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Razzie a Rinazze, terra di nessuno «Così gli agricoltori fuggono via»

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I danni causati in una delle case rurali in cui hanno rubato le porte di ferro

Serie di furti e danni. Salvatore Rapisarda, presidente del consorzio Euroagrumi, lancia l’sos: «Occorre maggiore vigilanza o si rischia la desertificazione di aziende».

di Vittorio Fiorenza

L’ultimo episodio risale a questi ultimi giorni: ignoti, ben organizzati e muniti di camion o di un furgone, hanno scardinato e portato via le porte in ferro in diverse proprietà agricole. Rubati anche attrezzi agricoli e saracinesche. Nel mercato nero del ferro vecchio, il profitto che i ladri possono accumulare magari non è altissimo. Di contro, il danno materiale provocato ai proprietari di terreni è grosso.

Episodi denunciati in questi giorni ai carabinieri di Biancavilla (ma c’è chi preferisce non sporgere denuncia perché ritenuta una formalità burocratica che non avrà effetti al fine di rintracciare i ladri o recuperare gli oggetti rubati). È quanto successo in contrada Trigona, sulla cosiddetta strada per la “Sgarrata”. Un punto a poca distanza dal più noto Piano Rinazze, a circa 7 km a sud di Biancavilla.

È, questa, una zona franca. Una terra di nessuno, in cui non si contano più le razzie compiute ai danni non soltanto di piccoli agricoltori, ma anche di attività imprenditoriali che da anni hanno scelto di stabilizzare i propri uffici, capannoni e magazzini in quest’area geograficamente strategica. Furti di attrezzi e mezzi agricoli. Furti di agrumi, olive e fichidindia.

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Salvatore Rapisarda, presidente del consorzio Euroagrumi

Il consorzio Euroagrumi ha la sede proprio a Piano Rinazze. Tre gli episodi criminali che ha subìto per un danno complessivo di circa 50mila euro. Nei primi due, ignoti hanno portato via cavi elettrici da cui rivendere il rame. Nell’ultimo episodio, avvenuto pochi mesi fa, i ladri si sono introdotti negli uffici, rubando un televisore, i computer ed altri oggetti.

Razziatori veri e propri, ma non improvvisati. Hanno avuto la cura, infatti, di dirigersi nella centralina della videosorveglianza, distruggerla e portarla via, senza quindi lasciare alle vittime la memoria e la registrazione delle immagini del circuito chiuso. Analoghi danni sono stati compiuti anche nelle ditte vicine alla sede del consorzio. Degli esperti, insomma.

Da qui, dunque, l’sos lanciato, attraverso Biancavilla Oggi, da Salvatore Rapisarda, presidente del consorzio Euroagrumi, che raggruppa cooperative e produttori: «L’esigenza per tutti gli imprenditori agricoli della zona (dal proprietario di un tumulo di terreno al proprietario di decine di ettari) è quella della vigilanza. È l’unica garanzia che va offerta a loro per potere continuare, nonostante il momento di difficoltà. Una garanzia, peraltro, strategica, se non si vuole la desertificazione di questa zona, in cui orbitano, grosso modo, un migliaio di agricoltori. Il rischio che, altrimenti, gli imprenditori vadano via, è concreto».

Secondo Rapisarda, «serve la coesione di tutti gli imprenditori del territorio, bisogna fare squadra». Ma è chiaro, che «va garantita maggiore vigilanza da parte delle forze dell’ordine». In loro ausilio, può giovare «la presenza alternata degli imprenditori stessi e certamente le nuove tecnologie possono funzionare da deterrente». Rapisarda chiama in causa «pure l’amministrazione comunale, la quale può avere un ruolo importante». Da non trascurare l’illuminazione pubblica, che andrebbe adeguata. O, in certi tratti stradali, andrebbe installata del tutto perché da sempre al buio.


GUARDA LE FOTO

Ecco le immagini delle ultime razzie compiute in alcune case rurali


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