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Cronaca

Indagine sui barellieri della morte: “Le Iene” attivano la Procura

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Agghiacciante denuncia della trasmissione di Italia 1: pazienti terminali ammazzati nel tragitto dall’ospedale a casa con un’iniezione d’aria nelle vene. Lo scopo? Accelerarne il decesso ed accaparrarsi un funerale con l’agenzia “amica”. Acquisita una serie di cartelle cliniche.

di VITTORIO FIORENZA

All’esterno dell’ospedale “Maria Santissima Addolorata”, nel viale Cristoforo Colombo di Biancavilla, un’ambulanza privata è parcheggiata a fianco al muro che delimita la struttura sanitaria. Alcuni ragazzini, in pantaloncini e col pallone sotto il braccio, sbirciano dallo sportellone posteriore. Chissà se cercano un indizio su questa storia dell’«ambulanza della morte» raccontata da “Le Iene”.

Sì, adesso si può dire: quel servizio shock dell’inviata Roberta Rei, che appena trasmesso ha scatenato sui social una valanga di commenti terrorizzati, si riferisce a Biancavilla. Secondo le testimonianze del programma di Italia 1, pazienti sarebbero stati uccisi con un’iniezione d’aria in vena, mentre venivano trasportati verso casa in ambulanza.

Il motivo? Sadico e criminale: accelerare il momento del decesso per accaparrarsi i funerali ed avere una “provvigione” dall’impresa funebre “amica”. Un film horror all’interno dell’ambulanza, gestita da un’organizzazione privata, indipendente dal personale ospedaliero.

Pur non essendoci riferimenti a nessuna località nel servizio de “Le Iene”, a Biancavilla c’era chi aveva già capito. Ad un mese di distanza, è la Procura di Catania a confermare l’apertura di un’inchiesta per omicidio sul caso sollevato in televisione. Procura che, oltre al servizio, ha acquisito una denuncia dettagliata da parte del super testimone che ha parlato in tv: uno ben informato perché in altre circostanze è stato ritenuto attendibile.

Da qui, il via alla fase operativa. I carabinieri della compagnia di Paternò -come anticipato da Biancavilla Oggi– si sono fiondati negli uffici dell’ospedale etneo, legato all’Asp di Catania, e hanno acquisito una serie di cartelle cliniche di pazienti deceduti. «Un’indagine per morti sospette», viene specificato. I militari hanno acquisito le cartelle cliniche su delega del pm Andrea Bonomo della Dda, che ben conosce la realtà di Biancavilla. Dietro agli affari dei presunti “barellieri della morte”, che sarebbero cominciati dal 2012 in poi, ci sarebbero, infatti, gruppi mafiosi locali.

«La gente non moriva per mano di Dio. Siccome era in agonia e deve morire lo stesso, la facciamo morire prima sull’ambulanza, così noi guadagniamo 300 euro anziché 50 o 20», aveva detto il supertestimone de “Le Iene”.

Il sistema –secondo le sue rivelazioni– funzionava così: la persona che era in fin di vita, col consenso dei familiari, veniva dimessa per consentirle l’ultimo respiro a casa propria. Il trasporto avveniva con un’ambulanza di una Onlus. All’interno, nel breve tragitto verso l’abitazione, un “operatore” iniettava aria nelle vene fino a provocare il collasso e la morte. Quindi la triste sorpresa per i familiari, che comunque non avrebbero sospettato mai nulla. A questo punto, gli stessi barellieri si proponevano di occuparsi della vestizione del morto e di interfacciarsi con l’agenzia funebre, che corrispondeva loro 300 euro a “defunto procurato”.

Un protocollo collaudato che, secondo l’anonimo testimone, sarebbe stato applicato a diverse decine di pazienti. Numeri terrificanti, se tutto fosse confermato. «L’inchiesta è seria», si limitano a dire dalla Procura, puntualizzando che servono adesso riscontri ed altre testimonianze.

Certo è che negli ultimi mesi, a Biancavilla, i blitz antiracket “Onda d’urto” e “Reset” eseguiti dai carabinieri e coordinati dallo stesso pm Andrea Bonomo, hanno fatto luce proprio sul settore delle pompe funebri e del trasporto privato in ambulanza. Svelati non solo gli interessi mafiosi sul business dei funerali, ma anche sull’economia illegale dei mezzi con barelle attorno all’ospedale.

Che si arrivasse, però, a predisporre –stando alle ultime dichiarazioni– ad un’«ambulanza della morte», nessuno lo avrebbe immaginato. E nessuno vuole credere possa essere una storia reale. «L’ipotesi che tra noi si aggiri un Dottor Morte, interpretato da un barelliere improvvisato, che decide sull’esistenza di una persona o sugli ultimi minuti della sua vita allo scopo di guadagnare qualche centinaio di euro, è qualcosa di agghiacciante e repellente», si limita a commentare una donna all’ingresso dell’ospedale. Lo dice con espressione di incredulità. Ma gli occhi spalancati mostrano il terrore all’idea che tutto posso rivelarsi atroce verità.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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1 Comment

1 Comment

  1. daniela

    21 Giugno 2017 at 16:58

    Il giornalista fa il suo lavoro e credo ke lo faccia pure bene xke se e veramente reale sta storia sono indignata nel leggere tutto questo e sono veramente sconvolta!!!pero o e il paese in cui viviamo ke a perso il senso della ragione oppure e proprio la mentalita ke ce in questo paese!!!dico questo xke tutto quello ke succede qui x qualcuno gira solo e intorno alla criminalita organizzata eee certooooo!!!delle persone x bene ke lavorano o ke anno un attiva’ nn si possono mai rivelare degli assasini o dei criminale vero?ps.e solo un mio pensiero sono una cittadina pure io e sono libera di esprimere la mia.

