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Cronaca

Prende a pugni e a schiaffi i passanti, poi si “barrica” in una tabaccheria

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Carabinieri e vigili urbani intervenuti nella tabaccheria di via Vittorio Emanuele

Carabinieri e vigili urbani intervenuti nella tabaccheria di via Vittorio Emanuele

di Vittorio Fiorenza

Va in escandescenza, schiaffeggia e prende a pugni i passanti e poi si “barrica” in una rivendita di tabacchi, fino a quando viene convinto ad uscire da carabinieri e vigili urbani.

Una mattinata di trambusto, ieri, nel cuore del centro storico di Biancavilla. Protagonista dell’episodio, un uomo già altre volte segnalato ai Servizi sociali e noto alle forze dell’ordine perché sottoposto in passato ad altri interventi di Tso (Trattamento sanitario obbligatorio).

Tutto comincia in piazza Roma, verso le 8.30. Qualche voce grossa e gesti violenti da parte di questa persona che soffre di problemi psichici. Poi l’esplosione di violenza con pugni e schiaffi nei confronti di chi si trova davanti. Poi, la “fuga” lungo via Vittorio Emanuele. Percorre qualche centinaio di metri, entrando nel tabaccaio all’angolo con via Francesco Crispi. Conosce il titolare, si sente al sicuro e non ne vuole sapere di uscire.

Da qui, la chiamata al 112 e alla polizia municipale di Biancavilla. Carabinieri e vigili urbani intervengono subito, ma impiegano alcune ore per tentare di calmare e tranquillizzare l’uomo.

Convinto ad uscire fuori dalla rivendita di tabacchi, è stato “intrattenuto” nella viuzza attigua dai militari e dai vigili urbani, fino a quando è arrivato il personale medico dell’ufficio “Igiene mentale” di Adrano per applicare il normale protocollo previsto per casi del genere con l’accertamento sanitario e la conseguente terapia sedativa.

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Cronaca

Liti di vicinato all’ombra dell’Etna: querelle nel cuore delle Vigne

Denunce tra la struttura di accoglienza “Casa di Maria” e i proprietari dei terreni circostanti

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È una lite di vicinato che dura ormai da anni a colpi di denunce e carte bollate. Un pessimo rapporto tra confinanti, nel cuore delle Vigne di Biancavilla, ai piedi dell’Etna. Da una parte Casa di Maria, la struttura che accoglie bambini e donne in difficoltà e che, sotto la guida dei coniugi Sergio Pennisi e Carmela Comes, svolge un’importante attività sociale. Dall’altra, la famiglia Borzì, che è proprietaria dei terreni circostanti.

C’è adesso un verdetto del Tribunale di Catania. La prima sezione penale, a firma del giudice Cristina Giovanna Cilla, ha emesso sentenza di assoluzione nei confronti di Giuseppe Borzì e del figlio Placido, assistiti dall’avv. Vincenzo Nicolosi.

Erano accusati di diffamazione (ma «il fatto non sussiste») e ingiuria (ma «il fatto non è più previsto dalla legge», essendo stato depenalizzato). Una terza accusa, relativa alla detenzione di munizioni, è andata in prescrizione. La sentenza dispone pure «la confisca delle munizioni in sequestro e la loro trasmissione alla competente Direzione di artiglieria».

È soltanto uno dei capitoli di un’articolata querelle tra le due parti, che ha strascichi anche in sede civile. Resta pendente ancora, a carico dei Borzì, una denuncia per lesioni personali, il cui procedimento entrerà nel vivo l’anno prossimo.

Altre querele sono state prodotte negli anni. Lungo l’elenco delle accuse nei confronti dei Borzì: violenza privata, stalking, estorsione, violazione di domicilio, danneggiamenti, incendio e persino atti osceni in luogo pubblico. Ipotesi di reato per le quali non si è avuto seguito o, come nel caso della violenza privata, è stata disposta l’archiviazione.

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