Connect with us

Cultura

Sentimenti laici sulla festa e l’Icona: “Madre d’Amore, ridonaci… noi stessi!”

A M. Ss. dell’Elemosina si leghino le istanze di progresso, giustizia sociale, inclusione, emancipazione

Published

on

A poche ore dai momenti in cui Biancavilla si raccoglierà nuovamente attorno alla venerata icona della Madre d’Amore, diverse sono le considerazioni e molti gli interrogativi che possono sorgere a fronte dell’attuale clima sociale che fa da cornice.

Tradizionalmente, nell’ambito delle feste patronali la comunità biancavillese ricorda, dopo le celebrazioni di fine estate, la potente intercessione della Madonna dell’Elemosina: la Madre d’Amore. In autunno come in estate, i coreografici movimenti liturgici e i sonori fuochi d’artificio scandiscono l’importanza del gesto celebrativo collettivo.

Ma è proprio di fronte al convinto e ininterrotto ripetersi di questi riti comunitari che può sorgere un interrogativo, forse banale, ma del tutto necessario. Cosa significa oggi celebrare la Madre di Misericordia? Al di là dei consueti gesti liturgici e oltre all’innegabile valore religioso della festa, cosa significa e che utilità ha per Biancavilla ricordare oggi la Madonna dell’Elemosina?

Se è vero che l’Icona stessa rappresenta il tenero e incondizionato amore materno, c’è da chiedersi come nel cattolicissimo territorio di Biancavilla questo simbolo sia reso vivo e attualizzato. Con quale urgenza è vissuto questo sentimento che spinge a soccorrere, al di là di ogni interesse, chi è in condizioni di svantaggio?

La tanto celebrata misericordia

Con molta onestà bisogna riconoscere che esiste il concreto pericolo che la tanto celebrata misericordia della Vergine resti una caratteristica propria solo a lei; che cioè l’“Eleusa” venga lasciata da sola a “portare misericordia” nelle ricorrenze fissate.

Lasciando da parte i simbolismi smielati, possiamo dire che chi ha misericordia, ha rispetto e dà valore alla dignità dell’altro, a prescindere dai suoi meriti e anche quando lo si ritiene in errore. Il riconoscimento dell’infinita dignità del volto dell’altro è la conditio sine qua non di qualsiasi società etica e giusta, e in definitiva, l’unica epifania evangelicamente necessaria in una comunità che voglia definirsi umana.

Sotto quest’aspetto, i recenti avvenimenti fanno riflettere sulla rara concretezza di questo principio: democraticamente difficile, tanto per chi presiede i pontificali, quanto per chi vi assiste, disinteressato, dal bar. Ma se persino tra le fessure delle azioni liturgiche si tradisse una mancanza di misericordia, che senso avrebbe celebrarne il simbolo? Se anche tra una navata e l’altra si scalciasse per cantare in prima fila o “rivolgere i saluti liturgicamente leciti”, cosa resterebbe di queste pompose celebrazioni?

Il seme etico tra incenso e stendardi

Forse in un clima sociale spiccatamente polarizzato e a tratti divisivo, l’Icona biancavillese grida oggi la necessità di una ritrovata umanità. Laddove alcune parti sociali e politiche fomentano paura, odio e intolleranza verso qualsiasi cosa sia libera o diversa, il rischio è che il seme etico dell’amore cada sterile, tra incenso e stendardi, lungo la strada. 

La storia della nostra comunità testimonia l’importanza della misericordia e dell’amore verso i rami diversi dello stesso albero. Gli infiniti rami che, secondo la leggenda, trattennero la sacra Icona qui a Biancavilla molti secoli fa, rischiano oggi di essere tagliati in virtù dell’albero senza rami che vorrebbero alcune derive nostalgiche e fondamentaliste odierne.

È dunque per coerenza al proprio passato, e al simbolo della Misericordia che tanto devotamente viene portato in processione, che Biancavilla rappresenta ipso facto un simbolo di rinascita dall’incontro tra diversità. I valori di libertà e inclusione che intrinsecamente caratterizzano la misericordia della Vergine diventino istanze collettive concrete per un territorio vessato da onnipresenti disservizi e penuria culturale.

Per una “ri-fondazione” sui valori originari

In questo senso, il gesto celebrativo collettivo sia accompagnato da un sentimento laico di progresso, giustizia sociale ed emancipazione tanto necessari per questa terra. L’eco della storia biancavillese sia il punto di partenza e la presa di consapevolezza collettiva per una nuova “ri-fondazione” del territorio sui valori originari di inclusione e rispetto del diverso. I giochi pirotecnici della festa accendano la fame di emancipazione e progresso, oggi grandi assenti nella comunità, e le luminarie ne segnalino l’urgenza.

