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“Bella fra’!”, comincia adesso il “grest inclusivo” della parrocchia Annunziata

Ognuno partecipa pienamente alle attività, a prescindere dalle proprie abilità o da eventuali difficoltà

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La chiesa Annunziata di Biancavilla, realtà storica e punto di riferimento per la vita religiosa e comunitaria di migliaia di cittadini, propone la settima edizione del Grest parrocchiale. Cominciata il 26 agosto, si completerà ad inizio di anno scolastico. Una scelta insolita rispetto agli altri Grest cittadini, generalmente concentrati all’inizio dell’estate, ma pensata per rispondere a un’esigenza concreta delle famiglie e dei più giovani.

«La scelta nasce dal desiderio di offrire ai ragazzi e alle loro famiglie un servizio in un periodo che solitamente risulta poco strutturato dal punto di vista pastorale», spiega l’educatrice Marilù Leanza. «Il Grest si configura come un ponte tra le attività estive e la ripresa del cammino ordinario dell’oratorio, favorendo un graduale riavvio delle attività pastorali e accompagnando ragazzi e famiglie verso il nuovo anno educativo».

L’iniziativa non rappresenta, dunque, una semplice parentesi di fine estate. Durante il mese di giugno, infatti, l’oratorio ha proposto percorsi di catechesi, attività laboratoriali e modalità educative differenti, mentre i campeggi estivi hanno coinvolto numerosi bambini e ragazzi. Il Grest si inserisce in questo percorso come un momento di passaggio e di rilancio, in vista della ripresa delle attività ordinarie prevista in autunno.

“Bella fra’!”, un omaggio a san Francesco

Il tema scelto per questa edizione è “Bella fra’!”, un’espressione diventata il filo conduttore di un progetto ispirato alla figura di san Francesco d’Assisi, patrono d’Italia, nell’anno in cui ricorre l’ottavo centenario della sua morte.

Francesco viene presentato ai partecipanti come un uomo libero, capace di scegliere con coraggio la propria strada e di vivere il Vangelo non soltanto come insegnamento, ma come testimonianza concreta in mezzo agli altri. Un messaggio particolarmente significativo per un’esperienza educativa che punta sulla semplicità, sulla fraternità e sulla capacità di stare insieme.

Il programma prevede numerosi laboratori e attività rivolti ai bambini della scuola primaria e ai ragazzi della scuola secondaria di primo e secondo grado. Tra le proposte figurano i laboratori di cucito, ballo, cucina, murales, arte, pattinaggio, “Orto in vetro”, “Iene” e “Pupi siciliani”.

Accanto alla creatività e al divertimento, ogni attività sarà pensata come occasione per imparare, collaborare e scoprire nuove capacità. Il gioco diventa così uno strumento per conoscersi, superare le differenze e costruire relazioni.

Un Grest inclusivo, oltre le parole

Tra gli aspetti che caratterizzano maggiormente questa edizione c’è la scelta di presentare il Grest come “l’unico Grest inclusivo”. «Abbiamo scelto di definirlo “Grest inclusivo” non per dire che gli altri non lo siano, ma perché l’inclusione è il cuore del nostro progetto, un valore concreto presente fin dall’inizio», sottolinea Marilù Leanza.

Inclusione significa, in questo caso, permettere ad ognuno di partecipare pienamente, indipendentemente dalle proprie abilità, dalle eventuali difficoltà o dalle caratteristiche personali. Per raggiungere questo obiettivo, attività, spazi e organizzazione vengono adattati alle esigenze del gruppo, così che ciascuno possa sentirsi accolto, valorizzato e parte integrante della comunità.

A fianco degli educatori e dei volontari è presente un team di adulti dedicato, composto anche da insegnanti di sostegno e genitori con esperienza diretta. Figure chiamate ad accompagnare i partecipanti nel percorso di integrazione e a garantire un’attenzione specifica alle diverse necessità. «L’inclusione non è un’etichetta, ma un modo di agire che mette al centro la persona e considera le differenze una ricchezza per tutti», aggiunge l’educatrice.

La comunità educante in campo

Il valore sociale del Grest emerge soprattutto nella partecipazione dell’intera comunità. Gli adolescenti saranno coinvolti nella cura dei più piccoli, i bambini potranno sperimentarsi in attività diverse e le famiglie saranno chiamate a condividere i momenti più significativi dell’esperienza.

È questa la dimensione che trasforma il Grest da semplice attività ricreativa a spazio di crescita collettiva. Un luogo nel quale non si vive soltanto il tempo libero, ma si impara a collaborare, ad aiutarsi, ad ascoltare e a riconoscere il valore di ciascuno.

L’oratorio, spiegano dalla parrocchia guidata da padre Giosuè Messina, è per sua natura uno spazio aperto, nel quale poter stare ed essere accolti senza giudizio. Ma perché continui a rispondere alle sfide di una società in cambiamento, ha bisogno di cura, competenze e attenzione quotidiana. Il Grest “Bella fra’!” nasce proprio da questa consapevolezza: offrire ai bambini e ai ragazzi un’esperienza di divertimento e formazione, ma anche un luogo nel quale nessuno si senta ai margini.

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Legalità, l’ufficiale dei carabinieri e l’inviato Rai all’oratorio dell’Annunziata

Incontro con il tenente colonnello dei carabinieri Vincenzo Bulla e il giornalista del Tg1 Giuseppe La Venia

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© Foto Biancavilla Oggi

Un momento di riflessione, ma anche di vicinanza e dialogo aperto con le nuove generazioni. È quello che ha vissuto l’oratorio “Don Bosco” della parrocchia Annunziata di Biancavilla, guidata da padre Giosuè Messina. Qui i ragazzi hanno avuto l’occasione di parlare di legalità, valori, rispetto delle regole e prevenzione. Due gli ospiti d’eccezione: il tenente colonnello Vincenzo Bulla, a capo del Reparto operativo del comando provinciale dei carabinieri di Agrigento, e l’inviato del Tg1, Giuseppe La Venia, che era stato già ospite in parrocchia.

