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Cronaca

Quattro feriti in viale dei Fiori per lo scontro avvenuto tra due scooter

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di Alessandro Rapisarda

Solite scene, un copione visto e rivisto. Ennesimo incidente in viale dei Fiori, a Biancavilla. Sono quattro i giovani feriti, fortunatamente in modo non grave, a seguito di un incidente tra due scooter. Il luogo in cui è avvenuto è il tratto di strada vicino l’Istituto comprensivo “Antonio Bruno”, già teatro di incidenti in diverse occasioni.

Sul posto sono intervenuti operatori del 118 e carabinieri. I feriti sono stati trasportati al pronto soccorso dell’ospedale “Maria Santissima Addolorata” di Biancavilla per le medicazioni e gli accertamenti del caso.

L’ultimo incidente in viale dei Fiori risale a poco meno di due mesi fa con il violento impatto avvenuto tra due auto, che ha causato due feriti (un giovane di Adrano ed uno di Biancavilla), seppure non in maniera grave.

È dello scorso maggio la decisione unanime del Consiglio Comunale che impegna l’amministrazione Glorioso a dotare le principali arterie cittadine (a cominciare proprio da viale dei Fiori) di passaggi pedonali rialzati, che possano indurre gli automobilisti e i ciclomotori a ridurre la velocità. Una decisione dell’assemblea cittadina che non ha avuto seguito.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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1 Commento

1 Commento

  1. Alba

    1 Agosto 2017 at 8:48

    Ennesimo flop del sindaco glorioso…incapace a lavorare per il paese affinché sia più civile ed educato….ormai un paese al degrado….totale…

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Cronaca

“Ultimo atto”, chiesto il rinvio a giudizio per il clan di Pippo Mancari “u pipi”

Udienza preliminare: l’amministrazione Bonanno è parte civile, assenti le vittime delle estorsioni

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Udienza davanti al Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catania, Luca Lorenzetti, per trattare la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura nei confronti di 18 soggetti coinvolti nell’inchiesta “Ultimo atto”.

Le indagini, nel settembre 2023, aveva portato ad un blitz dei carabinieri per reati di associazione mafiosa, traffico di droga ed estorsioni. Al vertice dell’operazione criminale, Pippo Mancari u pipi, nome della vecchia guardia mafiosa di Biancavilla, che aveva ristrutturato il clan con giovani leve. Nello stesso ambito di inchiesta, anche il sequestro (finalizzato alla confisca) di beni ed attività imprenditoriali per un valore di 3 milioni di euro. In particolare, il clan gestiva il monopolio del trasporto merci su gomma (attraverso la cosiddetta “agenzia”) per le aziende di produzione agrumicola.

Oltre a Pippo Mancari, le richieste di processo riguardano: Salvatore Manuel Amato, Fabrizio Distefano, Placido Galvagno, Giovanni Gioco, Piero Licciardello, Nunzio Margaglio, Carmelo Militello, Nicola Gabriele Minissale, Alfio Muscia, Ferdinando Palermo, Mario Venia e Carmelo Vercoco (tutti erano stati sottoposti a misura cautelare in carcere). Assieme a loro pure Alfredo Cavallaro, Cristian Lo Cicero, Maurizio Mancari, Francesco Restivo e Marco Toscano (indagati a piede libero).

Gli avvocati di diversi imputati hanno chiesto il rito abbreviato. Il giudice deciderà nella prossima udienza, fissata per il 15 luglio.

L’assenza delle vittime di estorsioni

Nell’udienza preliminare si sono costituite le parti. Da rilevare, purtroppo, che tra le dieci persone indicate come parti offese (in quanto sottoposte al pagamento del “pizzo”), nessuna si è presentata per chiedere di costituirsi parte civile. Un segnale grave, che a Biancavilla ancora una volta fa riportare le lancette del tempo della legalità indietro agli anni dell’omertà e della paura. Di contro, invece, sono state ammesse come parti civili il Comune di Biancavilla e un’associazione antiracket.

In particolare, l’amministrazione del sindaco Antonio Bonanno, rappresentata dall’avv. Sergio Emanuele Di Mariano, aveva avanzato la richiesta «sia iure proprio, per ottenere il risarcimento del danno all’immagine della città e allo sviluppo turistico ed economico, sia quale ente preposto alla rappresentanza dei propri cittadini, per il pregiudizio arrecato dal reato all’ordine pubblico e al senso di insicurezza e pace sociale percepito nel territorio». L’ammissione del Comune ha riguardato tutti i reati, da quello di mafia al traffico di droga e all’estorsione.

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