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Cronaca

Pistole e munizioni in camera da letto: Vito Amoroso finisce di nuovo in manette

Blitz dei carabinieri nell’abitazione dell’uomo, vecchia conoscenza del clan locale fin dagli anni ’90

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Due pistole, una delle quali con la matricola abrasa, e numerose munizioni nascoste nella camera da letto. È quanto hanno trovato i carabinieri della Compagnia di Paternò nell’abitazione di Vito Amoroso, 59 anni, figura di rilievo del clan mafioso di Biancavilla fin dagli anni ’90.

L’intervento è stato condotto dai militari della Sezione Operativa che hanno organizzato una perquisizione nell’abitazione dell’uomo, già sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. Di primo mattino, dunque, gli investigatori hanno bussato alla porta di Amoroso, dando inizio alle verifiche nell’abitazione a due piani.

Sotto il letto matrimoniale, i carabinieri hanno scovato una busta al cui interno, avvolta in uno straccio: c’era una pistola mod. 950, con il colpo in canna e matricola abrasa, e con il caricatore inserito al cui interno c’erano altri 7 colpi calibro 6,35.

Nella stessa stanza, all’interno del comodino, era nascosta un’altra arma: una calibro 38 special, a tamburo, con matricola parzialmente leggibile e all’interno 6 colpi. Altri 11 proiettili erano sistemati in un guanto in lattice, adoperato come contenitore.

I revolver e le munizioni sono stati sequestrati per accertamenti. Amoroso è stato arrestato e portato al carcere catanese di piazza Lanza.

Vito Amoroso, vecchia conoscenza

Nel corso degli anni, Amoroso è stato coinvolto in diversi procedimenti penali. Nel 2013, l’uomo è stato arrestato proprio per detenzione illegale di armi e munizioni, oltre che per possesso di documenti d’identità falsi. E ancora, nel 2015, era poi stato coinvolto nell’operazione “Adernò” per traffico di sostanze stupefacenti. Il suo nome è, inoltre, emerso nel febbraio 2019 nell’operazione antimafia “Città blindata”: un blitz a Biancavilla su impulso della Dda di Catania.

La ricostruzione del suo ruolo nella criminalità di Biancavilla è emersa nell’ambito delle indagini successive ai due omicidi nel 2014 di Agatino Bivona e Nicola Gioco. Dopo la scarcerazione e il ritorno a Biancavilla nel luglio 2014, Vito Amoroso avrebbe affiancato il fratello Giuseppe, detto “Pippo l’avvocato”, nella gestione del gruppo mafioso, ricevendo quotidianamente visite di persone che lo aggiornavano sugli sviluppi delle dinamiche criminali. Le vicende dei due fratelli si sono intrecciate proprio in quel periodo, quando i carabinieri hanno cercato di ricostruire gli equilibri mafiosi di Biancavilla. L’influenza degli Amoroso sarebbe stata esercitata attraverso una rete di collaboratori e affiliati, con interessi nel traffico di stupefacenti, nella disponibilità di armi e nelle attività estorsive.

In quello stesso periodo, gli investigatori hanno documentato anche tensioni interne al contesto criminale di cui Amoroso faceva parte, fino al progetto di un gruppo rivale di eliminarlo, sventato nell’ottobre 2014 dall’intervento congiunto di carabinieri e polizia.

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Cronaca

Donna 53enne picchiata dal compagno: scattano il “Codice rosso” e l’arresto

Intervento dei carabinieri dopo la richiesta di aiuto al 112: la vittima si trova ora in una casa protetta

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Una lite furibonda di notte e poi l’aggressione alla donna da parte del compagno. L’uomo, un 54enne, è stato arrestato per violenza domestica, a Biancavilla, dopo una segnalazione al Numero Unico di Emergenza 112.

Una gazzella del Nucleo Radiomobile di Paternò è intervenuta, su attivazione della Centrale Operativa, in un’abitazione nei pressi di via Giacomo Matteotti, da dove era partita la richiesta telefonica di aiuto da parte della donna 53enne.

La vittima sarebbe stata prima minacciata e poi aggredita fisicamente dal compagno dopo una discussione iniziata per futili motivi. Visibilmente scossa e agitata, la donna è stata trasportata da personale sanitario del 118, allertato dai carabinieri, al pronto soccorso. Per lei la prognosi indicata dai medici è di 10 giorni.

Il compagno, già noto alle forze dell’ordine, avrebbe, secondo quanto denunciato in caserma dalla vittima, costantemente esercitato pressioni psicologiche. Ripetute le aggressioni fisiche, aggravate dall’assunzione di alcool e stupefacenti. Da qui, i timori della donna, adesso collocata presso una casa protetta.

I carabinieri hanno attivato la procedura del “Codice Rosso” e arrestato l’uomo per “maltrattamenti in famiglia”. Adesso si trova rinchiuso in una cella del carcere catanese di piazza Lanza.

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