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Il cretinismo dei biancavillesi sulle piste ciclabili promesse e dimenticate

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Quest’anno per gli appassionati di ciclismo è stato un anno da ricordare. Il messinese Vincenzo Nibali ha trionfato al Tour de France, portando il Tricolore e la Trinacria nel podio più alto.
I biancavillesi non hanno scoperto il fascino per la bici con Vincenzino: si sono da sempre affezionati alle due ruote con pedali.

Una vera passione che ricordo sin da piccolo, quando, affacciato dal balcone vedevo passare il compianto Giosuè Lavenia con la sua macchina cabrio a tutto gas e la sirena come chiaro segnale che da li a poco ci sarebbero stati dei corridori pronti a passare sull’elegante via Vittorio Emanuele. Custodisco un bel ricordo di quei momenti, malgrado non sia mai stato appassionato di questo sport. Mi rendo conto che le corse attiravano tantissimi spettatori ed oggi in molti praticano questo sport.

Peccato che, non vi siano i posti per poterlo fare adeguatamente a Biancavilla. Non esiste un percorso e soprattutto non esiste un luogo, come una pista ciclabile, dove poter educare i bambini a praticare questa attività. I biancavillesi si sono accorti di queste cose?

Dalla passata campagna elettorale ho appreso che parecchi candidati a sindaco e l’attuale sindaco Glorioso hanno previsto la realizzazione di piste ciclabili, spazi verdi, uccellini che cinguettano e altro ancora.

La domanda che mi sorge è: i biancavillesi hanno dimenticato le promesse scritte nei programmi elettorali? I biancavillesi capiscono le promesse fatte e non mantenute e il rischio di andare in giro in bici ed essere investiti dalle macchine?

Nessun degli amanti delle due ruote pedalate ha mai protestato per la non realizzazione di luoghi adatti a praticare questa attività. Come mai, pur essendo molto appassionati? Boh, non so se i cittadini di Biancavilla avranno la voglia o la capacità di farlo. Invece sono sicuro che continueranno a rischiare la sua vita o quella dei loro figli nelle strade del paese.

A questo punto penso che il contagio del “nibalismo/cretinismo” continuerà a perseverare nella mente dei biancavillesi. Ai posteri l’ardua sentenza pedalata!

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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3 Commenti

3 Commenti

  1. Giuseppe Costanzo

    15 Ottobre 2014 at 16:45

    questa non lai sapevo della pista ciclabile, ma chi la detta vuol dire che non ne ha mai vista una perche a biancavilla come gia ha scritto angelo sono irrealizzabili

  2. Alessio Leotta

    25 Settembre 2014 at 13:12

    “chi non fa niente non sbaglia” complimenti per la riflessione sig. Angelo mi ha fatto molto pensare sul modus operandi che c’è a Biancavilla, non condivido ma devo dire che ha pienamente ragione!
    penso che le soluzioni si possono trovare. le dico per certo che sono a conoscenza di tre tesi di lauree di neo ingegneri biancavillesi e di uno sviluppo di un progetto proprio sul tema delle “green line” con pista ciclabile. un posto potrebbe essere la linea della Circumetnea che attraversa tutto il paese e sarà in disuso tra non molto.

  3. Angelo

    24 Settembre 2014 at 17:29

    Biancavilla non riesce a gestire la spazzatura, non riesce a gestire un piano regolatore e qui ci si meraviglia che non ha piste ciclabili? Ma dove li dovrebbero fare in quelle strade larghe si e no 3 metri? Nessuno a Biancavilla si è mai preso la responsabilità di fare qualcosa! D’altra parte, chi fa sbaglia, chi fa niente non sbaglia mai.

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Premio Scanderbeg (e alla memoria), buona idea riconoscere i meriti però…

Note a margine dell’evento promosso dalla Presidenza del Consiglio Comunale a Villa delle Favare

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Ho letto con piacere dell’esistenza del premio Scanderbeg, istituito dal Comune di Biancavilla e, nello specifico, dalla Presidenza del Consiglio Comunale. L’idea che le nostre istituzioni vogliano dare merito e riconoscimento a personalità che si siano distinte in ambiti professionali o di impegno civico, culturale, sociale o volontaristico mi sembra valida e da sostenere.

Ci sono, tuttavia, due osservazioni che spontaneamente nascono dalla lettura delle cronache dell’evento di premiazione, avvenuto a Villa delle Favare.

Scegliere di stilare un ampio ventaglio di premiati rischia, nel giro di qualche anno, di esaurire il numero di meritevoli a cui conferire il riconoscimento. O quantomeno si rischia di individuare personalità via via “minori” rispetto a quelli già chiamati sul palco. In altre parole: meglio scegliere, per ogni edizione, pochi ma farlo con criterio, evitando motivazioni troppo generiche.

Altro aspetto che è saltato alla mia attenzione è la categoria del “premio alla memoria”. Non è inusuale che certi riconoscimenti vengano dati post mortem. Di solito accade per scomparse premature o improvvise.

Nel caso della manifestazione del Comune di Biancavilla sembra, invece, che si tratti di una categoria fissa, da riproporre ogni anno. L’idea, in questo caso, non fa altro che certificare la disattenzione che in passato l’istituzione comunale ha avuto nei confronti dei biancavillesi meritevoli.

I premi si danno in vita, non dopo la morte! Sembra si voglia colmare l’indifferenza che sindaci e consiglieri hanno mostrato nel passato. Cosa vera, ma ormai è troppo tardi. Vogliamo dare un premio, dunque, alla memoria per Antonio Bruno e farci perdonare le malignità riservate prima e dopo la sua morte o l’oblio che ne è seguito per decenni? Guardiamo avanti.

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