L’augurio per queste festività è che le istituzioni e le associazioni, tanto quelle religiose quanto quelle civili, presenti durante le celebrazioni, presiedano con inedita determinazione il pontificale della rinascita etica e culturale del territorio, sui valori originari di libertà e inclusione che tanto appartenevano agli albori della città. Viene proprio da dire “Madre d’Amore, ridonaci… noi stessi!”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Advertisement

Cultura

Quel volto materno nelle crisi della storia, l’Icona vista da balconi e sagrato

La festa (non più sobria) per la Madonna dell’Elemosina, in attesa di un ritorno all’essenziale

Published

on

La sera del 4 ottobre, la processione dell’Icona della Madonna dell’Elemosina attraversa le vie di Biancavilla. Questo appuntamento, unito alle celebrazioni estive introdotte a inizio Novecento dal cardinale Giuseppe Francica Nava, costituisce un momento centrale all’interno delle più ampie festività patronali in onore di San Placido. Al di là del significato strettamente teologico, l’evento si rivela un denso fenomeno culturale e sociale, una lente d’ingrandimento ideale che permette di decifrare le dinamiche profonde del territorio.

Un rifugio contro le crisi della storia

Sebbene la storiografia non offra documenti certi che attestino la presenza fisica dell’icona fin dalla fondazione del paese ad opera dei profughi albanesi alla fine del Quattrocento, il valore di questa immagine si è strutturato nel tempo come fulcro del vissuto cittadino. L’icona della Madre della Tenerezza – caratterizzata dal dolce accostamento delle guance tra la Vergine e il Bambino – funziona nella sensibilità collettiva come un autentico porto sicuro.

In un territorio storicamente esposto a gravi deficit di tutela pubblica ed economica, e ai rischi ambientali della zona vulcanica, il ricorso all’icona rispondeva a un bisogno pratico di sicurezza. A metà dell’Ottocento, il prevosto Vincenzo Motta traduceva in versi questa funzione di rifugio e “soccorso” psicologico nella sua celebre coroncina:

«Ricorrete egri e dolenti

a la Vergine pietosa,

proverete in tutti i stenti

che sempre è Madre amorosa»

Quelli che oggi definiremmo “egri, dolenti e stenti” erano il riflesso di una precarietà quotidiana legata all’assenza di efficaci ammortizzatori sociali e alla durezza delle condizioni di vita materiali. Lo storico Francesco Nicotra, nel suo Dizionario illustrato dei Comuni Siciliani del 1907, confermerà questa tesi:

«La divozione dei biancavillesi per questa insigne immagine è immensa… Non c’è stata calamità: tremuoti, fuoco, peste, carestia, siccità della terra, che non si è ricorso a Lei…».

La stabilità della figura materna ha storicamente compensato le fragilità e le insicurezze del mondo esterno, operando come un vero e proprio presidio di protezione e mediazione sociale.

Dal balcone alla strada: l’intimità diventa legame sociale

Questo approccio, focalizzato sull’aspetto umano e relazionale del culto, attraversa anche la produzione intellettuale e laica del Novecento biancavillese. Nel 1964, Nino D’Albavilla (alias Monsignor Antonino Distefano) scriveva nella sua azione scenica “Il volto della Madre”:

«Nel giorno sacro a Lei,

guardatela nel volto Santo

e ci vedrete tutti

il volto della Madre».

Per il devoto, guardare quel viso significa attivare un rispecchiamento: riconoscere le proprie radici e il senso di appartenenza a una storia comune.

Per generazioni, l’altare dell’icona ha accolto i passaggi fondamentali della vita privata dei cittadini, come dimostra la consuetudine delle spose di offrire il proprio bouquet nuziale. Un legame intimo in cui il vissuto personale si salda alla dimensione pubblica, ben documentato dal poeta Gerardo Sangiorgio. Nel rievocare l’esperienza al fronte, il letterato ricordava i profumi dei turiboli nella chiesa contrapposti all’acre fumo di guerra, e la preghiera di sua madre che offriva un cero pensando solo alla sua incolumità:

«Tu lo salva che puoi,

anche se in tana lo sai di lupi».

Fino a pochi decenni fa, la ricorrenza di ottobre manteneva un profilo sobrio e intimo, agendo da introduzione alle successive celebrazioni per San Placido, famose per i loro aspetti folkloristici, oltre che religiosi. Questa familiarità trovava un riscontro concreto nelle esortazioni del prevosto Giosuè Calaciura:

«Non guardiamo passare la Madonna affacciati dai balconi. Scendiamo per strada… Chi, vedendo la propria madre camminare per strada, non scenderebbe per abbracciarla?».

L’invito di Calaciura spingeva a superare l’isolamento del balcone – barriera fisica che separa l’osservatore dall’evento – a favore della partecipazione attiva in strada, spazio pubblico dove i cittadini si mescolano e si riconoscono come comunità.

Il sagrato: spazio di negoziazione istituzionale

Se la strada accoglie la devozione popolare, il sagrato della Basilica rappresenta lo spazio politico in cui si incrociano il potere municipale e l’autorità religiosa. Nello scenario attuale, le grandi manifestazioni patronali rimangono aree di forte visibilità e legittimazione per le cariche pubbliche.

