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Cultura

Sangiorgio e i lager, in provincia di Modena la testimonianza del figlio

Incontro a Prignano sulla Secchia sul biancavillese sopravvissuto ai campi di sterminio

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La figura di Gerardo Sangiorgio, il biancavillese cattolico antifascista, sopravvissuto ai lager nazisti, ancora una volta celebrata anche fuori dalla Sicilia. A Sangiorgio dedicato un incontro nella sala conferenze del Comune di Prignano sulla Secchia (in provincia di Modena). La testimonianza su Sangiorgio, internato militare, data dal figlio Placido Antonio, collaboratore di Biancavilla Oggi.

Ad ascoltarlo, una sala gremita da cittadini ed alunni della scuola secondaria di primo grado “F. Berti”, accompagnati dai docenti, dalla dirigente scolastica Pia Criscuolo e dal suo vicario, Giuseppe Ciadamidaro, anche lui biancavillese.

La dirigente si è detta entusiasta di questo evento arricchente non solo per i cittadini, ma anche per gli alunni, auspicando che ogni anno queste iniziative vengano incentivate e divulgate.

Il prof. Sangiorgio ha parlato della Repubblica di Salò (a cui il padre non giurò fedeltà), al trattamento disumano verso i deportati, alla storia personale di suo padre nei campo di concentramento e poi di ritorno a Biancavilla. È seguito un vivace dialogo con gli alunni, che hanno posto domande su vari aspetti.

Presente all’incontro, il sindaco Mauro Fantini e gli assessori organizzatori dell’evento, Chiara Babeli e Cristian Giberti, che hanno prestato la loro voce leggendo le poesie di Gerardo. Il primo cittadino ha ringraziato Sangiorgio per la sua presenza e la bellissima testimonianza su suo padre, estendendo i ringraziamenti anche al nostro sindaco, Antonio Bonanno, per la cortese lettera inviata e letta all’inizio dell’incontro.

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Da Modena a Biancavilla, il ricordo di Gerardo Sangiorgio: un uomo giusto

L’esperienza dell’intellettuale cattolico antifascista, che venne internato nei lager nazisti

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Anche nella provincia di Modena è stato ricordato Gerardo Sangiorgio, il biancavillese che sopravvisse ai lager nazisti. Un calendario pieno di eventi: la biografia e gli scritti dell’intellettuale antifascista oggetto di studio e attenzione nelle scuole di Solignano Nuovo e Levizzano Rangone, frazioni del comune di Castelvetro di Modena. Un evento dal titolo “Gerardo Sangiorgio, un giusto nel buio della Storia”, con il patrocinio della Regione Emilia Romagna, dell’istituto storico di Modena e dell’Anpi.

A raccontare la prigionia e l’internamento del siciliano è stato il figlio Placido Antonio Sangiorgio, che ha dialogato, alla presenza delle assessore Rita Botti e Linda Lo Truglio, con il consigliere comunale Salvatore Russo. Un dialogo arricchito dalla lettura di pagine memoriali e poesie di Gerardo Sangiorgio. Di particolare interesse i lavori sulla biografia di Gerardo Sangiorgio realizzati dalla classe 5 A e coordinati dalle insegnanti Roberta Casalini ed Elisabetta Scardozzi.

«Sangiorgio, un luminoso esempio»

Il sindaco di Biancavilla, Antonio Bonanno, e l’assessore alla Cultura, Valentina Russo, hanno fatto pervenire una lettera indirizzata alla comunità di Castelvetro di Modena e al figlio. «Gerardo Sangiorgio – scrivono – è stato e continua a essere un luminoso esempio di coerenza morale e civile: ha scelto il rischio e il sacrificio della prigionia in nome e per conto di valori quali la libertà e la democrazia. Valori che da docente ha insegnato e impartito a generazioni di allievi che lo hanno avuto come professore (…). Il pensiero e la voce del prof. Gerardo Sangiorgio indicano un cammino che mai deve mancare di speranza. La sua testimonianza ci ricorda che la dignità umana può resistere anche nell’abisso e che il coraggio di opporsi alla barbarie resta un faro per le generazioni future».

«Il giorno della memoria ci impone una riflessione sul presente così funestato da guerre, violenze, sopraffazioni – ha affermato Placido A. Sangiorgio -, la tragedia della deportazione di milioni di uomini e donne nell’ultimo conflitto mondiale è una piaga morale che mai si rimarginerà. La sua memoria è un indispensabile baluardo contro l’inumanità che attenta costantemente i cicli della storia».        

