24092018GOODNEWS:

Il pizzo “spiegato” dalle poltrone e i veri ribelli costretti a darsi alla “fuga”

L’incontro tenutosi nell’aula consiliare

Belle parole dai banchi dell’assemblea cittadina. Presenti solo 5 consiglieri. Ma oltre la retorica, c’è la triste realtà. I fratelli Arena, rivoltatisi al racket, costretti a chiudere l’attività e a vivere fuori Sicilia.

 

di Vittorio Fiorenza

Conferenza a Biancavilla, promossa dalla presidenza del Consiglio Comunale. Tema: “Attività di contrasto al racket e all’usura”. In prima fila, tra il pubblico, Orazio Arena ascolta la sequenza degli interventi di amministratori, rappresentanti delle forze dell’ordine, delle scuole cittadine e dell’associazione “Libera Impresa”.

Da notare: presenti 5 consiglieri su 20. Dalle poltrone dell’assemblea cittadina, i “relatori” si susseguono con buoni propositi, discorsi sulla legalità, progetti di sensibilizzazione, coinvolgimento degli studenti con borse di studio e lettura della Costituzione italiana.

Arena non proferisce parola ma ascolta tutto e tutti. Sa, più di ogni altro, cosa significhi ribellarsi al racket del pizzo. I suoi figli, Luca e Giuseppe, collaborando con i carabinieri, hanno consentito di arrestare i loro estortori, scoperchiando i loschi movimenti nel settore delle pompe funebri attraverso i blitz “Onda d’urto” e “Reset”.

Alcuni degli imputati sono stati già condannati in primo grado con rito abbreviato a pene complessive di 60 anni. Per altri, i procedimenti sono in corso.

Adesso, però, l’agenzia funebre Arena ha chiuso. Luca e Giuseppe, avendo ottenuto lo status di testimoni di giustizia, vivono in località protetta, fuori dalla Sicilia. Una vicenda che nell’aula consiliare biancavillese è stata ripercorsa dall’associazione Libera Impresa, che con il Comune si è costituita parte civile nei processi, ottenendo i primi risarcimenti.

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