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Non soltanto turbolenze criminali:
a Biancavilla nove omicidi in 7 anni

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Agguati mafiosi in pieno giorno e in pieno centro. Ma anche delitti slegati dalla criminalità organizzata. La scia di sangue si allunga, ora, con l’uccisione di Antonio Crispi.

 

di Vittorio Fiorenza

Nove morti ammazzati, tre tentati omicidi ed altri due agguati sventati dalle forze dell’ordine, grazie alle intercettazioni ambientali. Il sunto della statistica criminale degli ultimi sette anni, a Biancavilla, è un carico ingombrante rispetto ad una comunità che fa 23mila abitanti. La mafia e la guerra fratricida tra gli eredi di quello che un tempo era il clan Toscano-Mazzaglia-Tomasello hanno un peso notevole sui numeri criminali del centro etneo, che non a caso risente ancora l’eco della nomea di essere stato negli anni ’80 vertice (assieme ad Adrano e a Paternò) del famigerato “triangolo della morte”.

Ma non c’è soltanto lo spappolamento della vecchia cosca mafiosa (tradizionalmente legata ai Santapaola) ad indurre le enciclopedie online, a cominciare da Wikipedia, a definire Biancavilla «uno dei comuni più pericolosi d’Italia». A fianco agli agguati ed alle esecuzioni plateali, in pieno centro o in pieno giorno, di boss o picciotti, ci sono pure delitti a sfondo “privato”, che con la criminalità organizzata non c’entrano nulla.

La scia di sangue, tra l’ottobre 2009 e il gennaio 2014, lasciata dalle uccisioni di “fuoco” di Antonio Strano (in via Cristoforo Colombo), Giuseppe Mazzaglia (in via Carlo Pisacane), Roberto Ciadamidaro (lungo i binari della Ferrovia Circumetnea), Alfredo Maglia (biancavillese ucciso nella sua abitazione di Adrano), Agatino Bivona (in via Fallica) e Nicola Gioco (in piazza Sant’Orsola) ha senz’altro uno stampo mafioso. Stesso marchio per i recenti tentati omicidi di Pippo Mancari (nel viale Europa) e di Pippo Amoroso (sulla Strada Provinciale 156, alla periferia di Biancavilla).

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L’ultima operazione antimafia “Garden” ha fatto emergere, poi, uno spaccato da romanzo criminale. La Direzione distrettuale antimafia di Catania ha tenuto sotto monitoraggio i fronti contrapposti, desiderosi di imporre il proprio dominio ed assetati di vendetta, fino a quando è scattato un blitz per sequestrare un arsenale di armi e bloccare almeno due ordini di omicidi, di cui uno programmato il giorno di San Placido, patrono del paese. Dalle stesse intercettazioni si era saputo di un altro agguato fallito in campagna, ma mai denunciato. Fin qui il contesto “classico” da provincia siciliana.

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Di tutt’altra matrice, invece, sono altri delitti che hanno tenuto impegnati i carabinieri di Biancavilla e della compagnia di Paternò. Grande eco mediatica per l’uccisione di Alfio Longo, nella sua villetta di zona “Vigne”. Dopo una simulazione di assalto di rapinatori, è la moglie Enza Ingrassia a confessare: «L’ho ammazzato io, mi sono sopportata quarant’anni di maltrattamenti e violenze».

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Altro recente delitto è stato il grave ferimento di Antonio Erba. A sparargli in strada, all’ora di pranzo, è stato Marcello La Delfa, convinto che il giovane avesse una tresca con la moglie. Nelle statistiche va poi annotato il ritrovamento del cadavere del 29enne licodiese Daniele Cangemi alla periferia di Biancavilla. E adesso si aggiunge l’uccisione di Antonio Crispi, per la quale si attende un pronunciamento degli investigatori per poterle dare una precisa “collocazione”.

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