Gli studenti protagonisti a Biancavilla

A Biancavilla, diversi i momenti organizzati per la Giornata della memoria. A Villa delle Favare, il sindaco ha reso omaggio al prof. Gerardo Sangiorgio, davanti alla scultura a lui dedicata. Deposta una cesta di fiori nel “Giardino dei Giusti” all’Istituto comprensivo “Antonio Bruno”, spazio dedicato a quanti si opposero con coraggio alle persecuzioni. Omaggio floreale anche davanti alla stele commemorativa nel cortile della scuola “Luigi Sturzo”, luogo di riflessione per le giovani generazioni.

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Cultura

Gerardo Sangiorgio e i lager: ricordare vuol dire scegliere da che parte stare

La memoria non è esercizio sul passato, ma responsabilità nel presente per riconoscere certi segnali…

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Il 27 gennaio non è una data lontana. Non è un ricordo che appartiene solo ad altri luoghi, ad altre città, ad altre persone. È una giornata che interroga ogni comunità, anche quelle che non compaiono nei manuali di storia, quelle che si sono sempre pensate ai margini delle grandi tragedie del Novecento. Tra queste c’è Biancavilla.

Un nome, però, esiste. È quello di Gerardo Sangiorgio, biancavillese, soldato italiano, deportato nei lager nazisti dopo l’8 settembre 1943. Nelle sue Memorie di prigionia racconta la fine improvvisa di ogni illusione: la scelta imposta dai tedeschi tra il giuramento alla Repubblica di Salò e la deportazione. Scelse di non giurare. Scelse il lager.

Il lavoro forzato, la fame, la disumanità quotidiana, il corpo ridotto a scheletro. Sangiorgio si salvò per due coincidenze feroci e paradossali: prima il suo peso con 800 grammi in più rispetto ai 40 chili, limite sotto il quale la ferrea precisione dei Tedeschi aveva fissato l’inabilità al lavoro e quindi l’eliminazione. E poi, il giorno dopo, un bombardamento alleato che distrusse la fabbrica in cui era costretto a lavorare e gli diede la possibilità di fuggire. Le bombe che uccidevano, quella volta, gli salvarono la vita.

Ma fermarsi alla sua storia, per quanto drammatica, sarebbe comodo. Rassicurante. Trasformerebbe tutto in un episodio isolato, in una tragedia “altra”, subita da qualcuno, altrove. Il Giorno della Memoria, invece, chiede qualcosa di più difficile.

Ricordare la Shoah non significa solo ricostruire ciò che avvenne nei campi di sterminio. Significa interrogarsi su come fu possibile. E su quale fu il ruolo delle comunità, grandi e piccole. Anche di quelle che non videro mai un lager, che non ebbero una comunità ebraica visibile, che non furono teatro diretto della violenza.

Negli anni del fascismo, Biancavilla era parte integrante dello Stato italiano. Le leggi razziali del 1938 furono legge anche qui. Il razzismo non aveva bisogno di deportazioni per esistere: veniva insegnato, normalizzato, accettato. Entrava nelle scuole, negli uffici, nel linguaggio quotidiano. Anche dove non sembrava colpire nessuno in modo diretto.

La Shoah non fu solo il risultato della ferocia dei carnefici. Fu anche il prodotto dell’indifferenza. Di persone comuni, di paesi interi, che continuarono a vivere come se ciò che stava accadendo non li riguardasse. Questo è il punto più scomodo della memoria: riconoscere che il silenzio, molto spesso, è una forma di complicità.

Il 27 gennaio a Biancavilla – come altrove – significa allora ammettere che la Storia non accade solo nei luoghi simbolo, ma attraversa anche le periferie, i piccoli centri, le comunità apparentemente lontane. Significa riconoscere che nessun luogo è davvero estraneo quando vengono negate dignità e diritti a degli esseri umani.

La memoria non è un esercizio sul passato. È una responsabilità nel presente. Serve a riconoscere i segnali dell’odio, del linguaggio violento, della discriminazione, prima che diventino normalità. Il Giorno della Memoria riguarda anche Biancavilla.  Proprio perché la memoria serve a rendere visibile ciò che spesso resta invisibile. Ricordare, in fondo, significa scegliere da che parte stare. Oggi.

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