14122017GOODNEWS:

Medaglia di bronzo al carabiniere che inseguì la “squadra di fuoco” del clan

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di Vittorio Fiorenza

Premiato, dopo oltre sedici anni, il carabiniere che fu protagonista di un inseguimento con sparatoria, dopo avere intercettato la “squadra di fuoco” del clan Toscano – Mazzaglia – Tomasello che aveva appena compiuto un’azione intimidatoria nei confronti di un affiliato della stessa cosca, nell’ambito di un regolamento di conti.

Michele Iorio, maresciallo 45enne di Sant’Arpino, in provincia di Caserta, è stato insignito con la Medaglia di bronzo al valore, che gli è stata apposta al petto dal generale di corpo d’armata e comandante interregionale della Ogaden, Franco Mottola.

Il maresciallo Michele Iorio con la medaglia di bronzo al petto

La cerimonia è avvenuta a Napoli nella ricorrenza del bicentenario della fondazione dell’Arma dei carabinieri, cui tra l’altro hanno preso parte il cardinale Crescenzio Sepe, il presidente della giunta regionale Stefano Caldoro e il sindaco Luigi de Magistris.

«Con eccezionale coraggio e ferma determinazione –si legge nella motivazione– non esitava, unitamente ad altro militare, a porsi all’inseguimento di un veicolo con a bordo tre persone che, poco prima, a scopo intimidatorio, avevano esploso con un fucile a canne mozze, alcuni colpi contro l’autovettura di un pregiudicato».

Era il febbraio del 1998. Il clan biancavillese era particolarmente agguerrito e spietato. Il racket delle estorsioni assillava i commercianti, senza tralasciare nessuno, con continui attentati incendiari e minacce. Avviene in quel mese l’uccisione del giovane Carmelo Ventura in una vicenda passionale e di mafia. E’ di quel periodo la svolta sull’omicidio di Antonino Barbera. Qualche mese dopo, la fine della latitanza con l’arresto a Roma del reggente del clan di Biancavilla, Placido Tomasello. Insomma una stagione “caldissima”, quella nella quale si inserisce l’episodio criminale rievocato in questi giorni con l’onorificenza conferita al maresciallo Iorio, che all’epoca prestava servizio nella compagnia di Paternò.

Il gruppo criminale non aveva esitato a sparare ai militari, che avevano sentito i colpi di pistola esplosi dai tre contro la Fiat Uno del loro bersaglio e che si erano messi subito ad inseguirli in un conflitto a fuoco, in una notte da Far West.

«Fatto segno a violenta azione di fuoco –si legge ancora nella motivazione dell’onorificenza– replicava con l’arma in dotazione, attingendo l’auto dei fuggitivi che riuscivano a dileguarsi dopo aver abbandonato il mezzo. Successivamente forniva determinante contributo alle indagini che si concludevano con l’arresto dei malviventi, appartenenti ad organizzazioni di tipo mafioso. Chiaro esempio di elette virtù militari e altissimo senso del dovere».

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