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Il mar. Rapisarda e la “sua” Africa: un cuore generoso sotto la divisa

“Vite anNegate” e “Mbweni”: i due libri del comandante dei carabinieri di Biancavilla

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Era stata annunciata come una serata dedicata alla presentazione dei due libri scritti da Roberto Rapisarda, dallo scorso marzo comandante della stazione dei carabinieri di Biancavilla. Ma Villa della Favare, affollata come raramente si vede per incontri di questo tipo, ha ospitato ben più che un appuntamento culturale.

Facendo conoscere al pubblico biancavillese “Vite anNegate” e “Mbweni”, stampati per la “Armando Siciliano Editore”, il maresciallo Rapisarda ha regalato l’opportunità di assistere –finalmente a Biancavilla– ad un evento di autentica cultura, capace di essere coniugato con le punte più alte della solidarietà umana.

Il primo titolo è un diario di viaggio in un villaggio della Tanzania tra “gli angioletti neri”. L’altro trasuda dell’esperienza professionale e di coscienza personale vissuta da Rapisarda nei suoi anni di servizio a Lampedusa. Idealmente, il punto di partenza e il punto di approdo: i due estremi della questione migratoria. In mezzo, un’umanità spesso dimenticata ed offuscata, per superficialità o becera convenienza politica, con il cliché sbrigativo dell’emergenza. Che crea timori, paure, diffidenza, intolleranza, rigurgiti d’odio.

È quella umanità che Rapisarda racconta, dopo averla letteralmente abbracciata su un molo di Lampedusa o nei villaggi poveri che ha visitato al di là del Mediterraneo. Non un semplice, quanto nobile, esercizio intellettuale di scrittura impegnata, dunque. Ma un concreto attivismo con viaggi in Africa, contatto con le popolazioni, con le necessità di vita quotidiana, coinvolgimento nei progetti di solidarietà attraverso l’associazione “Amici delle missioni Sicilia” della diocesi di Caltagirone.

Aspetti proiettati a Villa delle Favare nella ricchissima carrellata di immagini e di video sugli sbarchi a Lampedusa e sulle attività di volontariato in Africa: non un riempitivo scenografico ma documenti capaci di restituire al fenomeno migratorio la reale dimensione umana, al di là dell’arida statistica di morti e sopravvissuti.

L’alternarsi delle testimonianze, tra Enrico Ferro (presidente di “Amici delle missioni Sicilia”), Fiammetta Altadonna (medico di Rianimazione pediatrica del “Garibaldi” di Catania) ed il giornalista Angelo Vecchio Ruggeri, hanno tracciato ulteriormente il profilo umano e l’impegno sociale del mar. Rapisarda.

Già dopo essersi insediato al comando della stazione di via Benedetto Croce, nella sua prima intervista, che ha voluto rilasciare a Biancavilla Oggi, Rapisarda aveva mostrato questa spiccata sensibilità. La lettura dei suoi scritti (il cui ricavato va ai bambini della Guinea Bissau ed in particolare per quelli di Bula) rivela veramente una persona speciale. In questi ultimi mesi abbiamo conosciuto il maresciallo come servitore dello Stato, disponibile con i cittadini, in strada in prima persona a svolgere il suo servizio di contrasto a criminalità ed illegalità diffuse. Da oggi lo conosciamo di più: sotto la divisa del militare ligio al dovere batte un cuore generoso.


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Da Biancavilla agli Emirati Arabi: lo chef Laudani e la sua “cucina creativa”

«Sono orgoglioso di essere “biancavilloto”, adoro gli arancini di Navarria: un sapore che mi porto dietro»

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È cresciuto e ha studiato in provincia di Bergamo, ma le sue origini sono di Biancavilla: «Un paese che porto sempre nel cuore». Antonino Laudani è uno chef affermato, ha girato mezzo mondo. La sua ultima tappa professionale è negli Emirati Arabi. La sua è una cucina creativa e raffinata, che risente della tradizione italiana e mediterranea: «Il risotto ai frutti di mare è un piatto che porto sempre con me». Le sue radici siciliane? Una bandiera che non lascia mai. Ovunque si sia trovato: dal Congo, dove a Brazzaville nel 2015 aprì il suo primo ristorante, alla Turchia e alla Spagna (come sous chef specializzato nei piatti italiani). Poi, in Inghilterra, durante l’emergenza Covid. Infine, negli Emirati Arabi, prima a Ajman e dopo a Ras al-Khaimah, ma con uno sguardo al futuro rivolto a Dubai.    

«Oramai – dice Antonino Laudani a Biancavilla Oggi – sono quasi 3 anni che vivo e lavoro qui e dopo tanti anni di sacrifici e precedenti sofferenze lavorative sono finalmente riuscito a diventare chef di un ristorante e successivamente chef executive di un altro. Lavoro per un ristorante fine dining italiano, con cucina creativa. Mi occupo della parte di sviluppo del menù, costi, fornitori, gestione del personale in cucina. Mi piace molto essere arrivato a questo nuovo punto di partenza nella mia vita. Ho l’obiettivo di portare il ristorante dove lavoro ad alti livelli, ma per scaramanzia non anticipo niente».

Alle spalle, lo chef Antonino ha un lungo percorso, fatto con sacrifici e determinazione. «All’età di nove anni e mezzo – ci racconta – io e la mia famiglia ci siamo trasferiti da Biancavilla in provincia di Bergamo, a causa delle limitazioni lavorative che purtroppo la Sicilia offre. Feci il mio percorso di studi medio e poi superiore alberghiero a Bergamo. Ho lavorato in un ristorante della mia zona, purtroppo anche il nord Italia ha i suoi limiti ed il lavoro regolare era molto difficile da trovare. Così nel 2015 andai fuori dall’Italia».

Ma anche al di là dei confini nazionali, Laudani resta fortemente legato alle sue origini: «Sono molto orgoglioso di essere un biancavilloto, ho dei bei ricordi del mio paese natale. Quando posso, ritorno per trovare i miei nonni ed i mie zii. E soprattutto per mangiare gli arancini di Navarria: è un sapore che mi porto dietro sin da quando ero piccolo. Mi piace ricordare i momenti passati a camminare per la via principale di Biancavilla, ammirare la chiesa madre e la sua grande piazza. Purtroppo, devo ammettere che se non avessi lasciato la Sicilia e poi l’Italia non sarei forse arrivato alla posizione che attualmente ricopro».

Da qui, un appello dello chef Antonino Laudani: «Vorrei poter dire ai giovani ragazzi e ragazze di Biancavilla di prendere la decisione di migliorarsi e, se serve, anche a costo di lasciare il proprio paese. Non abbiate paura. Soffrirete un po’, per poi imparare e stare meglio in futuro. E questa cosa vi renderà estremamente forti e motivati».

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