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Cultura

L’enigma “Biancavilla”, nuova ipotesi (“normanna”) sull’origine del nome

Prosegue la ricerca per scoprire le radici del toponimo che venne attributo al Casale di Callicari

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Fra i primi, a quanto ci risulta, a proporre una spiegazione del nome Biancavilla è stato il cosiddetto “Anonimo della Collegiata”, autore di un manoscritto adespoto del 1849, conservato nell’Archivio parrocchiale (Cat. III Clas. I Fasc. I NI) e pubblicato, a cura di chi scrive, in appendice a Il manoscritto di Michelangelo Greco (Biancavilla 2009, Biblioteca comunale “Gerardo Sangiorgio”).

Scrive, infatti, il Nostro: «… essendo allora questo suolo assaj ameno pella varietà de’ diversi fiori, che dalle sue piante sbucciavano abbondantemente, e delli medemi j maggiori, odoriferi e bianchi; dalla cui soavità non men che dalla salubrità dell’aere sorpresa un tempo la Regina Bianca, elesse Ella questo luogo per soggiorno della sua velleggiatura. Onde, riflettendo gl’abitatori ed al significato del nome ‘Callicari’ [scil. Colles Chari, o Collis, et Campus amoenitatis, sive deliciarum] ed all’occorso della sudetta regina, contenaronsi col corso del tempo, lasciata la prima denominazione di ‘Greci Moncada’, ed in memoria ossequiosa dell’anzidetta Regina Bianca, ed in reviviscenza del primevo locale nome ‘Callicari’, Biancavilla la chiamarono».

In altre parole, il nome di Biancavilla deriverebbe dal nome proprio della regina Bianca + villa. Gli autori successivi chiariranno che la regina in questione è Bianca di Navarra, moglie di Martino il Giovane, che regnò il Sicilia fino al 1441. «Secondo alcuni»,  leggiamo su  Wikipedia, «il nome sarebbe un omaggio alla regina Bianca di Navarra, ma deriva in realtà dal colore bianco delle case che facevano contrasto col nero lavico della zona».

Da “Alba” a “Bianca”

Nel Manoscritto di Michelangelo Greco, l’autore, contemporaneo dell’Anonimo, in una pagina poco leggibile, così scrive: «[R]assodato il tutto i[mpo]sero [a]lla nuov[a] [Colonia il] nome di Albanavilla esprimen[do] con la [de]nominazione la sua origine dall’[Albania,] aggiungendovi la parola Villa in segno [di] [devozi]one per la miracolosa Immagine di [M. Santissima dell’Elemosina] …».

Questa tesi viene ripresa e meglio esplicitata su Biancavilla Oggi da Filadelfio Grasso (Perché Biancavilla si chiama così?, 27 giugno 2022), secondo cui «Il passaggio da Albanavilla a Albavilla sembra essere soltanto un’abbreviazione noncurante dell’importanza del primo termine (Albana) riferito agli albanesi». «Il secondo passaggio, quello che da Albavilla portò a Biancavilla, a nostro modo di vedere, è dovuto a un errore di traduzione nell’interpretare Alba (sincope di Albana) con il femminile sostantivato dell’aggettivo latino Albus – Alba, tradotto in Bianca».

La ricerca linguistica

Se queste sono le ipotesi finora formulate, dobbiamo chiederci adesso cosa dice la ricerca linguistica e toponomastica in particolare.  Nel Dizionario onomastico della Sicilia (2 voll., Palermo 1993, Centro di Studi filologici e linguistici siciliani), Girolamo Caracausi alla voce Biancavilla, fa notare «nel composto l’ordine di successione degli elementi di tipo francese». La struttura del composto, infatti segue un ordine, Agg. + Nome, tipico di moltissime città francesi, soprattutto della Normandia (e.g.: Agon-Coutainvill, Blainville-sur-Mer, Deauville, Granville, Hérouville-Saint-Clair, Quinéville, Tancarville, Tourlaville, Trouville-sur-Mer, Yerville ecc.).

