19102018GOODNEWS:

Il caso “ambulanza della morte”, soltanto due familiari dal Gup

di Vittorio Fiorenza

Nell’aula “Serafino Famà”, davanti al Giudice per l’udienza preliminare, Giovanni Cariolo, del Tribunale di Catania, approda il caso della “ambulanza della morte”. C’è la richiesta di rinvio a giudizio del pubblico ministero, Andrea Bonomo, nei confronti di due imputati, accusati di omicidio volontario, oltre che di estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Si tratta di due adraniti: Davide Garofalo, attualmente rinchiuso nel carcere di “Bicocca”, e di Agatino Scalisi, che si trova a piede libero. Sarebbero loro, secondo la Procura di Catania, gli ambulanzieri che, nel tragitto dall’ospedale a casa, all’interno di un’ambulanza privata (nulla a che vedere, dunque, con il servizio del 118), avrebbero ucciso pazienti terminali, tutti biancavillesi, con iniezioni di aria nelle vene.

Lo scopo? Accaparrarsi i relativi funerali ed avere una “ricompensa” di 200-300 euro dall’agenzia di pompe funebri con la compiacenza dei clan di Adrano e Biancavilla.

Contestati quattro omicidi, tre a carico di Garofalo ed uno a carico di Scalisi. Nell’udienza di mercoledì avanzate le richieste di costituzione di parte civile. L’assenza che non è passata inosservata è stata quella dei familiari delle presunte vittime. Un bruttissimo segnale.

A parte il figlio e il genero di una delle persone che sarebbe stata uccisa in ambulanza, nessun altro parente si è presentato al Tribunale. Ad avanzare la costituzione sono stati, invece, l’Asp di Catania, il Comune di Biancavilla, il Codacons e l’associazione antiracket ed antiusura “Libera Impresa”.

Agli imputati viene contestato pure, infatti, il reato di estorsione, ai danni dell’agenzia funebre Arena, i cui titolari, Orazio con i figli Giuseppe e Luca, figurano tra le parti offese, che hanno chiesto di partecipare al processo. Le decisioni del giudice sono attese per il 24 ottobre.

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