Storie
Un 17enne compie un reato, il giudice lo manda in monastero: farà giardinaggio
Mezza giornata a settimana con le clarisse: progetto inedito in Italia per la riabilitazione del minore
È la prima volta che accade. Un percorso inedito per un 17enne coinvolto in un reato e che vive in una comunità di accoglienza per minori. Il ragazzo – come riporta Avvenire – trascorrerà mezza giornata di ogni sabato all’interno del monastero di clausura “Santa Chiara” di Biancavilla. Nell’ambito del procedimento penale a suo carico, il giudice ha autorizzato per lui un programma di messa alla prova.
Si tratta dell’istituto giuridico che consente la sospensione del processo in cambio di un progetto educativo e riabilitativo, il cui esito positivo comporta l’estinzione del reato. Nel caso del minore, che frequenta una scuola professionale, l’attività prevista consisterà nello svolgimento di lavori di giardinaggio e di manutenzione all’interno del monastero di via San Placido, con una presenza settimanale limitata a poche ore.
Il progetto rappresenta un’esperienza singolare nel panorama italiano e si inserisce nel più ampio dibattito sulle risposte educative e sociali ai fenomeni di devianza minorile.
L’iniziativa nasce da un incontro avvenuto tra le monache clarisse e alcuni giovani della comunità di accoglienza Comu.Casa, gestita dalla cooperativa ARA. Si è sviluppato un dialogo diretto tra i ragazzi e le religiose. Le domande hanno toccato aspetti centrali della vita monastica: il significato di una scelta radicale, il rapporto con il mondo esterno, la vita quotidiana scandita dalla preghiera, il tema della libertà e le ragioni di una gioia percepita come autentica.
Da questo confronto, alla presenza delle educatrici, è maturata la proposta di accogliere il ragazzo nel monastero per un’esperienza a cadenza settimanale. Un’occasione pensata per permettere al giovane di entrare in contatto con una realtà distante dalla sua esperienza e, allo stesso tempo, per offrire un contributo concreto al suo percorso di responsabilizzazione e reinserimento.
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Storie
«Cerchiamo una casa a Biancavilla per fuggire dall’America di Donald Trump»
Karen e Joseph raccontano il clima di repressione e dal Minnesota sognano di stabilirsi in Sicilia
Vivono in Minnesota, ma progettano di trasferirsi in Sicilia, a Biancavilla. Il clima di violenza e repressione in cui sono piombati gli Stati Uniti ha fatto maturare in loro questa decisione. Lui avvocato, lei architetto: entrambi oggi in pensione. I rastrellamenti e gli arresti compiuti dagli agenti federali dell’ICE, le uccisioni di Alex Pretti e di Renée Good, le manifestazioni di protesta. Immagini che abbiamo visto nei nostri tg. Karen Sauro e Joseph Pingatore li hanno vissuti in prima persona. Ora progettano di stabilirsi a Biancavilla (dove sono stati già diverse volte, ospiti di amici) per fuggire dall’America di Donald Trump.
«Eravamo a casa, a Saint Paul, la capitale dello Stato. Tutto è iniziato con le retate dell’ICE e l’accerchiamento dei quartieri abitati da immigrati. Poi – raccontano a Biancavilla Oggi – è degenerato fino all’uccisione di una donna innocente, colpita al volto e poi crivellata di colpi».
Un clima non più sopportabile. «Oggi non puoi più sentirti al sicuro nemmeno camminando per strada. Chiunque può diventare il prossimo bersaglio», dice Karen. «A pagare il prezzo più alto sono i più fragili: anziani trascinati fuori dalle loro case scalzi, con temperature sotto lo zero. Bambini prelevati alle fermate degli scuolabus. Persone innocenti colpite a morte. Ho paura. Ma ho ancora più paura per i miei vicini con la pelle scura».
«L’America caduta nelle mani di Trump»
«I cittadini del Minnesota sono persone forti. C’è una preoccupazione profonda per tutti, indipendentemente dal colore della pelle, da come si prega o da chi si ama». Karen ha deciso di non restare a guardare: ha seguito una formazione come osservatrice costituzionale ed è oggi reperibile per documentare interventi e operazioni dell’ICE nella comunità. «Il mio compito è osservare e registrare ciò che accade».
