Connect with us

Cronaca

Mafia, via al processo “Garden” ma il Comune non è parte civile

Published

on

© Foto Biancavilla Oggi
di Vittorio Fiorenza

Sarebbe stato un atto concreto e dirompente: affrontare, faccia a faccia, nelle aule giudiziarie gli imputati del blitz scaturito dalle indagini sugli omicidi di Alfredo Maglia, Agatino Bivona e Nicola Gioco. Ma il Comune non l’ha fatto. Mancanza di coraggio, grave disattenzione, ingiustificabile dimenticanza? Fatto sta che non si è costituito parte civile nei procedimenti già avviati (uno con rito ordinario, l’altro abbreviato) relativi al blitz “Garden” dell’ottobre 2014.

Un’operazione che ha svelato inquietanti dettagli, parecchi dei quali pubblicati da Biancavilla Oggi. Non soltanto episodi di estorsioni. Questa volta gli inquirenti si dicono certi di avere sventato almeno due omicidi (uno in extremis, il giorno di San Placido).

Il sequestro di un arsenale di armi ha dato l’idea, poi, di ciò che un’ala del clan biancavillese stava per fare contro il gruppo contrapposto.

Sullo sfondo, i delitti di Maglia ad Adrano e le “48 ore di fuoco” del gennaio 2014. Per quei fatti, Biancavilla è stata catapultata sui tg nazionali e sulle cronache di tutti i giornali, facendo un balzo indietro verso gli anni ’80 e un tonfo di immagine irreparabile.

Ecco perché dal Comune ci si aspettava un’attiva partecipazione ai procedimenti giudiziari con la costituzione di parte civile, come ormai è prassi elementare per tante amministrazioni locali.

Ma perché il Comune non ha fatto questo gesto semplice quanto significativo, spesso auspicato dai magistrati che sono in prima linea nella lotta alla mafia?

Un interrogativo girato al sindaco Giuseppe Glorioso, che ha risposto arricciando le spalle.

«Guardi, con l’onestà che contraddistingue i nostri rapporti, caro Fiorenza, mi coglie assolutamente impreparato. Un’altra risposta non sarebbe onesta da parte mia. Non ho valutato se questo si può o non si può fare».

Ma come? Certo che si può. Anzi, si deve fare.

«Vorrei capire ora insieme a dei legali se possiamo inserirci nel procedimento. Chissà quante deficienze o carenze ha l’amministrazione comunale nell’azione quotidiana».

Non parliamo di una piccola “deficienza”, in questo caso.

«Sì, non mi voglio nascondere dietro un dito o non rispondere alla sua domanda né voglio dire che la colpa è di altri. Valuterò. Ha fatto bene a fare questa sua domanda, le sono grato».

Per la cronaca: i tempi tecnici per proporsi, il Comune non ce li ha più, secondo quanto ci riferiscono fonti legali. Un’occasione persa. È stata sciupata la possibilità, per esempio, di potere vedere il primo cittadino, alla prima udienza, con tanto di fascia tricolore, in rappresentanza dei biancavillesi onesti contro l’oppressione mafiosa. Ci vogliono adeguata sensibilità e coraggio per una simile scelta politica. Che senza alcun dubbio o esitazioni Biancavilla Oggi avrebbe applaudito e sostenuto. Una scelta comunque non più possibile. «Mi coglie assolutamente impreparato». Colpa dell’impreaparazione. Bene.

Chi, invece, non ha dubbi sul valore della scelta delle amministrazioni comunali di costituirsi parte civile nei processi di mafia è il Procuratore capo della Repubblica di Catania, Michelangelo Patanè, che così aveva risposto a Biancavilla Oggi, a margine dell’inaugurazione dello sportello antiracket di “Libera Impresa” a Villa delle Favare.

«È molto importante perché per i cittadini assume il significato che anche l’istituzione è con loro e rappresenta una parte fondamentale nel processo».

Procuratore Patanè, il Comune di Biancavilla invece non l’ha fatto nei procedimenti “Garden”.

«Speriamo che in altre occasioni ci ripensi» (risata di imbarazzo, ndr)

Altre occasioni ci sono pure state. Per esempio il processo “The Wall”. E anche quella volta, l’amministrazione comunale ha preferito non affrontare gli imputati di mafia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Advertisement
1 Comment

1 Comment

  1. vincenzo

    5 Aprile 2016 at 16:55

    Dobbiamo ricordare, sig. Fiorenza, che l’amministrazione comunale non si è mai costituita parte civile neppure negli innumerevoli processi che hanno coinvolto tanti consiglieri comunali per commissioni bluff, gettoni di presenza e quant’altro. Oggi come allora i motivi li sappiamo o per lo meno li intuiamo tutti…i cittadini non sono “impreparati”.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Cronaca

Controlli della polizia su 264 persone e 121 veicoli, dal centro urbano alle Vigne

Servizio ad ampio raggio degli agenti nei territori di Biancavilla, Adrano, Santa Maria di Licodia e Bronte

Published

on

I poliziotti del Commissariato di Adrano hanno eseguito, nel fine settimana di Ferragosto, controlli ad ampio raggio a Bronte, Adrano, Biancavilla, Santa Maria di Licodia. Sorpresi tre conducenti alla guida di veicoli sottoposti a fermo amministrativo con conseguenti sanzioni per 5.952 euro. Complessivamente, identificate 264 persone e controllati 121 veicoli, tra auto e moto.

