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Cronaca

Aggredì e rapinò due anziani coniugi, suoi vicini di casa: finisce in cella

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I carabinieri della stazione di Biancavilla hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del 47enne biancavillese Prospero Leanza, ritenuto responsabile di aver rapinato due anziani coniugi, suoi vicini di casa di via Simeto (all’angolo con il cortile Furnari), non lontano dalla centralissima via Innessa.

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Prospero Leanza

Il presunto rapinatore, che conosceva bene le vittime e le loro abitudini perché è residente della vicina via La Spezia, non ha esitato lo scorso 14 ottobre ad irrompere nella loro abitazione, in piena notte, servendosi di una scala a forbice per entrare da una finestra lasciata aperta.

Col volto travisato da passamontagna e armato di coltello, avrebbe costretto le vittime a consegnare alcuni monili e parte della pensione, e alla reazione del capofamiglia, un 64enne, lo avrebbe aggredito con una spinta, facendolo cadere per le scale e causandogli anche la frattura di un arto per una prognosi di 30 giorni.

Le indagini, condotte con minuzia dalla locale stazione,  hanno consentito di individuare il Leanza,  quale autore materiale, grazie alla preziosa collaborazione fornita dalle vittime e dalla successiva perquisizione domiciliare che ha consentito di rinvenire e sequestrare coltello, passamontagna e abiti utilizzati durante la rapina.

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Cronaca

Liti di vicinato all’ombra dell’Etna: querelle nel cuore delle Vigne

Denunce tra la struttura di accoglienza “Casa di Maria” e i proprietari dei terreni circostanti

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È una lite di vicinato che dura ormai da anni a colpi di denunce e carte bollate. Un pessimo rapporto tra confinanti, nel cuore delle Vigne di Biancavilla, ai piedi dell’Etna. Da una parte Casa di Maria, la struttura che accoglie bambini e donne in difficoltà e che, sotto la guida dei coniugi Sergio Pennisi e Carmela Comes, svolge un’importante attività sociale. Dall’altra, la famiglia Borzì, che è proprietaria dei terreni circostanti.

C’è adesso un verdetto del Tribunale di Catania. La prima sezione penale, a firma del giudice Cristina Giovanna Cilla, ha emesso sentenza di assoluzione nei confronti di Giuseppe Borzì e del figlio Placido, assistiti dall’avv. Vincenzo Nicolosi.

Erano accusati di diffamazione (ma «il fatto non sussiste») e ingiuria (ma «il fatto non è più previsto dalla legge», essendo stato depenalizzato). Una terza accusa, relativa alla detenzione di munizioni, è andata in prescrizione. La sentenza dispone pure «la confisca delle munizioni in sequestro e la loro trasmissione alla competente Direzione di artiglieria».

È soltanto uno dei capitoli di un’articolata querelle tra le due parti, che ha strascichi anche in sede civile. Resta pendente ancora, a carico dei Borzì, una denuncia per lesioni personali, il cui procedimento entrerà nel vivo l’anno prossimo.

Altre querele sono state prodotte negli anni. Lungo l’elenco delle accuse nei confronti dei Borzì: violenza privata, stalking, estorsione, violazione di domicilio, danneggiamenti, incendio e persino atti osceni in luogo pubblico. Ipotesi di reato per le quali non si è avuto seguito o, come nel caso della violenza privata, è stata disposta l’archiviazione.

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