Il filo conduttore del dibattito è stato il forte legame con la comunità locale. «Abbiamo ricevuto tanto da questo territorio e vogliamo trasmettere a voi ragazzi quello che abbiamo ricevuto», hanno sottolineato il tenente colonnello Bulla e il giornalista La Venia, entrambi di Adrano ed ex compagni di liceo.

Un invito accorato a coltivare e custodire cinque valori fondamentali per la crescita personale e collettiva: amicizia, rispetto, solidarietà, curiosità e apertura mentale.
Ampio spazio è stato dedicato all’importanza delle norme sociali e civili. L’incontro ha chiarito come il rispetto delle regole non debba essere visto come un limite, ma come un’autentica garanzia: «Le norme sono una tutela per la nostra libertà, altrimenti si cadrebbe nell’anarchia. Persino nel gioco le regole sono essenziali per garantire rispetto e divertimento».

Proiettati anche diversi filmati illustrativi per far conoscere ai ragazzi il lavoro quotidiano dell’Arma dei Carabinieri, le varie specializzazioni e i diversi ruoli al servizio della collettività.

Le testimonianze del militare e del cronista

Tra i temi di stretta attualità affrontati dal tenente colonnello Bulla, particolare attenzione è stata riservata al bullismo e al cyberbullismo. Sicurezza stradale: si è parlato dell’illusione di invulnerabilità che spesso colpisce i neopatentati, spingendoli ad azzardare alla guida. Il quadro peggiora drasticamente in caso di assunzione di alcol o sostanze stupefacenti, che generano il pericoloso “effetto tunnel” e azzerano i riflessi. Un richiamo è andato anche alla responsabilità civile e alle sanzioni particolarmente severe previste dal Codice della Strada.

Un dibattito arricchito con la testimonianza di Giuseppe La Venia, che ha evidenziato la fondamentale sinergia che deve sempre intercorrere tra il mondo dell’informazione e le forze dell’ordine. Il giornalista Rai ha ripercorso gli eventi legati alla cattura del boss Matteo Messina Denaro, evidenziando lo straordinario lavoro investigativo. La Venia ha sottolineato un profondo elemento di civiltà dell’ordinamento democratico: «Lo Stato ha garantito le cure mediche a Matteo Messina Denaro, malato terminale, nonostante si trattasse di un criminale latitante da decenni. La mafia non avrebbe mai fatto lo stesso. Questa è la differenza sostanziale tra la brutalità criminale e uno Stato di diritto».

“Buoni cristiani e onesti cittadini”

Un incontro intenso che lascia ai ragazzi di Biancavilla non solo nozioni di legalità, ma un prezioso bagaglio di consapevolezza civica per il loro futuro. L’inziativa è stata promossa dagli animatori dell’oratorio guidati da Salvo Cocina e Serena Leanza e dal parroco Giosuè Messina. Ha preso parte all’incontro anche il capitano Marco Savo, comandante della compagnia dei carabinieri di Paternò.

«L’oratorio – ha spiegato Cocina – ha voluto promuovere un momento di riflessione sulla legalità, coinvolgendo i giovani e la comunità. Attraverso il confronto e le testimonianze degli ospiti, si è sottolineata l’importanza di valori come il rispetto, l’onestà e la responsabilità. Seguendo l’insegnamento di don Bosco (“Buoni cristiani e onesti cittadini”), si è ricordato che la legalità inizia dai piccoli gesti quotidiani e dalla capacità di scegliere ciò che è giusto. L’incontro rappresenta un punto di partenza per un impegno condiviso tra oratorio, famiglie, scuola e istituzioni, con l’obiettivo di educare i giovani a diventare cittadini liberi, responsabili e onesti, capaci di contribuire al bene comune».

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Chiesa

Damiano, il piccolo devoto che al grido di “W San Placido” ha conquistato tutti

Il piccolo, indossando il tradizionale saio, ha partecipato alla processione, suscitando tanta tenerezza

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Durante i festeggiamenti in onore di San Placido, la comunità di Biancavilla ha vissuto un momento di profonda tenerezza e meraviglia. Tra i soci del Circolo cittadino intitolato al patrono che accompagnano il fercolo lungo le vie del centro, spiccava la presenza di un componente decisamente speciale: Damiano Badalati, un bambino che la prossima settimana compirà 5 anni.

Il piccolo ha sfilato con la compostezza e l’orgoglio dei soci storici, catturando l’attenzione e l’affetto dei numerosi fedeli presenti lungo il percorso. La sua partecipazione è nata da un desiderio chiaro e manifestato in famiglia: Damiano ha espresso con fermezza la volontà di prendere parte alla processione, chiedendo di indossare i simboli del Circolo per testimoniare la sua vicinanza al Santo.

Questo attaccamento assume un significato singolare alla luce del contesto familiare descritto dalla mamma. In casa, il culto di san Placido è vissuto con il tradizionale rispetto e la consueta venerazione, senza tuttavia manifestazioni di fervore straordinario. Quella di Damiano è una devozione intima e immediata, fiorita spontaneamente nel cuore di un bambino che non ha ancora compiuto cinque anni.

Nella festa che da secoli rinnova l’identità e la memoria storica di Biancavilla, il piccolo Damiano rappesenta una testimonianza di fede limpida, capace di toccare la sensibilità dei tanti biancavillesi che si sonpo riversati in strada per festeggiare il santo patrono.

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