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Cronaca

Ladro entra in casa nella notte, il proprietario reagisce: ferito

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di Orazio Caruso

Tentata rapina all’interno di una abitazione di via Simeto (traversina di fronte alla chiesa della Mercede), ad angolo con il cortile Furnari, nel centro storico di Biancavilla. Ad agire è stato un rapinatore solitario. L’uomo è entrato in azione poco dopo l’una del mattino. Il balordo, per non farsi identificare, aveva il volto parzialmente travisato. Il malvivente, dopo aver forzato una finestra posta a piano terra, è entrato dentro casa e si è diretto verso la cucina, prendendo da un cassetto un coltello.

Dalla ricostruzione effettuata dai carabinieri della locale stazione, presso la quale la vittima ha sporto regolare denuncia, il malvivente avrebbe iniziato a rovistare in casa alla ricerca di oggetti di valore ma anche di denaro.

Non trovando nulla, l’uomo si è diretto nella stanza dove dormiva il   proprietario dell’immobile, un pensionato di 64 anni. Arma alla mano, lo avrebbe minacciato di accoltellarlo se non gli avesse consegnato oro e denaro.

La vittima, per nulla intimorita, avrebbe prontamente reagito, cogliendo di fatto di sorpresa il rapinatore che non si aspettava questa reazione: ne è scaturita una breve e intensa colluttazione. Ad avere la peggio è stato il pensionato.

Il malvivente è riuscito a divincolasi e a fuggire a piedi per  le vie circostanti. Non è da escludere che il malvivente avesse un complice ad attenderlo.

Il pensionato ha allertato i soccorsi: sul posto, i carabinieri e un’ambulanza del 118 che ha trasportato il ferito al pronto soccorso dell’ospedale di Biancavilla, dove i medici lo hanno giudicato guaribile in 10 giorni, salvo complicazioni.

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Cronaca

Luca Arena, sei anno dopo: «Felice delle mie scelte, sono un’anima libera»

Sul mensile S il racconto della nuova vita del giovane che si ribellò al pizzo e ai “barellieri della morte”

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«Sono felice di quella scelta non tanto per gli anni di carcere che i processi scaturiti dalle mie dichiarazioni hanno determinato. Ma soprattutto per essermi liberato da persone che mi venivano dietro per chiedermi di giungere ad accordi che io non volevo prendere».

Il suo nome è legato al blitz antiracket “Onda d’urto”, quello che il capitano dei carabinieri, Angelo Accardo, definì «uno spartiacque investigativo». Un’operazione che portò a 12 arresti, svelò tre gruppi criminali eredi del vecchio clan Toscano-Mazzaglia-Tomasello e determinò condanne – in primo grado – a 60 anni di carcere.

Il suo volto – prima travisato, poi svelato – è quello apparso davanti alle telecamere Mediset de Le Iene e che ha scoperchiato l’orrore della “Ambulanza della morte” con i malati terminali uccisi con un’iniezione d’aria in vena. Un caso con due verdetti: Davide Garofalo condannato all’ergastolo in primo e secondo grado e Agatino Scalisi condannato a 30 anni con rito abbreviato.

È Luca Arena l’artefice di quello svelamento di segreti criminali, quando aveva appena 25 anni. Biancavilla Oggi lo aveva intervistato in alcune occasioni: “No al pizzo grazie al rap antimafia” (dicembre 2016), “Biancavilla non del tutto ripulita” (marzo 2017), “No alla mafia, vivere con dignità” (marzo 2019).

Luca, sei anni dopo le sue denunce. Si racconta a cuore aperto a Vittorio Fiorenza per S, il mensile siciliano d’inchiesta diretto da Roberto Benigno e disponibile anche nelle edicole di Biancavilla.

«Cosa rimane di tutta questa storia? Mi sento come se avessi purificato la mia anima. Se riguardo indietro quel ragazzo che ero, noto la sua tenerezza per avere avuto la capacità di cambiare radicalmente direzione ed essersi salvato».

Quattro pagine di racconto intimo, in cui l’ex titolare dell’agenzia funebre gestita con il padre Orazio e il fratello Giuseppe, parla della sua nuova vita. Uscito dal programma di protezione per i testimoni di giustizia, lavora lontano dalla Sicilia per un ente pubblico.

«Io oggi vivo anche di arte, mi occupo di pittura, un’altra passione che ho sempre avuto. Senza la mia denuncia – sottolinea Luca a S – sarei rimasto in quella condizione sospesa, mi sarei privato del bello che c’è nel mondo e che invece ho scoperto, grazie ai tanti viaggi che ho fatto. Le mie opere le firmo come Luca10, stesso numero che era stampato sulla mia maglia di calciatore».

Non sono mancati i momenti di forte sconforto. Ma non ha alcun rimpianto, Luca. E nemmeno timori e paure.

«Il mafioso che, eventualmente, un domani, volesse spararmi, togliendosi lo sfizio della vendetta per essere andato in carcere a causa delle mie denunce, lo faccia pure. Io ho già vinto. Ho vinto perché sono un’anima libera. Libera di pensare e agire, cosa che prima non potevo fare».

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