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Comune senza progetti né gusto per la cultura: casse vuote o crisi di idee?

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Blog Placido Sangiorgio

Che la vita culturale di un comune di provincia possa esternarsi in iniziative non sempre di spessore e del tutto simili a quelle di altri centri del circondario, è cosa che non stupisce.

Sorprende – invece – che Biancavilla approssimi, ormai all’inerzia, un’attività che (seppur con periodi di stasi), nel corso del tempo gli aveva fatto acquisire uno status.

Ridurre, tutt’al più, l’iniziativa pubblica in materia di cultura alla presentazione sporadica di qualche libro stampato a destra o a manca (non si capisce, poi, con quale criterio di selezione), o alla divulgazione di un cartellone teatrale che (tralasciando l’opinabile campo delle scelte) non proponga né incontri con i produttori, né crei laboratori di confronto e verifica, è cosa che – poi – ne ingiallisce l’immagine.

Esternazioni pubbliche e private di amministratori e consulenti hanno colto nella crisi finanziaria globale, giunta alle casse dell’ente, le ragioni di questo mutamento di campo.

Qui, certo, non si mette in dubbio che – forse anche in misura considerevole – i denari siano venuti meno. Rimane, però, il sospetto che l’appellarsi alla crisi finanziaria possa costituire l’alibi per mettere alla porta l’ingombro del dover scegliere, progettare, proporre (tutti verbi di forma attiva, certo più impegnativi del comodo e apatico “siamo aperti”, “siamo disponibili”, “siamo sensibili”, etc.).

A differenza di quanto le amministrazioni degli ultimi decenni non abbiano lasciato pensare, gestire la vita culturale di un paese non è cosa semplice. Ci sono iniziative da attuare, prospettive da mettere in campo, indirizzi a cui dare continuità. E tutto si complica quando si entra nella questione dei beni architettonici e naturalistici dove tutela, valorizzazione, salvaguardia generano – già su più vasta scala – crisi di risposte e impegni futuribili.

Basta tenere a mente le ultime opere editoriali locali (volumi editi dal pubblico, per intenderci), la cui spesa si era risolta, quasi sempre, ai soli costi di stampa, per avvertire già il sapore di un ricordo remoto.

Ci sarebbe, invece, da pensare sul fatto che in un momento in cui gli orientamenti ministeriali mirano alla “dematerializzazione” e – per di più – si istituisce un fondo per l’editoria on line, a Biancavilla non si colga l’occasione di istituire una collana di e-book (anche di solo formato PDF) per valorizzarne cultura e peculiarità locali. Il vantaggio per i cittadini sarebbe di poter accedere a una risorsa di interesse comune, fruibile da qualsiasi parte del globo e di proporre a studiosi, cultori, semplici internauti l’immagine migliore di un centro etneo non privo di dati d’interesse.

I costi per l’Ente? Prossimi allo zero.

Lascia basiti che il centocinquantenario dell’Unità d’Italia, a parte i palloncini dei ragazzi delle scuole, sia trascorso senza un evento che ricordasse i sanguinosi moti biancavillesi, ispirati dall’idea di quel Risorgimento dei popoli che bramava libertà, unità, uguaglianza.

E non deve poi sorprendere se i nostri alunni non sanno chi siano stati Angelo Biondi e Placido Milone o ancora se i loro insegnanti alla domanda farebbero spallucce. Neppure una conferenza o un corso di aggiornamento nel cinquantenario della pubblicazione di “Un comune rurale della Sicilia etnea. Biancavilla 1820 – 1860” di Giuseppe Giarrizzo, monografia che ha fatto scuola in Italia (si pensi alla recensione di Leonardo Sciascia su “La Stampa”). Ad oggi l’unico quarantennio della storia comunale analizzato con un rigoroso criterio storiografico.

Viene anche da chiedersi come mai le ultime amministrazioni – protagoniste di scelte discutibili in merito al conferimento delle cittadinanze onorarie – non abbiano pensato al quasi novantenne Giarrizzo. Ermanno Scuderi (il vegliardo di quella generazione che ci ha consegnato il nome del poeta Antonio Bruno), è morto, mesi fa, senza il gradito riconoscimento.

Ma un’attenzione alla storia, alla letteratura, all’arte passa anche (e soprattutto) dalle cose piccole.

Dai manifesti e dagli inviti che pur si stampano (a volte troppo tardi), ad esempio. Si stenta a credere che nessuna personalità di rilievo, se invitata, non si lasci coinvolgere, gratuitamente, per un progetto culturale di un decoroso comune alle pendici del Vulcano.

Pensare che a distanza di anni altri enti, solo con locandine, cartoline, interventi – raccolti nel tempo – ci hanno fatto cataloghi e mostre.

