15122017GOODNEWS:

Blitz “Reset”, in sei alla sbarra:
tra le parti civili pure il Comune

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Meno di tre mesi fa, l’operazione antiracket. Per tre imputati si procederà con rito abbreviato. Rito ordinario per altri tre. Tutti accusati di estorsione, aggravata dal metodo mafioso, ai danni di un’impresa di pompe funebre.

 

di Vittorio Fiorenza

Dalle manette all’approdo in un’aula di giustizia, in meno di tre mesi: procedimento sprint, quello relativo al blitz antiracket “Reset”, che vede alla sbarra sei presunti estortori (ora reclusi tra Bicocca, Caltanissetta e Siracusa) che avrebbero agito, con metodo mafioso, ai danni di un’impresa funebre di Biancavilla.

Udienza in camera di consiglio davanti al giudice Giuliana Sammartino. Per tre imputati (Carmelo Vercoco, Alfio Muscia e Vincenzo Monforte) si procederà con rito abbreviato: a settembre prevista la sentenza. Gli altri tre (Alfio Petralia, Alberto Gravagna e Angelo Girasole) seguiranno il rito ordinario, che si aprirà il prossimo mese. I sei sono seguiti dagli avv. Turi Liotta, Pietro Scarvaglieri, Rosario Pennisi, Emanuela Laganà e Francesco Messina.

Costituite anche le parti civili: le vittime (l’imprenditore Giuseppe Arena e la moglie, assistiti dall’avv. Pilar Castiglia), nonché l’associazione “Libera Impresa” e –grazie al pressing da vari fronti, negli ultimi anni– il Comune di Biancavilla, assistiti dall’avv. Riccardo Frisenna.

In aula, a fianco all’imprenditore, pure Rosario Cunsolo, presidente dell’associazione. Non c’era il sindaco Giuseppe Glorioso né assessori. Ad ogni modo, per l’amministrazione comunale si tratta di una decisione inedita. Una svolta, visto che in precedenti processi (da “The wall” a “Garden”) non si era esposta in tal senso. Scelta che sarà ribadita, il prossimo mese, nel processo “Onda d’urto”, relativo al blitz di dicembre, di cui “Reset” rappresenta un’appendice.

Entrambe le operazioni, condotte dai carabinieri della compagnia di Paternò, coordinati dal sostituto procuratore Andrea Bonomo, hanno consentito di fare luce sugli affari e sul pizzo nel settore delle pompe funebri, imposti dai gruppi locali eredi del vecchio clan mafioso.

Tra le carte delle inchieste emergono pure gli appetiti criminali sul trasporto privato delle ambulanze, all’esterno dell’ospedale “Maria Santissima Addolorata”, di cui la trasmissione “Le Iene” ha fornito un agghiacciante squarcio con il servizio su “L’ambulanza della morte”. Caso su cui sta indagando lo stesso pm Andrea Bonomo.

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