In particolare, gli agenti sono stati impegnati sulle strade di collegamento e nei principali punti di snodo del traffico veicolare. Posti di controllo, fissi e dinamici, predisposti inoltre nelle zone di villeggiature delle “Vigne”, nei territori di Adrano, Biancavilla, Santa Maria di Licodia.

In questi casi, i cittadini che trascorrono il periodo estivo nelle zone rurali dell’Etna hanno espresso la loro gratitudine ai poliziotti. Non sono mancate occasioni di dialogo con i poliziotti che hanno fornito consigli e suggerimenti per tenersi alla larga da truffatori e malintenzionati.

Una parte significativa degli accertamenti espletati in strada dai poliziotti del Commissariato di Adrano sono stati dedicati al monitoraggio delle condotte tenute da automobilisti e motociclisti. Sono state rilevate alcune infrazioni al Codice della Strada legate all’assenza di copertura assicurativa, alla mancanza della revisione periodica del mezzo e alla guida senza patente e ciò ha determinato rispettivamente il sequestro del mezzo, la sospensione dalla circolazione e il ritiro della patente.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Continue Reading

Cronaca

«Scommesse illegali all’internet point», gestore condannato dalla Cassazione

Chiuso un procedimento lungo sette anni: confermati i pronunciamenti di primo e secondo grado

Published

on

È diventata definitiva la condanna per il titolare di un internet point di Biancavilla coinvolto in un’attività di raccolta abusiva di scommesse attraverso un operatore estero privo di concessione in Italia. La Corte di Cassazione ha infatti dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa, confermando quanto stabilito nei precedenti gradi di giudizio.

La vicenda giudiziaria – come ricostruisce Agipro, l’agenzia di stampa specializzata in giochi e scommesse – era iniziata davanti al Tribunale di Catania, che a fine 2019 aveva riconosciuto la responsabilità dell’imputato. La Corte d’Appello, sei anni dopo, aveva confermato la condanna, concedendo i doppi benefici di legge e subordinando la sospensione condizionale della pena allo svolgimento di un’attività non retribuita a favore della collettività.

A portare i giudici a escludere che si trattasse di un normale servizio di accesso a internet sono stati diversi elementi emersi durante gli accertamenti. All’interno del locale erano presenti una postazione utilizzata per l’attività e un computer collegato a un sito di scommesse. In appena una settimana erano state registrate 2.131 schedine per una somma complessiva di 5.227 euro.

Gli investigatori avevano inoltre individuato un conto di gioco ritenuto riconducibile al gestore dell’esercizio, oltre a numerose ricevute trovate nel cestino del front office e a una cassetta contenente denaro contante. Per i giudici, il complesso di questi elementi ha consentito di ricostruire un’attività che andava oltre la semplice disponibilità di computer e connessione internet ai clienti.

Respinta la ricostruzione della difesa

La difesa aveva sostenuto invece che l’internet point offrisse esclusivamente apparecchiature per la navigazione online e che non vi fosse una vera attività di raccolta delle giocate. La Cassazione non ha accolto questa ricostruzione, ritenendo che l’attività svolta configurasse una forma di intermediazione e raccolta di scommesse.

Il procedimento riguardava quindi un’attività esercitata senza i titoli richiesti dalla normativa italiana, tra cui la concessione necessaria per la raccolta delle scommesse e la licenza di pubblica sicurezza prevista dall’articolo 88 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza.

La difesa aveva sottoposto alla Suprema Corte dieci motivi di ricorso, contestando diversi aspetti della decisione d’appello. Le censure riguardavano, tra l’altro, la ricostruzione dei fatti, la configurabilità del reato e il trattamento sanzionatorio. La Cassazione le ha dichiarate tutte inammissibili, chiudendo così definitivamente il procedimento.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Continue Reading
Advertisement

Solo su Biancavilla Oggi

Per la tua pubblicità
su Biancavilla Oggi
Logo Biancavilla Oggi
WhatsApp 095.2935230
info@biancavillaoggi.it

I più letti

Registrazione al Tribunale di Catania n. 25/2016
PROPRIETARIO e EDITORE
Associazione Nero su Bianco ETS
Iscrizione al RUNTS n. 2305 del 23.6.2026
Iscrizione al ROC n. 36315 del 16.3.2021
Direttore responsabile: VITTORIO FIORENZA

━━━━━
Nel rispetto dei lettori e a garanzia della propria indipendenza, "Biancavilla Oggi" non chiede e rifiuta finanziamenti, contributi, sponsorizzazioni, patrocini onerosi da parte del Comune di Biancavilla, di forze politiche e di soggetti locali con ruoli istituzionali o ad essi riconducibili.
━━━━━