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Cronaca

Cadavere in via del Trebbiatore, terribile sospetto sull’identità

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Carabinieri intervenuti in via del Trebbiatore

di Vittorio Fiorenza

Il cadavere ritrovato in via del Trebbiatore, alla periferia di Biancavilla, si presenta in avanzato stato di decomposizione. La testa si presenterebbe staccata dal resto del corpo: forse sono stati cani randagi ad infierire. L’identità sembra riconducibile ad un uomo di giovane età.

Nessuna ipotesi è possibile al momento perché le condizioni in cui è stato trovato il corpo non ne consente l’identificazione. In apparenza non presenterebbe ferite o colpi di arma da fuoco.

Per questo sarà necessario un esame autoptico più approfondito da parte del medico legale Orazio Cascio, intervenuto sul posto, assieme al Sostituto Procuratore della Repubblica di Catania, Andrea Ursino.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri del Sis (Sezioni Investigazioni Scientifiche) di Catania, della compagnia di Paternò, della stazione di Biancavilla e i colleghi di Santa Maria di Licodia.

Nonostante non ci sia alcuna certezza sull’identità del morto, sul posto sono arrivati anche alcuni familiari di Daniele Cangemi, il 29enne di Santa Maria di Licodia scomparso dal 30 agosto, di cui si era occupata anche la trasmissione Rai di “Chi l’ha visto?”. Comprensibile l’apprensione dei parenti. Nessuna certezza fino agli esiti dell’esame autoptico.

«Alla notizia del ritrovamento del cadavere -dice Alfio Cancemi, uno dei cugini di Daniele- ci siamo precipitati di nostra iniziativa a Biancavilla, ma le forze dell’ordine non ci hanno lasciato avvicinare. Non ci danno indicazioni certe sull’ identità. Noi fino alla fine speriamo che non sia lui, che non sia Daniele».

© RIPRODUZION RISERVATA

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Cronaca

“Ultimo atto”, chiesto il rinvio a giudizio per il clan di Pippo Mancari “u pipi”

Udienza preliminare: l’amministrazione Bonanno è parte civile, assenti le vittime delle estorsioni

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Udienza davanti al Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catania, Luca Lorenzetti, per trattare la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura nei confronti di 18 soggetti coinvolti nell’inchiesta “Ultimo atto”.

Le indagini, nel settembre 2023, aveva portato ad un blitz dei carabinieri per reati di associazione mafiosa, traffico di droga ed estorsioni. Al vertice dell’operazione criminale, Pippo Mancari u pipi, nome della vecchia guardia mafiosa di Biancavilla, che aveva ristrutturato il clan con giovani leve. Nello stesso ambito di inchiesta, anche il sequestro (finalizzato alla confisca) di beni ed attività imprenditoriali per un valore di 3 milioni di euro. In particolare, il clan gestiva il monopolio del trasporto merci su gomma (attraverso la cosiddetta “agenzia”) per le aziende di produzione agrumicola.

Oltre a Pippo Mancari, le richieste di processo riguardano: Salvatore Manuel Amato, Fabrizio Distefano, Placido Galvagno, Giovanni Gioco, Piero Licciardello, Nunzio Margaglio, Carmelo Militello, Nicola Gabriele Minissale, Alfio Muscia, Ferdinando Palermo, Mario Venia e Carmelo Vercoco (tutti erano stati sottoposti a misura cautelare in carcere). Assieme a loro pure Alfredo Cavallaro, Cristian Lo Cicero, Maurizio Mancari, Francesco Restivo e Marco Toscano (indagati a piede libero).

Gli avvocati di diversi imputati hanno chiesto il rito abbreviato. Il giudice deciderà nella prossima udienza, fissata per il 15 luglio.

L’assenza delle vittime di estorsioni

Nell’udienza preliminare si sono costituite le parti. Da rilevare, purtroppo, che tra le dieci persone indicate come parti offese (in quanto sottoposte al pagamento del “pizzo”), nessuna si è presentata per chiedere di costituirsi parte civile. Un segnale grave, che a Biancavilla ancora una volta fa riportare le lancette del tempo della legalità indietro agli anni dell’omertà e della paura. Di contro, invece, sono state ammesse come parti civili il Comune di Biancavilla e un’associazione antiracket.

In particolare, l’amministrazione del sindaco Antonio Bonanno, rappresentata dall’avv. Sergio Emanuele Di Mariano, aveva avanzato la richiesta «sia iure proprio, per ottenere il risarcimento del danno all’immagine della città e allo sviluppo turistico ed economico, sia quale ente preposto alla rappresentanza dei propri cittadini, per il pregiudizio arrecato dal reato all’ordine pubblico e al senso di insicurezza e pace sociale percepito nel territorio». L’ammissione del Comune ha riguardato tutti i reati, da quello di mafia al traffico di droga e all’estorsione.

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