancavilla. Un rituale che “certifica” come le festività in onore del santo patrono rappresentino una manifestazione plurisecolare dell’identità civico-culturale.

È la “sbarrata” del sacello di San Placido, all’interno della cappella settecentesca a lui dedicata, affrescata da Giuseppe Tamo, che è il cuore pulsante della basilica di Biancavilla. Non un giorno qualsiasi o casuale, ma il 23 settembre, giorno storico per la nostra città, nel quale si ricorda il decreto del vescovo Andrea Riggio (correva l’anno 1709), che dichiarava San Placido patrono e protettore di Biancavilla.

La “cameretta” in cui è custodito il simulacro è stato aperto attraverso tre chiavi (ognuna legata a nastri di diverso colore). Il loro utilizzo in sequenza ha azionato, seppur simbolicamente, il meccanismo della cosiddetta “sbarrata”. Una chiave è quella del sindaco, un’altra è del presidente del circolo dei devoti e la terza è del prevosto parroco. Un rituale ripristinato nel 2018 per interessamento di Placido Lavenia, attuale presidente del circolo che raggruppa i devoti. All’apertura del sacello sono seguiti un applauso e un “Viva San Placido”, rinnovando una tradizione che ha attraversato i secoli.

La stessa descritta nella novella “San Placido” scritta da un giovane Federico De Roberto, che scelse l’ambientazione della Biancavilla dell’Ottocento, all’epoca del colera. E che è stata riproposta da Nero su Bianco Edizioni con l’aggiunta di preziosissimi contributi storico-letterari di Antonino Di Grado, Rosaria Sardo e Placido A. Sangiorgio.

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