C’è stato un momento preciso in cui hanno capito che qualcosa, nel loro Paese, si era spezzato. «Già prima delle ultime elezioni, con l’ondata di sostenitori di Trump alimentata da Fox News. È sconvolgente vedere come tanti americani siano caduti nella propaganda, senza spirito critico». Così, loro, italoamericani, vedono l’Europa come una via di ritorno. «I nostri nonni – ci dicono – sono fuggiti dai regimi e sono venuti in America. Ora sembra che la storia si stia ripetendo al contrario».
Biancavilla, comunità che accoglie
È anche per questo che l’Italia non è più soltanto il luogo delle origini. Per Karen e Joseph sta diventando una possibilità reale in cui vivere: «Ora forse tocca a noi chiudere il cerchio e tornare alle radici. Viviamo nell’incertezza. E oggi questa incertezza è inquietante». L’idea di acquistare una casa in Italia nasce per questo. Biancavilla, in questo scenario, non è uno sfondo marginale. È una meta precisa. È il luogo dove immaginano una vita diversa, fatta di relazioni, sicurezza, normalità.
«Siamo diventati più che amici con le persone che abitano lì, siamo famiglia. Sapere di essere nelle vostre preghiere ci riempie il cuore. Forse sarà proprio questo a salvarci». Per diversi periodi hanno vissuto a Biancavilla, calandosi completamente nella nostra realtà. Lo hanno fatto non da turisti, ma da persone in cerca di relazioni, legami e quotidianità.
Qui hanno imparato i ritmi lenti delle giornate, il valore delle cose semplici, il peso delle parole scambiate senza fretta. Hanno condiviso tavole, feste di famiglia, momenti ordinari. Ed è proprio qui che hanno ritrovato qualcosa che negli Stati Uniti sentono di avere smarrito: una comunità capace di accogliere e di far sentire parte di qualcosa. «Ogni sera – dice Karen – ringrazio Dio per la gioia che questa famiglia, e tutta Biancavilla, portano nella nostra vita. Per noi è casa».
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Storie
“Woman in Innovation”, borsa di studio Amazon assegnata a Lucrezia Aiello
La 20enne di Biancavilla: «Una vittoria contro gli stereotipi, passione e intraprendenza non hanno genere»
Questa è la Biancavilla che ci piace
C’è anche una studentessa universitaria di Biancavilla, Lucrezia Aiello, che ha vinto una borsa di studio da Amazon. Un riconoscimento nell’ambito del programma di sostegno del percorso studi di giovani donne iscritte a corsi di laurea STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics).
Studentessa di Ingegneria informatica presso l’Università di Catania, Lucreazia Aiello, 20 anni, si è aggiudicata il premio “Woman in Innovation”, giunto alla sua settima edizione. L’intento del premio è aiutare una studentessa a realizzare i propri progetti di carriera nel campo dell’innovazione e della tecnologia, con particolare riferimento all’ingegneria informatica.
Oltre agli studi in Ingegneria, Aiello si sta laureando in Pianoforte al Conservatorio “Vincenzo Bellini” di Catania. Un percorso che unisce logica e creatività, nato da una passione per la risoluzione di problemi complessi, dagli scacchi alla programmazione. Il suo sogno è fondare una startup tecnologica capace di generare un impatto concreto sulla società.
«Questa borsa di studio – sottolinea Lucrezia – rappresenta una vittoria contro gli stereotipi e dimostra che la passione e l’intraprendenza non hanno genere: l’ambizione e la determinazione sono gli unici requisiti per realizzare i propri sogni».
In quanto vincitrice, la studentessa di Biancavilla riceverà un contributo economico di 18mila euro per tre anni, oltre al supporto personalizzato di una mentor Amazon: una figura femminile del mondo tech pronta ad accompagnarla lungo il cammino accademico e professionale.
Dal 2018 ad oggi, il programma ha sostenuto 33 giovani donne in Italia, aiutandole a costruire un percorso professionale nell’ambito digitale. Grazie alla combinazione di supporto economico e mentoring, molte delle ex vincitrici hanno fatto il loro ingresso nel mondo professionale o sono impegnate in programmi internazionali di specializzazione.
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