Se si valuta, poi, che da secoli a Biancavilla è riconosciuta una tradizione letteraria, perché non esporre in luoghi simbolici versi e brani degli scrittori che più l’hanno illustrata nel tempo? Quanto sarebbe più gradevole, per chiunque, passeggiare in una città che custodisca l’orgoglio della sua memoria!

Non sarebbe il caso di coinvolgere il jazzista Dino Rubino, nome ormai affermato del panorama italiano, che il patriarca Enrico Rava ha dichiarato più volte essere trombettista che adora, in iniziative musicali che, in tempi di crisi, darebbero quel quid a un’estate che troppo spesso è di sola canicola?

Si è parlato tanto di cose e spazi di rappresentanza dell’Ente, eppure in nessun luogo deputato si trova un frammentino di ematite biancavillese: il minerale proveniente da questo territorio che fa l’orgoglio e l’attrazione dei musei di scienze naturali di ogni dove. Si rimanda alla bibliografia specifica.

Sorvoliamo il discorso sull’archeologia e sullo studio delle prime testimonianze della nostra storia.

Biancavilla rischia oggi il male più grande: l’anonimato. Il tradimento del suo specifico, del tanto citato genius loci.

L’immobilismo non è, quindi, solo questione di crisi finanziaria. Pare ci sia, a livello istituzionale soprattutto, una diffusa crisi di idee, oltre che di progetti, di gusto, di identità.

Tanto più si riesce a creare con tanti meno soldi è l’equazione che fa la grandezza degli uomini e delle città. La cifra di quel meglio che i tempi, da tempo, aspettano.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Detto tra blog

Se anche a Biancavilla l’Etna è ritenuta femmina ci sarà pure un motivo?

Ho affiancato tante donne che guardano il futuro con occhi pieni di luce, grande grinta e passione

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"Gioiello", olio su tela, Anna Aiello

Che le donne in cantiere siano rare, ok, lo abbiamo capito. Ma questa volta non voglio più sottolineare il maschilismo e la disparità nel mio settore, perché sarei ripetitiva. Il tempo mi ha fatto maturare altre prospettive e altre riflessioni durante questo meraviglioso percorso nel mio straordinario paese: sì, straordinario!

Siamo abituati a trovare solo i difetti del nostro piccolo centro, che sicuramente ci sono, per carità. Ma girando tutto il giorno per le vie e molte case di Biancavilla, vedo solo “bellezza”. Non la bellezza che immaginate voi. Io incontro bellezza di anime tutte al femminile!

Vorrei elencarle ad una ad una le grandi Donne che ho affiancato nei loro sogni, nelle loro imprese e nelle loro lotte. Donne che guardano il futuro con gli occhi pieni di luce, con grande grinta, passione, senza mai tirarsi indietro alle sfide della vita.

Ho affiancato donne che hanno deciso di uscire fuori, allo scoperto, perché orgogliose del loro successo. Donne fuori dall’ordinario che hanno messo tutte se stesse per vedere realizzati i loro sogni. Donne che sfidano i luoghi comuni non per spiccare, ma per sbocciare. Colleghe, Collaboratrici, Amiche, Clienti… Tutte Donne con una marcia in più, piene di voglia di fare, di iniziative e di grande cuore verso gli altri.

Una cosa è certa, nessuna di loro sta a casa a fare “la maglia”, le cosiddette “casalinghe” sono un miracolo della natura…non solo con grande amore donano tutte se stesse per i loro cari, ma a volte vanno oltre e si occupano anche di realtà molto delicate e complesse del nostro comprensorio dedicando il loro tempo libero al prossimo.

Le chiamo le Super Donne di Biancavilla: designer, imprenditrici, artiste, avvocatesse, lettrici e scrittrici, madri, architette e – perché no? – “influencer”, dottoresse, ingegneri, commercianti, manager, insegnanti… Sì, esistono tutte queste donne a Biancavilla: sono loro che portano a Biancavilla la vera magia e sono sicura che saranno loro a cambiare questo nostro paese ma, a volte, siamo troppo ciechi per vederlo e troppo ottusi per capirlo.

Questa vera e fondata realtà è poco visibile. E poco se ne parla… perché, citando ancora una volta il mio grande saggio in cantiere, “le donne devono stare a casa”! Quindi, qualsiasi traguardo femminile è visto come deleterio per una società “patriarcale”. Se poi non hai figli… Ahhh, apriti cielo! Servi a poco o quasi a niente!

Ma ci sarà un motivo perché la nostra amata Etna è donna, no? L’importante è non farla arrabbiare! Gli uomini di Biancavilla? Simpatici. Lavorano.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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