In Sicilia, oltre a Biancavilla, troviamo Altavilla Milici, in provincia di Palermo, e Francavilla di Sicilia nel Messinese. Diverse città col nome di Francavilla si travano nell’Italia meridionale: Francavilla al Mare (CH), Francavilla Angitola (VV), Francavilla Fontana (BR) e Francavilla in Sinni (PZ). Su Francavilla sempre il Caracausi dice che «l’ordine dei componenti, opposto a quello di Villafranca, cioè col determinante che precede il determinato, indica un influsso normanno, essendo caratteristico della Francia settentrionale»; inoltre cita per un confronto tipologico le città francesi di Francheville o Franqueville, in antico francese Francavilla.

Da Biancavilla alla Francia

A questo punto ci viene la curiosità di sapere se per caso esistono in Francia città col nome simile a Biancavilla. Intanto troviamo Andelot-Blancheville, un comune francese di 935 abitanti situato nel dipartimento dell’Alta Marna nella regione del Grand Est; per gli appassionati del cinema horror c’è pure un film del 1963, dal titolo Il mostro di Blancheville. C’è poi Blacqueville, un comune di 597 abitanti situato nel dipartimento della Senna Marittima nella regione della Normandia; sempre nel nord della Francia, vicino al canale della Manica c’è il Bois (Bosco) de Blanqueville. Ma non è finita, perché persino nell’Irlanda occupata, come sappiamo, dai Normanni nel Medioevo, troviamo una famiglia attiva nel XII secolo, i Blanchville; nel 1309 un tale Maurice Blanchville fu consacrato Vescovo di Leighlin. E sempre questa famiglia fondò la parrocchia (parish) di Blanchvillestown, nella contea di Kirkenny.

Tornando in Italia, a Cuneo, scopriamo l’esistenza della Marchesa Michela Grimalda Blancavilla di Peveragno e Boves, morta nel 1658.

L’ipotesi “normanna”

Un altro aspetto interessante da tenere presente, ai fini di una corretta valutazione, riguarda una variante fonetica del nome Biancavilla, molto diffusa nelle fonti scritte sette-ottocentesche. Si tratta di Brancavilla: il determinante Branca– fa pensare meglio a una base del tipo Blanca-, piuttosto che Bianca-. In altre parole, sia Branca– che Bianca– derivano da Blanca-.

Come dimostrerebbe la presenza del gentilizio della marchesa Blancavilla, è possibile che anche il nostro toponimo Biancavilla derivi dunque da qualche discendente di una famiglia di origini normanne che portava un nome simile e che avrebbe dato il proprio nome al Casale di Callicari. Non abbiamo ancora la certezza assoluta su quanto ipotizzato, mancandoci l’anello di congiunzione, cioè un documento che chiarisca come si sia arrivati a chiamare Biancavilla col nome attuale. Di certo c’è, tuttavia, che, dal punto di vista metodologico, solo studiando il toponimo all’interno di una classe di elementi simili che si possono confrontare tra loro in un quadro di riferimento storico-culturale,  è possibile fare luce sulla sua origine o, in ogni caso, fare proseguire la ricerca.

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Jimmy Sax, il musicista internazionale in concerto in piazza Roma il 4 ottobre

L’autore di “No man no cry”, con oltre mezzo miliardo di stream su Youtube, si sibirà per San Placido

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Sarà Jimmy Sax, uno dei più conosciuti e apprezzati sassofonisti della scena internazionale, l’ospite musicale della festa di San Placido a Biancavilla. L’appuntamento è fissato per domenica 4 ottobre in piazza Roma, nell’ambito dei festeggiamenti dedicati al patrono della città. Una serata che punta dunque sulla musica e sul grande spettacolo, con l’arrivo a Biancavilla di un artista capace di conquistare il pubblico internazionale attraverso un originale connubio tra sassofono, musica elettronica e sonorità dance.

Jimmy Sax, nome d’arte del musicista francese Jeremy Rolland, è diventato popolare in tutto il mondo grazie soprattutto a “No Man No Cry”, brano che ha contribuito a trasformarlo in un fenomeno internazionale. Le sue esibizioni dal vivo sono caratterizzate dall’uso del sassofono come protagonista assoluto, inserito in arrangiamenti elettronici e ritmi coinvolgenti. Jimmy Sax vanta oltre mezzo miliardo di stream e un milione di iscritti su YouTube.

