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Cronaca

Ruba gasolio da una spazzatrice, fermato netturbino della Dusty

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carabinieri

I carabinieri della stazione di Biancavilla hanno fermato un operatore ecologico di 41 anni, dipendente della ditta Dusty, che nel centro etneo si occupa del servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani. L’accusa è di furto aggravato.

I militari dell’Arma hanno sorpreso l’uomo nel deposito dell’azienda, mentre rubava del gasolio, prelevandolo dal serbatoio della spazzatrice che le era stata assegnata per travasarlo con destrezza in due taniche di circa 50 litri ciascuna.

La quantità di carburante, una volta recuperata, è stata consegnata ad un responsabile dell’impresa del comparto di igiene ambientale.

Da parte della direzione della Dusty è stata avviata una procedura disciplinare nei confronti del dipendente sorpreso dai carabinieri.

«In effetti – si legge nella missiva inviata all’operatore ecologico – dal controllo delle schede carburante, la società aveva constatato, negli ultimi tre mesi, un eccessivo consumo, per cui era già stata posta una particolare attenzione a comportamenti che si sospettavano illeciti».

«Il furto di materiali e beni aziendali da parte del dipendente – si legge ancora – costituisce una gravissima violazione dei doveri comportamentali del lavoratore e determina una irrimediabile frattura del rapporto fiduciario».

Da qui, quindi, «la sospensione cautelare del servizio con effetto immediato e sino alla definizione della presente procedura disciplinare».

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Cronaca

Liti di vicinato all’ombra dell’Etna: querelle nel cuore delle Vigne

Denunce tra la struttura di accoglienza “Casa di Maria” e i proprietari dei terreni circostanti

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È una lite di vicinato che dura ormai da anni a colpi di denunce e carte bollate. Un pessimo rapporto tra confinanti, nel cuore delle Vigne di Biancavilla, ai piedi dell’Etna. Da una parte Casa di Maria, la struttura che accoglie bambini e donne in difficoltà e che, sotto la guida dei coniugi Sergio Pennisi e Carmela Comes, svolge un’importante attività sociale. Dall’altra, la famiglia Borzì, che è proprietaria dei terreni circostanti.

C’è adesso un verdetto del Tribunale di Catania. La prima sezione penale, a firma del giudice Cristina Giovanna Cilla, ha emesso sentenza di assoluzione nei confronti di Giuseppe Borzì e del figlio Placido, assistiti dall’avv. Vincenzo Nicolosi.

Erano accusati di diffamazione (ma «il fatto non sussiste») e ingiuria (ma «il fatto non è più previsto dalla legge», essendo stato depenalizzato). Una terza accusa, relativa alla detenzione di munizioni, è andata in prescrizione. La sentenza dispone pure «la confisca delle munizioni in sequestro e la loro trasmissione alla competente Direzione di artiglieria».

È soltanto uno dei capitoli di un’articolata querelle tra le due parti, che ha strascichi anche in sede civile. Resta pendente ancora, a carico dei Borzì, una denuncia per lesioni personali, il cui procedimento entrerà nel vivo l’anno prossimo.

Altre querele sono state prodotte negli anni. Lungo l’elenco delle accuse nei confronti dei Borzì: violenza privata, stalking, estorsione, violazione di domicilio, danneggiamenti, incendio e persino atti osceni in luogo pubblico. Ipotesi di reato per le quali non si è avuto seguito o, come nel caso della violenza privata, è stata disposta l’archiviazione.

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