I dissidi plateali che hanno coinvolto il vescovo Luigi Renna e il sindaco Antonio Bonanno nell’agosto del 2026, incentrati sulla gestione dei protocolli pubblici durante il tradizionale “atto di affidamento”, evidenziano come questi eventi siano anche zone di confronto e di ridefinizione dei ruoli istituzionali. La successiva e rapida composizione delle divergenze in vista della processione ottobrina conferma una regola sociologica fondamentale: la cooperazione tra le autorità civili ed ecclesiastiche è una costante necessaria per il mantenimento dell’equilibrio sociale e del consenso all’interno del comune.

In questa prospettiva, la formula stessa del discorso di affidamento che avrebbe dovuto pronunciare il sindaco Antonio Bonanno l’ultima domenica d’agosto si spoglia delle contingenze burocratiche per assumere una forte valenza di mandato sociale e si traduce in un’invocazione che è anche un programma:

«Aiutaci ad essere davvero pionieri coraggiosi: capaci di seminare amore dove c’è indifferenza, speranza dove c’è rassegnazione, fraternità dove c’è solitudine. Perché una comunità è davvero forte non quando nessuno cade, ma quando chi cade trova sempre una mano pronta a rialzarlo…».

Questo passaggio dimostra come il linguaggio della devozione, mediato dalla massima carica cittadina, venga utilizzato per ridefinire i contorni di una comunità fondata sulla solidarietà e sulla cura dei più fragili.

Oltre il profano: un ideale di riconciliazione

La festa della Madonna dell’Elemosina dimostra come un simbolo antico continui a svolgere una chiara funzione regolatrice anche ai giorni nostri. L’icona agisce come un confine culturale ben definito, che permette alla cittadinanza di Biancavilla di rispecchiarsi in un patrimonio di ricordi comuni.

Al di là di ogni fisiologica controversia istituzionale, di ogni dissidio politico o del “rumore” profano che ne accompagna l’organizzazione, la dinamica profonda della festa dovrebbe idealmente risolversi in un ritorno all’essenziale. Quel contatto intimo tra le guance e le mani della Vergine e del Bambino si pone come l’obiettivo da traguardare per superare le contingenze del momento e lanciare un messaggio forte di riconciliazione comunitaria e di coesione sociale. Quando la sacra immagine attraversa la città, ricorda a tutta la collettività l’auspicio di abbandonare i propri isolamenti individuali, per scendere in strada e tornare a camminare insieme.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Continue Reading

Cultura

Jimmy Sax, il musicista internazionale in concerto in piazza Roma il 4 ottobre

L’autore di “No man no cry”, con oltre mezzo miliardo di stream su Youtube, si sibirà per San Placido

Published

on

Sarà Jimmy Sax, uno dei più conosciuti e apprezzati sassofonisti della scena internazionale, l’ospite musicale della festa di San Placido a Biancavilla. L’appuntamento è fissato per domenica 4 ottobre in piazza Roma, nell’ambito dei festeggiamenti dedicati al patrono della città. Una serata che punta dunque sulla musica e sul grande spettacolo, con l’arrivo a Biancavilla di un artista capace di conquistare il pubblico internazionale attraverso un originale connubio tra sassofono, musica elettronica e sonorità dance.

Jimmy Sax, nome d’arte del musicista francese Jeremy Rolland, è diventato popolare in tutto il mondo grazie soprattutto a “No Man No Cry”, brano che ha contribuito a trasformarlo in un fenomeno internazionale. Le sue esibizioni dal vivo sono caratterizzate dall’uso del sassofono come protagonista assoluto, inserito in arrangiamenti elettronici e ritmi coinvolgenti. Jimmy Sax vanta oltre mezzo miliardo di stream e un milione di iscritti su YouTube.

La sua presenza a Biancavilla è stata anticipata dal sindaco Antonio Bonanno: «Portare a Biancavilla un artista del calibro di Jimmy Sax è un regalo che facciamo alla nostra comunità e a tutti i visitatori che arriveranno da ogni parte della Sicilia. Sarà una festa della musica, un abbraccio collettivo che renderà la nostra città, per una notte, la capitale internazionale della musica».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Continue Reading
Advertisement

Solo su Biancavilla Oggi

Per la tua pubblicità
su Biancavilla Oggi
Logo Biancavilla Oggi
WhatsApp 095.2935230
info@biancavillaoggi.it

I più letti

Registrazione al Tribunale di Catania n. 25/2016
PROPRIETARIO e EDITORE
Associazione Nero su Bianco ETS
Iscrizione al RUNTS n. 2305 del 23.6.2026
Iscrizione al ROC n. 36315 del 16.3.2021
Direttore responsabile: VITTORIO FIORENZA

━━━━━
Nel rispetto dei lettori e a garanzia della propria indipendenza, "Biancavilla Oggi" non chiede e rifiuta finanziamenti, contributi, sponsorizzazioni, patrocini onerosi da parte del Comune di Biancavilla, di forze politiche e di soggetti locali con ruoli istituzionali o ad essi riconducibili.
━━━━━