La sua presenza a Biancavilla è stata anticipata dal sindaco Antonio Bonanno: «Portare a Biancavilla un artista del calibro di Jimmy Sax è un regalo che facciamo alla nostra comunità e a tutti i visitatori che arriveranno da ogni parte della Sicilia. Sarà una festa della musica, un abbraccio collettivo che renderà la nostra città, per una notte, la capitale internazionale della musica».

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Cultura

In Calabria premio al sacerdote Vincenzo Stissi, 77 anni dopo la morte

La comunità di Gallico rende omaggio al prete biancavillese, ricordato per il suo impegno di parroco

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A 77 anni dalla sua morte, c’è una comunità che continua a ricordarlo con gratitudine. Non è quella dove nacque, ma quella dove esercitò il suo ministero sacerdotale. Gallico, alle porte di Reggio Calabria, ha conferito un Premio speciale alla memoria a don Vincenzo Stissi, sacerdote nato a Biancavilla nel 1877, cappellano militare durante la Prima guerra mondiale e, dal 1922 al 1939, parroco della chiesa di Santa Maria di Porto Salvo. Una scelta che racconta quanto profondo sia rimasto il legame tra quella comunità e quel parroco.

La cerimonia, inserita nella XVII edizione del Premio Gallico, è stata dedicata alle personalità che hanno lasciato un segno nella storia del territorio. Tra loro, anche don Vincenzo, a conferma di una memoria che il tempo non è riuscito a cancellare. Per la famiglia è stato un momento di intensa commozione. A ritirare il riconoscimento è stato Mario Mazzaglia, pronipote del sacerdote. A lui è stata consegnata una targa da don Angelo Battaglia, odierno parroco.

«Anche se non eravamo presenti tutti – racconta a Biancavilla Oggi Grazia Mazzaglia, sorella di Mario – ci siamo emozionati tantissimo. Io ho perfino pianto. Ma la cosa che ci ha colpiti di più è stata l’accoglienza riservata a Mario. Ha incontrato persone che ricordavano ancora padre Stissi e perfino il nostro papà. Per noi è stata una gioia immensa».

La figura di Vincenzo Stissi l’abbiamo tracciata sulle pagine di Biancavilla Oggi, nell’ambito di una ricerca sui sacerdoti biancavillesi che hanno partecipato alla Grande Guerra. Un racconto in tre puntate che ha sottratto dall’oblio quei preti-soldato (oltre a Stissi, anche Placido Nicolosi e Pasquale Castro), che vissero l’esperienza della trincea.

Religioso carmelitano prima e poi sacerdote del clero secolare, Stissi attraversò alcune delle pagine più drammatiche del Novecento. Finita la guerra, seppe conquistare l’affetto della comunità di Gallico, alla quale dedicò tanti anni del proprio ministero sacerdotale e dove ricostruì la chiesa parrocchiale, distrutta dal terremoto del 1908. Morì a Biancavilla nel 1949.

«Anche Biancavilla ricordi padre Stissi»

«Avevo appena pochi anni quando morì – ci racconta ancora Grazia –. I ricordi sono quelli che mi hanno trasmesso mio padre e le zie Caterina e Anna, che gli furono vicine fino agli ultimi giorni. So che fu lui a portare nostro padre in Calabria, a farlo studiare, a permettergli di conseguire il diploma magistrale e a iniziare la carriera di insegnante. Era una persona che si prendeva cura degli altri».

E poi un desiderio che Grazia esprime attraverso Biancavilla Oggi, anche a nome di tutti gli altri nipoti e pronipoti: «Vorrei che padre Stissi fosse ricordato anche a Biancavilla». Un desiderio che nasce dal cuore di una famiglia, ma che può diventare anche una riflessione per tutta la città. Il premio conferito a Gallico consegna infatti a Biancavilla una domanda semplice e significativa: perché una comunità distante decine di chilometri continua a custodire con tanta riconoscenza la memoria di questo sacerdote (grazie pure ad un lavoro di ricerca di Domenico Mazzu), mentre nel suo paese natale il suo nome è quasi sconosciuto?

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